NEW YORK — «Il patriottismo è un concetto che sta tornando molto in uso, anche fra i democratici americani. Il problema è come viene interpretato, cioè per includere o escludere». Secondo E.J. Dionne, studioso della Brookings Institution, questa è la chiave per giudicare il discorso pronunciato lunedì notte da Giorgia Meloni all’Atlantic Council.
Cosa pensa della linea adottata finora dalla premier italiana?
«Sta cercando di camminare sull’asse di equilibrio, perché da una parte le sue posizioni sono in generale allineate con quelle di Trump, ma dall’altra ha fatto attenzione a non alienarsi altri alleati, ad esempio sull’Ucraina, dove ha rotto con le frange più estreme della destra, in Italia e in Europa, sostenendo il diritto di Kiev a difendersi. Credo veda i sondaggi, come tutti noi, e quindi sa che la vittoria di Trump non è sicura. Perciò cerca di tenere aperte le linee di comunicazione con i suoi alleati, coprendosi però nel caso in cui Harris andasse alla Casa Bianca».
NEW YORK — «Il patriottismo è un concetto che sta tornando molto in uso, anche fra i democratici americani. Il problema è come viene interpretato, cioè per includere o escludere». Secondo E.J. Dionne, studioso della Brookings Institution, questa è la chiave per giudicare il discorso pronunciato lunedì notte da Giorgia Meloni all’Atlantic Council.
Cosa pensa della linea adottata finora dalla premier italiana?
«Sta cercando di camminare sull’asse di equilibrio, perché da una parte le sue posizioni sono in generale allineate con quelle di Trump, ma dall’altra ha fatto attenzione a non alienarsi altri alleati, ad esempio sull’Ucraina, dove ha rotto con le frange più estreme della destra, in Italia e in Europa, sostenendo il diritto di Kiev a difendersi. Credo veda i sondaggi, come tutti noi, e quindi sa che la vittoria di Trump non è sicura. Perciò cerca di tenere aperte le linee di comunicazione con i suoi alleati, coprendosi però nel caso in cui Harris andasse alla Casa Bianca».
Le posizioni prese su Ucraina e Cina sono frutto di questo pragmatismo, o delle sue convinzioni?
«Non posso giudicare i sentimenti, ma da molti mesi ha adottato una strategia per presentarsi come la più moderata tra i leader della destra europea. Ciò le ha fatto guadagnare giudizi positivi dai media, in particolare chi a sinistra si aspettava da lei posizioni più nazionalistiche, ad esempio per come ha preso le distanze da Afd. È chiaro cosa sta facendo».
Se Trump vincerà le elezioni, si aspetta che cambierà?
«In realtà è già posizionata come qualcuno che viene visto in maniera positiva dai sostenitori di Trump. La sua vittoria però la metterebbe nella necessità di compiere una scelta sull’Ucraina, perché finora ha seguito la linea opposta. Questa decisione la metterà alla prova».
Nel discorso con cui ha accettato il premio dell’Atlantic Council, dalle mani del sostenitore di Trump Elon Musk, ha difeso il nazionalismo occidentale. È una posizione conciliabile con gli Usa, oppure è un tentativo di ripresentare il vecchio nazionalismo europeo sotto una luce diversa?
«Molte persone trovano la parola nazionalismo preoccupante, per quello che ha significato nella nostra storia, ma possono riconoscersi nel patriottismo. Basta guardare a quante volte i democratici hanno gridato la parola Usa e sventolato la bandiera americana, durante la loro Convention a Chicago. La stessa Harris ha abbracciato questo concetto. Il problema è se fai o meno una distinzione tra il patriottismo e il nazionalismo di destra, perché il significato della parola cambia a seconda di chi la pronuncia e risuona in maniera differente da politico a politico. Molte persone di centrosinistra, in America e in Europa, stanno abbracciando il patriottismo come alternativa al nazionalismo. Lei lo usa perché è un termine più sicuro, ma per i suoi sostenitori continua a significare altro».
Il patriottismo può essere dunque la difesa anche orgogliosa dei valori occidentali, ma per condividerli e aprirsi agli altri, oppure la scusa per costruire una fortezza con cui isolarsi e tenere fuori il resto del mondo?
«Esatto, c’è una diversa interpretazione. Il patriottismo può essere usato per includere o escludere, e negli Usa è in corso un fondamentale dibattito tra Harris e Trump su cosa lo costituisca. Harris sostiene il patriottismo della culla, ossia ami l’America per ciò che rappresenta, la sua Costituzione, la Dichiarazione d’Indipendenza, l’inclusione degli immigrati. È una visione opposta all’etnonazionalismo e al patriottismo della terra e del sangue, professato da Trump. Le elezioni del 5 novembre si giocano in buona parte su questa differenza».
E Meloni, vista anche l’origine del suo partito, deve chiarirla?
«Certo. Trump l’ha già fatto, lei non potrà astenersi».