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Meloni non vedrà né Biden né Zelensky. L’agenda stravolta pur di non schierarsi

(ansa)

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Cancellata la cena col presidente Usa ed è stato anticipato il rientro in Italia
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New York — I due dati indiscutibili da cui partire: Giorgia Meloni diserterà questa sera il ricevimento organizzato da Joe Biden, con Volodymyr Zelensky ospite d’onore. E sarà già a Roma quando, il 25 settembre, il presidente americano riunirà a New York i principali Paesi occidentali — quelli del G7 e del gruppo Compact — per blindare l’Ucraina con nuovo sostegno militare. La premier parteciperà, forse, in videoconferenza. Come nasca questa rumorosa assenza della Presidente di turno del G7 è storia dei giorni convulsi che hanno proceduto l’Assemblea generale. Una scelta consapevole, tenuta però nascosta per giorni tra le pieghe di un’agenda stravolta. Tutto, pur di evitare la presenza di Meloni. La ragione? Preoccupazioni legate al consenso, imposte dal posizionamento filorusso di Matteo Salvini, si fondono ad alcuni dilemmi internazionali, che possono tradursi con un solo nome: Donald Trump, il più freddo verso Kiev. Quella che segue è la ricostruzione di un potenziale pasticcio po…

New York — I due dati indiscutibili da cui partire: Giorgia Meloni diserterà questa sera il ricevimento organizzato da Joe Biden, con Volodymyr Zelensky ospite d’onore. E sarà già a Roma quando, il 25 settembre, il presidente americano riunirà a New York i principali Paesi occidentali — quelli del G7 e del gruppo Compact — per blindare l’Ucraina con nuovo sostegno militare. La premier parteciperà, forse, in videoconferenza. Come nasca questa rumorosa assenza della Presidente di turno del G7 è storia dei giorni convulsi che hanno proceduto l’Assemblea generale. Una scelta consapevole, tenuta però nascosta per giorni tra le pieghe di un’agenda stravolta. Tutto, pur di evitare la presenza di Meloni. La ragione? Preoccupazioni legate al consenso, imposte dal posizionamento filorusso di Matteo Salvini, si fondono ad alcuni dilemmi internazionali, che possono tradursi con un solo nome: Donald Trump, il più freddo verso Kiev. Quella che segue è la ricostruzione di un potenziale pasticcio politico e diplomatico.

Al primo indizio badano in pochi: Meloni atterra a New York poco prima della mezzanotte di sabato 21 settembre, poi apparentemente scompare. Si vedono solo i membri della delegazione, suddivisi in tre alberghi di lusso. La premier dorme al Peninsula e trascorre tutto il giorno successivo nella struttura (anche se, dovere di cronaca, nessuno può giurare che non abbia sfruttato una delle uscite sicure e riservate a disposizione dell’hotel). Il 22 riceve solo i tre ceo di Google, Open AI e Motorola: un’ora e mezza in tutto. Perché arrivare così in anticipo a Manhattan, allora, se l’agenda dei primi due giorni è tanto scarna? È un dato decisivo, su cui torneremo tra poco.

Siamo a ieri. La premier lascia l’hotel dopo 36 ore. Parla una prima volta all’Onu, poi in serata va a ricevere il premier dell’Atlantic Council da Musk. Oggi, infine, l’intervento nell’assemblea generale previsto attorno alle 19 di New York, notte fonda in Italia. In quel momento, i leader del mondo si uniranno a Biden per il ricevimento con Zelensky. Che Meloni salti l’appuntamento con il Presidente Usa non è una novità. Già l’anno scorso preferì una pizza con la famiglia e lo staff al Presidente americano. Fonti di Palazzo Chigi narrano da tempo dell’allergia della premier per il protocollo dell’evento, in effetti molto rigido: spesso i leader devono attendere due ore sul tappeto rosso prima di stringere la mano a Potus. Stavolta, però, succede qualcosa di diverso. E riguarda l’agenda ballerina della premier.

In un primo momento, l’intervento di Meloni all’Onu è infatti “schedulato” per il 27 settembre. Poi cambia. Niente di strano, ai leader è concesso. Nella prima decade di settembre Palazzo Chigi, come confermano fonti di governo e diplomatiche, si orientano su una data: il 25 settembre. Sarebbe perfetto: nessuna sovrapposizione con il ricevimento del Presidente Usa, a cui potrebbe partecipare. Poi, qualche giorno dopo, altra novità. E il governo informa che il discorso è anticipato al 24. Niente Biden, dunque, e niente foto.

Ancora non è ufficiale, ma in quelle ore Washington ha iniziato a pianificare anche la riunione sull’Ucraina: la data del 25 settembre viene confermata alle Cancellerie del G7 tra il 19 e il 20. A quel punto — e siamo alla vigilia della missione — la premier ha due strade: cambiare nuovamente programma (allungando di mezza giornata la permanenza, oppure posticipando di un giorno partenza e ritorno in Italia), o invece ignorare l’evento. Sceglie la seconda. E nessuno, ai massimi livelli dell’esecutivo, riesce a spiegare perché salti l’appuntamento più rilevante della settimana Onu. Qualcuno ipotizza ragioni personali, ma quando vengono interpellate fonti italiane la spiegazione fornita è questa: il rientro era ormai stabilito per il 24, Meloni parteciperà da remoto (o un ministro, se cambierà il formato della riunione).

Scavando, però, emerge anche altro. L’Italia si concentra da tempo sul capitolo “civile” e non militare: Antonio Tajani ha promesso ieri aiuto sull’energia dopo un G7 con Antony Blinken e il suo omologo ucraino. E però, gli Stati Uniti, pressati da britannici, scandinavi e francesi potrebbe ridurre nei prossimi giorni i limiti all’utilizzo di armi in territorio russo. C’è grande attesa per il vertice di Biden con Zelensky alla Casa Bianca, il 26. Meloni è l’unica dei big occidentali ad aver sostenuto una linea drasticamente ostile a questa opzione. Farlo in presenza, a New York, avrebbe generato imbarazzi. Senza dimenticare l’opposizione di Salvini. Il timore di perdere consenso. E l’investimento politico della premier su Elon Musk, il miglior alleato di Donald Trump. Un millimetro alla volta, ma sempre meno vicini a Kiev.

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