Referendum sulla cittadinanza, Noto: “Il successo grazie ai volti famosi e ai partiti defilati. Ora il problema è tradurlo in voto”
di Gabriella CeramiAntonio Noto, sondaggista
(fotogramma)«A determinare il successo della raccolta firme sono stati i testimonial. I partiti, invece, sono rimasti in seconda fila, così il referendum sulla cittadinanza è stato concepito come qualcosa di popolare e non di politico». Il sondaggista Antonio Noto analizza il raggiungimento del quorum, ma avverte: «Adesso bisognerà convincere le persone ad andare alle urne, perché il voto, a differenza della raccolta firme, non sarà telematico».
Professore Noto, prima del previsto sono state raccolte le 500 mila firme necessarie per convocare il referendum che punta a dimezzare da dieci a cinque gli anni necessari al cittadino straniero legalmente residente in Italia per ottenere la cittadinanza. Da direttore dell’Istituto demoscopico Noto Sondaggi, quali sono le ragioni del raggiungimento di questo obiettivo?
«Questo referendum è stato concepito in una forma non politica. C’è stato un approccio più pragmatico e questo ha fatto da traino al raggiungimento di un numero di firme così alto. Inoltre …
«A determinare il successo della raccolta firme sono stati i testimonial. I partiti, invece, sono rimasti in seconda fila, così il referendum sulla cittadinanza è stato concepito come qualcosa di popolare e non di politico». Il sondaggista Antonio Noto analizza il raggiungimento del quorum, ma avverte: «Adesso bisognerà convincere le persone ad andare alle urne, perché il voto, a differenza della raccolta firme, non sarà telematico».
Professore Noto, prima del previsto sono state raccolte le 500 mila firme necessarie per convocare il referendum che punta a dimezzare da dieci a cinque gli anni necessari al cittadino straniero legalmente residente in Italia per ottenere la cittadinanza. Da direttore dell’Istituto demoscopico Noto Sondaggi, quali sono le ragioni del raggiungimento di questo obiettivo?
«Questo referendum è stato concepito in una forma non politica. C’è stato un approccio più pragmatico e questo ha fatto da traino al raggiungimento di un numero di firme così alto. Inoltre è stato liberato il campo da temi che potevano essere divisivi».
Si riferisce allo Ius scholae e allo Ius soli?
«Sì. Secondo un nostro sondaggio effettuato per Repubblica gli italiani erano favorevoli allo Ius scholae ma contrari allo Ius soli, c’erano delle criticità ad accettarlo. Ora non bisogna confondere il referendum sulla cittadinanza, che richiama le leggi di altre nazioni europee, con questi temi oggetto di liti tra i partiti, che nulla hanno a che vedere con il referendum di cui stiamo parlando».
Ghali, Zerocalcare ma anche tanti registi, allenatori, vip e influencer hanno sottoscritto il referendum rendendo pubblica la loro adesione. Quanto ha pesato la loro presenza nella raccolta delle firme?
«C’è stata un’operazione di marketing importante. I personaggi famosi sono stati determinanti nel far prendere coscienza ai cittadini. Si tratta di personaggi fuori dalla politica, non leader di partito, percepiti come potenzialmente vicini al centrosinistra ma non iscritti a un partito e questo è stato un elemento di forte attrazione. A riprova che in questa formula di referendum si è persa la concezione politica».
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) cittadinanza vip]]
Che ruolo hanno avuto invece i partiti?
«Sono stati in seconda fila e forse questo ha determinato il successo dell’operazione perché il cittadino non si è sentito rinchiuso in un perimetro partitico nel decidere di accettare l’idea del referendum».
Quale esito prevede sulla base dei vostri studi?
«Ad oggi gli italiani ci dicono che questo è un tema che lo Stato deve affrontare. Che bisogna dare in anticipo la cittadinanza a chi ne ha diritto ma con alcune restrizioni, come la conoscenza della lingua italiana. L’esito è imprevedibile».
Perché?
“Una cosa è firmare con la firma digitale, un altro discorso è andare alle urne».
Ha pesato anche la possibilità della firma digitale?
«Votare da casa ha spinto molto. Poi dipenderà da come si muoveranno i comitati, quanto sarà forte la comunicazione per motivare i cittadini ad andare ai votare ai seggi. Perché a differenza della raccolta firme, il voto digitale invece non c’è».