Arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri e l’effetto è deflagrante. La bozza del decreto Flussi viene discussa, il testo viene esaminato punto per punto ma i conflitti dentro la maggioranza, soprattutto di competenza tra i dicasteri, sono troppo profondi per arrivare all’approvazione del documento, che viene rispedito agli uffici legislativi e rinviato alla prossima riunione.
La nuova stretta sulle Ong, con multe fino a diecimila euro per gli aerei che cercano i migranti in mare ma non rispettano le indicazioni degli enti competenti, l’obbligo per il migrante di mostrare il cellulare e le nuove norme per i permessi di soggiorno legati al lavoro sono tra i punti che, per usare le parole di Alfredo Mantovano, «richiedono qualche affinamento e precisazioni». Butta acqua sul fuoco in conferenza stampa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, chiamato a rispondere alle domande al posto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che, in mancanza del via libera al testo, disert…
Arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri e l’effetto è deflagrante. La bozza del decreto Flussi viene discussa, il testo viene esaminato punto per punto ma i conflitti dentro la maggioranza, soprattutto di competenza tra i dicasteri, sono troppo profondi per arrivare all’approvazione del documento, che viene rispedito agli uffici legislativi e rinviato alla prossima riunione.
La nuova stretta sulle Ong, con multe fino a diecimila euro per gli aerei che cercano i migranti in mare ma non rispettano le indicazioni degli enti competenti, l’obbligo per il migrante di mostrare il cellulare e le nuove norme per i permessi di soggiorno legati al lavoro sono tra i punti che, per usare le parole di Alfredo Mantovano, «richiedono qualche affinamento e precisazioni». Butta acqua sul fuoco in conferenza stampa il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, chiamato a rispondere alle domande al posto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che, in mancanza del via libera al testo, diserta l’appuntamento.
Anche perché, fino a poco prima, in Consiglio dei ministri, i partiti di maggioranza hanno marcato le distanze tra loro. La discussione si è incagliata quando si è arrivati ad esaminare il punto del decreto che attribuisce alla Guardia costiera e ai prefetti alcune competenze che spetterebbero invece all’autorità giudiziaria. Ed è in questo momento che tra Viminale, guidato da Piantedosi, e dicastero della Giustizia, quindi Carlo Nordio, va in scena davanti ai colleghi un braccio di ferro che ruota attorno alle mansioni dei singoli dicasteri. Quindi si decide di rivolgersi agli uffici per sbrogliare la matassa ed ecco uno dei motivi del rinvio.
L’altro tema di frizione è legato ai permessi di soggiorno, con la Lega sulle barricate contro quello che definisce «un possibile liberi tutti». Il decreto prevede di concedere il permesso di soggiorno ai migranti che hanno già svolto un lavoro regolare in Italia, per esempio stagionale, e in attesa di un nuovo contratto vorrebbero rimanere. Il partito di Matteo Salvini chiede di mettere un freno: «Chi ha lavorato un mese o un giorno non può pensare di restare nel nostro Paese se non ha un nuovo lavoro». Questo è il tenore degli interventi, che bloccano il provvedimento affinché venga individuata una fattispecie giuridica capace di definire tempi e modalità.
Sull’obbligo di mostrare i cellulari è Forza Italia a sollevare dubbi. La bozza prevede che il richiedente asilo ha l’obbligo di cooperare con le autorità italiane per l’accertamento della sua identità «e di esibire o produrre gli elementi in possesso anche se detenuti sui dispositivi elettronici mobili, relativi all’età, all’identità, alla cittadinanza, nonché al paese o ai paesi in cui ha soggiornato in precedenza». Se il migrante non coopera, viene precisato, «il questore può richiedere all’autorità giudiziaria l’autorizzazione all’accesso ai dispositivi elettronici mobili in suo possesso».
I fari adesso sono puntati su quest’ultimo passaggio, anche perché durante la riunione gli azzurri hanno chiesto se la norma sia o no costituzionale. E si aspetta inoltre l’apertura dei centri per migranti in Albania, annunciata da Mantovano per metà ottobre, comunque con cinque mesi di ritardo.
Oltre a più click day separati per i lavoratori stranieri che vogliono venire in Italia e a una potenziale velocizzazione dei tempi, in via sperimentale per l’anno prossimo dovrebbero essere rilasciati 10mila ulteriori visti d’ingresso per badanti. Ma una stretta è prevista per le domande di lavoratori provenienti da Paesi «caratterizzati da elevato rischio di presentazione di domande» contraffatte. Questi Stati verranno individuati con un decreto del ministero degli Esteri, su cui ancora si deve ragionare.
Malgrado tutto ciò, il sottosegretario alla Presidenza Mantovano prova ancora a sminuire la questione del rinvio: «Quello che va in pre-Consiglio dei ministri è semplicemente una ipotesi di lavoro e quindi qualche giorno per approfondire alcuni aspetti sarà necessario». In realtà il decreto era all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, quindi sarebbe dovuto essere pronto per la sua approvazione, ma bisognerà aspettare mercoledì.