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Rai, eletto il nuovo cda. Il campo largo si spacca: a rischio l’accordo Pd-M5S per la Liguria

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Si sblocca lo stallo sui vertici Rai. Il Parlamento ha votato 4 consiglieri del Cda, il ministero dell'Economia ha indicato gli altri 2. Resta il nodo del presidente
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Dopo quattro mesi di sgambetti e rimpalli a destra, la Rai ha un nuovo Cda. Ma è la sinistra, per ora, a uscire malridotta dalla mano di nomine nella tv di Stato. Perché l’ex campo largo è arrivato ieri davanti al pallottoliere di Montecitorio e Palazzo Madama sfibrato. Forse mai così diviso, se a sera nel M5S qualche dirigente ha messo in discussione perfino l’accordo per le regionali in Liguria: le liste a sostegno di Andrea Orlando vanno presentate oggi e i pentastellati nelle ultime ore hanno ripreso a lamentarsi per la lista centrista con dentro “troppi” candidati renziani.

Col voto di ieri in Parlamento sono stati eletti i 4 membri che spettano alle Camere nel Consiglio d’amministrazione della Rai. Andranno ad aggiungersi a Davide Di Pietro, scelto dai dipendenti a novembre. Al Senato la Lega ha indicato l’ex dirigente Antonio Marano, vicino al sottosegretario Alessandro Morelli, in dubbio fino all'ultimo per le polemiche sul possibile conflitto di interesse legato all'incarico…

Dopo quattro mesi di sgambetti e rimpalli a destra, la Rai ha un nuovo Cda. Ma è la sinistra, per ora, a uscire malridotta dalla mano di nomine nella tv di Stato. Perché l’ex campo largo è arrivato ieri davanti al pallottoliere di Montecitorio e Palazzo Madama sfibrato. Forse mai così diviso, se a sera nel M5S qualche dirigente ha messo in discussione perfino l’accordo per le regionali in Liguria: le liste a sostegno di Andrea Orlando vanno presentate oggi e i pentastellati nelle ultime ore hanno ripreso a lamentarsi per la lista centrista con dentro “troppi” candidati renziani.

Col voto di ieri in Parlamento sono stati eletti i 4 membri che spettano alle Camere nel Consiglio d’amministrazione della Rai. Andranno ad aggiungersi a Davide Di Pietro, scelto dai dipendenti a novembre. Al Senato la Lega ha indicato l’ex dirigente Antonio Marano, vicino al sottosegretario Alessandro Morelli, in dubbio fino all'ultimo per le polemiche sul possibile conflitto di interesse legato all'incarico di direttore commerciale di Milano-Cortina. FdI alla Camera ha sostenuto Federica Frangi, giornalista del Tg2, un passato a Porta a Porta. Ma è per l’opposizione che il voto si è rivelato più tribolato del previsto. Il Pd, con Iv e Azione, ha confermato di non voler partecipare al voto, per denunciare “l'occupazione della tv pubblica da parte dei partiti di governo”. Così avrebbero dovuto fare tutte le minoranze, si augurava il Nazareno. Invece il Movimento 5 Stelle ha confermato al Senato Alessandro Di Majo, avvocato, già eletto tre anni fa, e ha appoggiato alla Camera il candidato dei rosso-verdi, Roberto Natale, ex giornalista Rai, ex portavoce di Laura Boldrini, gradito anche a molti dem.

Un pezzo di opposizione è entrato in Aula. Un’altra fetta no. Con stoccate a seguire. “Noi siamo stati coerenti - ha sostenuto il leader M5s Giuseppe Conte – Siamo con Avs, non capisco la decisione del Pd. Il cda deve essere presidiato dalle forze di opposizione. La spaccatura c'è stata da parte del Pd insieme a Renzi". "La posizione del Pd è quella di tutte le opposizioni fino a ieri, al massimo chiedete ad altri perché hanno cambiato idea - ha replicato la segretaria Elly Schlein -. Rimaniamo coerenti con l'idea che sia sbagliato rinnovare un cda che è fuori legge perché il Media Freedom Act è già entrato in vigore".

La frattura a sinistra ha in parte camuffato le tensioni a destra. Perché FdI spunta l’amministratore delegato, il dg uscente Giampaolo Rossi, designato ieri dal Ministero dell’Economia. Ma FI non è affatto certa di ottenere la presidenza per Simona Agnes, per ora consigliera semplice. Agnes dovrà superare lo scoglio della Commissione di Vigilanza, dove avrà bisogno di almeno 2 voti dell’opposizione. Il Pd propone un altro Aventino. Ma il sospetto, ora, è che i 5S possano partecipare allo scrutinio anche qui. E il voto è segreto.

Gli attacchi tra dem e stellati sono proseguiti a Montecitorio su un altro provvedimento in discussione, il collegato al Lavoro. Quando il Movimento ha abbandonato l'Aula perché sono stati giudicati inammissibili 53 emendamenti delle opposizioni, qualche parlamentare di Iv e Pd ha commentato velenoso: "Ora escono, ma quando c'è stato da spartirsi le poltrone non lo hanno fatto".

Replica di Campo Marzio: "Dichiarazioni che lasciano basiti - ha detto il vicecapogruppo alla Camera Agostino Santillo - Abbiamo abbandonato l'Aula per l'inammissibilità dell'emendamento sul salario minimo. Avrebbero dovuto farlo anche i Dem. Il Pd spacca anche il fronte sul salario minimo". E almeno sul salario minimo, finora, c'era stata sintonia. Sentenzia Angelo Bonelli, leader dei Verdi: “Il campo largo non esiste. Perché se esistesse avremmo una situazione differente. È un lavoro che dobbiamo fare con molta pazienza, ci riusciremo”.

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