Toghe | L’assenteismo in Parlamento sul voto per il giudice costituzionale mancante. Le Camere sbeffeggiano la Consulta
di Liana MilellaQuanto costa alle tasche degli italiani una seduta del Parlamento a Camere riunite? Moltissimo. E come interpretare allora lo sfregio di deputati e senatori chiamati a scegliere il giudice mancante della Consulta che, anziché aumentare man mano che le votazioni si succedono, via via risultano in calo? Una presa in giro? Il venir meno a un dovere costituzionale? Uno schiaffo al capo dello Stato? E che responsabilità cade sulle spalle del presidente della Camera Lorenzo Fontana, patron assoluto delle convocazioni?
Certo è uno spettacolo istituzionalmente scandaloso quello che si para davanti agli occhi leggendo il resoconto parlamentare della settima seduta di Montecitorio convocata ad hoc per votare il quindicesimo giudice della Consulta che manca ormai dall’11 novembre del 2023. Eh già, tra poco si compirà l’anno di quest’assenza, mentre il presidente in carica Augusto Barbera, nella conferenza stampa annuale di fine marzo, ha ricordato, con un’ironico sorrisetto, che proprio il voto …
Quanto costa alle tasche degli italiani una seduta del Parlamento a Camere riunite? Moltissimo. E come interpretare allora lo sfregio di deputati e senatori chiamati a scegliere il giudice mancante della Consulta che, anziché aumentare man mano che le votazioni si succedono, via via risultano in calo? Una presa in giro? Il venir meno a un dovere costituzionale? Uno schiaffo al capo dello Stato? E che responsabilità cade sulle spalle del presidente della Camera Lorenzo Fontana, patron assoluto delle convocazioni?
Certo è uno spettacolo istituzionalmente scandaloso quello che si para davanti agli occhi leggendo il resoconto parlamentare della settima seduta di Montecitorio convocata ad hoc per votare il quindicesimo giudice della Consulta che manca ormai dall’11 novembre del 2023. Eh già, tra poco si compirà l’anno di quest’assenza, mentre il presidente in carica Augusto Barbera, nella conferenza stampa annuale di fine marzo, ha ricordato, con un’ironico sorrisetto, che proprio il voto del presidente, se la votazione su un argomento finisce in parità, vale doppio.
E adesso che succede? Lo scopriamo da quei pochi numeri che danno conto dell’ultima votazione alla Camere. Le schede bianche sono state “solo” 286. Il numero più basso registrato nelle sette votazioni fatte finora. Si badi, “solo” sette in ben undici mesi. La prova provata di una storia già scritta. La premier Giorgia Meloni ha già deciso che le Camere non devono votare per un solo giudice, ma per un pacchetto di quattro, quando, dopo il 21 dicembre, scadrà il mandato di altri tre giudici della Corte. E dello stesso pacchetto potrebbe far parte il posto di consigliere mancante al Csm se mai la sospesa Rosanna Natoli dovesse decidere di togliere l’incomodo. E allora, scritta nei numeri, ecco l’obbedienza del Parlamento italiano al dictat dell’inquilina di palazzo Chigi. Prima votazione, 8 novembre, nessuno accordo su chi votare, e le schede bianche sono 429.
Alla seconda del 29 novembre calano a 382. Poi, dopo l’altolà del 4 gennaio della premier, il presidente della Camera Fontana si “dimentica” di convocare nuove sedute. Saltiamo allora al 23 aprile, le schede bianche scendono ancora a 380. Il 15 aprile siamo a 349. Il 23 giugno precipitano a 307. La prova di un’indifferenza politica e istituzionale che lascia stupefatti. Perché tutto si può politicizzare, ma non la Consulta. E se “è sempre avvenuto così” - come dicono parlamentari sia di destra che di sinistra - non vuol affatto dire che sia giusto. Tant’è che il 24 luglio Mattarella, nella cerimonia del ventaglio, sferza le Camere e ricorda che la mancanza del giudice è un “vulnus” inaccettabile.
Fontana, il 5 agosto, s’impegna a convocare deputati e senatori una volta alla settimana, anche se un richiamo come quello del Colle avrebbe richiesto una seduta immediata. Invece tutti si godono le vacanze, e con comodo votano per la sesta volta il 17 settembre. Le schede bianche risultano 343. Ne mancano venti al quorum dei tre quinti. Eppure, come ha scritto Donatella Stasio sulla Stampa il 23 settembre, la maggioranza con gli ultimi ingressi nei singoli partiti può da sola raggiungere quel risultato numerico.
E siamo alla settima votazione, quella del 24 settembre dove c’è la “notizia”, perché nell’indifferenza generale - della maggioranza che persegue l’obiettivo di pigliarsi tre su quattro giudici, e dell’opposizione che si umilia e tace perché ne vuole avere almeno uno - le schede bianche sono solo 286. Siamo ben lontani dal quorum dei tre quinti, necessario dopo la terza votazione. Ma un cittadino che guarda dall’alto sfilare deputati e senatori non può non chiedersi se assolvono davvero al loro dovere “con disciplina e onore”. Oppure se giocano ad Arlecchino e Pulcinella. In questo scenario istituzionalmente catastrofico c’è una sola continuità, i pochi voti per l’attuale viceministro forzista della Giustizia Francesco Paolo Sisto che da sempre aspira a mettersi la toga da giudice costituzionale. Allure di famiglia, pare.