Il patto contro Renzi di Conte e Fratoianni: “Non siamo cespugli Pd”
di Matteo PucciarelliÈ un primo effetto collaterale del riavvicinamento di Matteo Renzi al centrosinistra: se il Pd apre un varco al vecchio segretario, Cinque Stelle e Avs si oppongono, fanno fronte comune. La vicenda Rai è lì a dimostrarlo nella concretezza, con il Movimento e i rossoverdi che eleggono i rispettivi consiglieri nel cda del servizio pubblico mentre il Pd sceglie la tattica dell’Aventino. Per dirla con le parole a Giornale radio del segretario di Sinistra Italiana (partito che con Europa verde forma Avs) Nicola Fratoianni, «non è sensato dire che il campo largo non esiste più, ma non c’è mai un partito che decide per tutti gli altri. Si può dire che non vogliamo Renzi? Sì, si può dire». Concetto rimarcato, con parole simili, da Giuseppe Conte ospite di Accordi e disaccordi: «Un problema c’è, non faremo i cespugli». Il riferimento è ovviamente ai dem e qui il ragionamento che si fa dietro le quinte è semplice: il Pd, che ha le carte in mano del fronte progressista dopo il 24% di giugno, non…
È un primo effetto collaterale del riavvicinamento di Matteo Renzi al centrosinistra: se il Pd apre un varco al vecchio segretario, Cinque Stelle e Avs si oppongono, fanno fronte comune. La vicenda Rai è lì a dimostrarlo nella concretezza, con il Movimento e i rossoverdi che eleggono i rispettivi consiglieri nel cda del servizio pubblico mentre il Pd sceglie la tattica dell’Aventino. Per dirla con le parole a Giornale radio del segretario di Sinistra Italiana (partito che con Europa verde forma Avs) Nicola Fratoianni, «non è sensato dire che il campo largo non esiste più, ma non c’è mai un partito che decide per tutti gli altri. Si può dire che non vogliamo Renzi? Sì, si può dire». Concetto rimarcato, con parole simili, da Giuseppe Conte ospite di Accordi e disaccordi: «Un problema c’è, non faremo i cespugli». Il riferimento è ovviamente ai dem e qui il ragionamento che si fa dietro le quinte è semplice: il Pd, che ha le carte in mano del fronte progressista dopo il 24% di giugno, non può comunque pensare di disporre a piacimento un restante 16%, cioè il totale fra M5S e Avs. E di fronte a nuove possibili vocazioni maggioritarie, serve porsi in maniera dialettica.
In questo senso, data per acquisita la vicenda ligure (Movimento e rossoverdi hanno fatto fronte comune e alla fine Iv è rimasta a spasso, cancellata la lista centrista con anche esponenti renziani: «killeraggio politico», lamenta +Europa che era in quella lista), va quindi raccontato, perché esemplificativo, il caso toscano. Il segretario regionale del Pd Emiliano Fossi ha già detto che non ci saranno primarie, Eugenio Giani si candiderà per il bis. «E chi lo dice?!», gli ha risposto due giorni fa Fratoianni dalla festa di Si a Pisa. Alle prossime regionali in Emilia-Romagna, Umbria e Liguria i candidati sono del Pd, l’alleanza è in campo, ma a svolgere un ruolo ancillare gli altri non ci stanno. In questo quadro non bisogna neanche dimenticare l’assist dei rossoverdi in Europa al M5S, che hanno consentito con The Left il loro ingresso nel gruppo parlamentare.
In via di Campo Marzio si dà molto peso a questa sorta di coordinamento con i rossoverdi, anche perché smentirebbe le accuse di intelligenza con la destra. Su diritti civili e di cittadinanza le distanze con la sinistra radicale e ambientalista ci sono tutte, ma sulla politica estera (in primis sulla pace) le linee sono quasi sovrapponibili. Idem sul lavoro. Dopodiché in Avs si fa notare che gli unici a mettere insieme sullo stesso palco i protagonisti del fronte progressista alla festa nazionale sono stati loro, a Roma (Anpi a parte). Infine ci sono i sondaggi, che vengono letti così: con Renzi tornato nell’orbita, il Pd ha perso due punti, il M5S ne ha recuperati 2-4, Avs è stabile o in leggera crescita. Sarà un caso? Gli alleati a sinistra del Pd sono convinti di no.