Roma — Si sono mobilitate soprattutto le donne, giovani under 30, attive sui social e impegnate. Sono loro in forze ad avere sottoscritto il referendum sulla cittadinanza: circa 240 mila firme. Nei dati statistici elaborati ieri dai promotori del referendum per allargare ai nuovi italiani le maglie della cittadinanza, sono i più giovani i grandi protagonisti del cambiamento: e sono 344.404 tra giovani, donne e uomini under 32 anni, oltre metà delle firme raccolte. Domani le firme saranno depositate in Cassazione. È stato un boom di 637.487 firme (il quorum è di 500 mila). Riccardo Magi, tra i promotori insieme alle associazioni del Terzo settore come Libera di don Ciotti, canta vittoria: «Con questa mobilitazione gli italiani hanno dimostrato che quando al Parlamento manca la capacità di guardare la realtà, c’è chi sa farsi avanti con tutta la forza della democrazia e della partecipazione come previsto dalla Costituzione».
Roma — Si sono mobilitate soprattutto le donne, giovani under 30, attive sui social e impegnate. Sono loro in forze ad avere sottoscritto il referendum sulla cittadinanza: circa 240 mila firme. Nei dati statistici elaborati ieri dai promotori del referendum per allargare ai nuovi italiani le maglie della cittadinanza, sono i più giovani i grandi protagonisti del cambiamento: e sono 344.404 tra giovani, donne e uomini under 32 anni, oltre metà delle firme raccolte. Domani le firme saranno depositate in Cassazione. È stato un boom di 637.487 firme (il quorum è di 500 mila). Riccardo Magi, tra i promotori insieme alle associazioni del Terzo settore come Libera di don Ciotti, canta vittoria: «Con questa mobilitazione gli italiani hanno dimostrato che quando al Parlamento manca la capacità di guardare la realtà, c’è chi sa farsi avanti con tutta la forza della democrazia e della partecipazione come previsto dalla Costituzione».
La partecipazione è stata infatti grande. Nei giorni scorsi è stata una valanga di click per la riforma della legge sulla cittadinanza che risale al 1992. Concede il passaporto italiano agli stranieri dopo 10 anni: il referendum ridurrebbe l’attesa a 5 anni, senza però entrare nel dibattito tra Ius sanguinis (cittadinanza per discendenza) e Ius soli (per nascita).
Il vento del cambiamento eccolo fotografato nel dossier statistico. Torniamo ai numeri. A firmare di più sono state appunto le donne tra i 23 e i 27 anni (95.947 a cui sommare 40.696 maschi della stessa fascia di età), seguite da quelle tra i 28 e i 32 anni (73.978 più 38.360 uomini), quindi le giovanissime fra i 18 e i 22 (69.741 oltre a 25.682 maschi). In fondo alla classifica delle sottoscrizioni per la cittadinanza compaiono cinquantenni e sessantenni, stavolta senza grosse distinzioni tra uomini e donne.
La presenza di volti noti come Ghali, Dargen D’Amico e Zerocalcare, che si sono impegnati nella campagna e hanno fatto da traino al boom di sottoscrizioni, marca la fisionomia dei partecipanti alla consultazione. La risposta è la sintonia tra la battaglia per la cittadinanza e i giovani. Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend e sondaggista, osserva che l’uso della piattaforma online nella raccolta delle firme favorisce i più giovani. Poi nelle urne, quando si andrà al voto, i numeri per fascia d’età è assai probabile che cambino, arrivando forse a ribaltarsi. Eppure proprio lo strumento nuovo, ovvero la piattaforma digitale che contribuisce all’adesione dei più giovani, è al centro di polemiche. Non si tocca, non va toccata, afferma Magi rispondendo alle minacce dei leghisti: «Tutto questo è stato fatto con uno strumento nuovo, la piattaforma pubblica digitale prevista dalla legge, che ha permesso di raggiungere numeri mai visti».
C’è poi la risposta regione per regione. In cima alla classifica di sottoscrizioni c‘è la Lombardia con 133.864 firme, mentre 74.077 sono quelle raccolte in Lazio e quindi di più dell’Emilia Romagna (66.043). In coda c‘è la Calabria che racimola 10. 931 sottoscrizioni. Anche il Friuli Venezia Giulia resta indietro a 11.421 firme, l’Abruzzo a 10.125 e la Basilicata a 4.335. In Liguria 16.730; 14.559 nelle Marche e 1.860 in Molise. Quindi Piemonte 56.933; Puglia 29.991; Toscana 47.440; Trentino 8.916; Umbria 7.960; Veneto 50.627 e Valle d’Aosta 1.322.
Ora inizia l’iter burocratico che porterà a votare il referendum se Cassazione e Consulta non avranno nulla da dire. Le urne comunque sono previste in primavera. La data sarà fissata in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno del prossimo anno. Se il percorso non avrà ostacoli. Sarà la Consulta a inizio del prossimo anno a dare o meno il via libera definitivo: non solo al referendum sulla cittadinanza, ma anche a quello per abrogare l’Autonomia differenziata di Calderoli e ai quesiti contro il Jobs Act.