Renzi avvisa Schlein: “Attaccano me per colpire te, ma io resto nel centrosinistra”
di Gabriella CeramiMatteo Renzi, in modalità centrosinistra, avverte Elly Schlein del pericolo Giuseppe Conte, catalogato come amico dei nemici, che vuole «attaccare» la leadership della segretaria Pd. «Ha messo il veto perfino sulla candidata della ex presidente del circolo Arci di La Spezia, Antonella Franciosi. Ha avuto da ridere anche su di lei pur di escludere noi dalle regionali in Liguria». Il leader di Italia viva lascia il palco da dove per un’ora ha parlato davanti ai dirigenti del partito radunati a Roma e racconta questo «paradosso» come ultima fotografia prima dell’addio al campo largo nella regione al voto.
Sono i minuti in cui scade il termine per la presentazione delle liste e Iv è ufficialmente fuori, i suoi candidati non faranno parte della civica a sostegno di Andrea Orlando e, come annuncia l’ex premier, «la rottura è definitiva, siamo fuori dalla campagna elettorale e - ecco la stoccata - che perda il peggiore».
Matteo Renzi, in modalità centrosinistra, avverte Elly Schlein del pericolo Giuseppe Conte, catalogato come amico dei nemici, che vuole «attaccare» la leadership della segretaria Pd. «Ha messo il veto perfino sulla candidata della ex presidente del circolo Arci di La Spezia, Antonella Franciosi. Ha avuto da ridere anche su di lei pur di escludere noi dalle regionali in Liguria». Il leader di Italia viva lascia il palco da dove per un’ora ha parlato davanti ai dirigenti del partito radunati a Roma e racconta questo «paradosso» come ultima fotografia prima dell’addio al campo largo nella regione al voto.
Sono i minuti in cui scade il termine per la presentazione delle liste e Iv è ufficialmente fuori, i suoi candidati non faranno parte della civica a sostegno di Andrea Orlando e, come annuncia l’ex premier, «la rottura è definitiva, siamo fuori dalla campagna elettorale e - ecco la stoccata - che perda il peggiore».
Renzi siede in prima fila mentre i dirigenti parlano uno dopo l’altro per tre minuti ciascuno. «Ieri sera - racconta - ho sentito Elly fino a tardi e anche Andrea. La segretaria mi ha detto che il veto M5s contro di noi non l’avrebbero retto perché sarebbe saltata la candidatura di Orlando». È la nouvelle vague dell’ex campo largo, ormai campo sempre più minato, che però il leader Iv non intende abbandonare. Non ha nessuna voglia di mettersi da parte, come gli viene chiesto da M5s, così da creare le condizioni per un’alleanza al centro: «Siamo disponibili a fare un centrosinistra alternativo a Meloni, ma non con il cappello in mano».
Quindi l’ex premier torna sui veti che secondo lui, nella storia più recente, hanno portato solo a sconfitte, «come nel 2022» quando il segretario del Pd era Enrico Letta «e alla fine hanno perso le elezioni e ha vinto Meloni». Renzi non esclude che in Liguria, dove la battaglia potrebbe essere sul filo e il campo è ristretto, possa andare in scena lo stesso film: «I nostri voti sono decisivi ma i voti si infrangono sui veti». Il 27 e 28 ottobre è il banco di prova. «In questa regione - dice Renzi - M5s si considera molto forte: tra un mese vedremo».
Gli strali renziani sono tutti rivolti a Conte. Nessun rancore verso la segretaria dem, alla quale però, in modo neanche troppo velato, lancia una sfida e anche un avvertimento: «Siamo disponibili a dialogare ma non a fare decidere Conte». Come a dire che la segretaria non può farsi dettare la linea dal leader M5s, che alle ultime elezioni non ha raggiunto il 10% e che adesso è in piena battaglia con il fondatore Beppe Grillo.
È un tutti contro tutti in quest’alleanza che non prende forma. Mentre Conte accusa Schlein di aver ridato centralità politica a Renzi e ammette di avere problemi con il Pd, Renzi si sente odiato da Conte: «L’ho tolto da Palazzo Chigi e hanno chiesto di pentirci per questo, ma io sono orgoglioso di averlo mandato a casa per Mario Draghi. Se per entrare nel campo largo devo fare abiura, tenetevi il campo largo», dice tra gli applausi della platea, ancora frastornata dalla sconfitta alle Europee ma che finalmente si scalda su queste parole. E sembra convincersi che Meloni abbia i mesi contati: «È un’influencer - dice Renzi - ma arriverà il pandoro anche per lei».
«Conte non ha fatto la gavetta, a differenza di tutti noi - sottolinea il leader Iv riferendosi a Schlein, ma anche a Meloni e Tajani - siamo arrivati ad occupare spazi di responsabilità facendo fatica. Conte invece si è trovato all’improvviso a Palazzo Chigi e, come tutti quelli che non hanno fatto la gavetta, ritiene che quella sia la sua residenza».
Ed è per questo che le sue ambizioni, secondo Renzi, non si sarebbero esaurite: «Conte in Liguria ha vinto, rispetto alle aperture di Schlein. È una contraddizione che oggi esiste sulla leadership del centrosinistra. È evidente che utilizza Iv per attaccare la leadership di Schlein».
Orfano del Terzo polo, l’ex rottamatore stabilisce un’analogia tra l’ex amico Carlo Calenda e il leader M5s. «Le divisioni del centrosinistra sono il principale sponsor di Meloni. Su questo poggiamo la scelta estiva. Non su una partita di pallone, ma su un dato di fatto. L’opposizione parlamentare è sfascista, questo è il punto politico. Ma il tema non è se aderisci o no al campo largo, ma se coi valori di riferimento stai col centrosinistra o col centrodestra. Fra Trump e Harris noi abbiamo le idee chiare». E anche sull’Ucraina: «Io non so se mi candiderò alla Camera o al Senato, il dubbio di Conte è se si candida al Parlamento italiano o alla duma russa». Quindi un ultimo avviso a Schlein: occhio a non farsi dettare la linea da Conte.