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Campo largo, Nardella: “Ritroviamo l’unità sui temi”

Dario Nardella

 

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Intervista all’eurodeputato dem: “Loro sono più divisi su tutto, ma restano saldi al potere. Noi abbiamo molti meno elementi di frizione, ma non riusciamo a costruire un’alleanza strategica”
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Onorevole Dario Nardella, l’alleanza di centrosinistra è in crisi?

«Non parlerei di crisi. Certo ci sono divergenze, come abbiamo visto in Liguria, dove fra un mese si terranno elezioni importanti, ma non sono le Politiche. E ricordiamoci anche che in Umbria e in Emilia Romagna corriamo con una coalizione larga. Dopodiché non dobbiamo mai sottovalutare i segni di difficoltà».

E che cosa ci dicono queste difficoltà?

«A fare rabbia è che il centrodestra è molto più diviso di noi su tutto, da Putin allo Ius scholae, dall’autonomia ai diritti, eppure restano saldi al potere e riescono anche a tornare uniti a tutte le tornate elettorali. Noi abbiamo molti meno elementi di frizione, eppure non riusciamo a costruire un’alleanza strategica e duratura».

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Onorevole Dario Nardella, l’alleanza di centrosinistra è in crisi?

«Non parlerei di crisi. Certo ci sono divergenze, come abbiamo visto in Liguria, dove fra un mese si terranno elezioni importanti, ma non sono le Politiche. E ricordiamoci anche che in Umbria e in Emilia Romagna corriamo con una coalizione larga. Dopodiché non dobbiamo mai sottovalutare i segni di difficoltà».

E che cosa ci dicono queste difficoltà?

«A fare rabbia è che il centrodestra è molto più diviso di noi su tutto, da Putin allo Ius scholae, dall’autonomia ai diritti, eppure restano saldi al potere e riescono anche a tornare uniti a tutte le tornate elettorali. Noi abbiamo molti meno elementi di frizione, eppure non riusciamo a costruire un’alleanza strategica e duratura».

Perché secondo lei?

«Manca la generosità e il senso di responsabilità da parte di tutti. L’unica forza che si è sempre impegnata sul fronte dell’unità è il Pd. Schlein ci ha creduto così tanto che anche quando si trattava di sacrificare i nostri candidati a favore degli alleati non si è tirata indietro, come in Sardegna, dove il Pd ha appoggiato Alessandra Todde nella corsa alla presidenza. Ma si tende a dimenticarlo».

Il Pd però fa sempre la parte del leone.

«In politica contano i voti e noi siamo il partito più forte, mi sembra naturale che il campo progressista si coaguli intorno al Pd come perno dell’alternativa. Aggiungo che spesso si trascura la prateria di consensi che si trova nel bacino dell’astensione: nessuno parla più dei 25 milioni di italiani che hanno disertato le urne delle Europee. Mentre noi litighiamo, là fuori c’è un mondo che aspetta di essere rappresentato e che si allontana di fronte ai conflitti, soprattutto se sono personali».

Conte dice: non faremo i cespugli del Pd.

«Da parte di Schlein non c’è alcuna tentazione egemonica, solo l’obiettivo di costruire un progetto per l’Italia in cui, in base ai rapporti di forza esistenti, il Pd svolge un ruolo di guida. Ciò non significa mortificare gli alleati, nessuno l’ha mai fatto. Conte può fidarsi di noi. Il nostro interesse non è vincere una gara interna, ma costruire l’alternativa di governo a questa destra incapace. È una questione di prospettiva che spero prima o poi venga condivisa da tutti».

L’asse 5S-Avs per far fuori i centristi la preoccupa?

«Mi auguro che serva a conquistare consensi a favore della coalizione, non ad amplificare le baruffe interne».

Ma come si convive nelle differenze e nella reciproca distanza, che resta ampia?

«Partendo dai temi e non dai nomi. I cittadini si aspettano da noi, sulle questione cruciali per il Paese, non gare personalistiche, ma un programma credibile. Quando ci siamo uniti sui temi abbiamo avuto successo: è accaduto nella battaglia per la sanità pubblica, il salario minimo, contro la legge Calderoli. Sono convinto che nei prossimi mesi sapremo fare sintesi delle nostre differenze, senza eludere gli argomenti più controversi: dal Jobs act alla riforma della giustizia al tema guerra-pace».

Ma Iv e Azione devono far parte della coalizione, visto che c’è chi non li vuole?

«Torno a dire: le risposte arriveranno dal confronto sui temi. Questo metodo garantisce tutti: i centristi, come pure Avs e 5S. Se stiamo al merito delle questioni e all’esigenza di contrapporre a Meloni un’alleanza in grado di vincere e governare, ce la possiamo fare. Se invece ci attardiamo in guerricciole personali rischiamo l’ennesimo fallimento».

Lei che lo conosce bene, crede alla svolta “democratica” di Renzi?

«Io credo al confronto sui temi. È da questo che potremo misurare la lealtà di tutte le forze progressiste e riformiste».

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