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Centrosinistra, Magi: “Basta con la politica dei veti”

Riccardo Magi

 

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Intervista al segretario di +Europa: “Dal fine vita alla cittadinanza alle politiche migratorie, Conte non ha ancora chiarito se è quello dei decreti sicurezza o un altro. Questo non aiuta”
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Riccardo Magi, segretario di +Europa, ogni giorno una polemica dentro una coalizione che deve ancora definire un suo perimetro. Esiste una soluzione?

«Tutti invocano l’unità, ma si costruisce con lealtà e metodo politico. Quando ho partecipato alla festa nazionale di Avs con gli altri leader, oltre a porre la questione ucraina e del referendum di cittadinanza, ho proposto un tavolo permanente, un luogo nel quale non si nascondano le differenze ma si affrontino politicamente, per capire fino a che punto si possano colmare le distanze. Ma se ogni differenza è un veto, un vessillo identitario, allora si è votati alla sconfitta. La primavera referendaria che ci aspetta ci obbligherà, fortunatamente, a prendere posizioni chiare e nette su questioni fondamentali. Partiamo da qui, da un campo referendario».

Ma per lei Renzi è affidabile?

«Tendo a non personalizzare mai e lo dico senza risparmiare le critiche ad alcuno. Nel 2018 e nel 2022 siamo stati alleati del Pd per una lettura strategica…

Riccardo Magi, segretario di +Europa, ogni giorno una polemica dentro una coalizione che deve ancora definire un suo perimetro. Esiste una soluzione?

«Tutti invocano l’unità, ma si costruisce con lealtà e metodo politico. Quando ho partecipato alla festa nazionale di Avs con gli altri leader, oltre a porre la questione ucraina e del referendum di cittadinanza, ho proposto un tavolo permanente, un luogo nel quale non si nascondano le differenze ma si affrontino politicamente, per capire fino a che punto si possano colmare le distanze. Ma se ogni differenza è un veto, un vessillo identitario, allora si è votati alla sconfitta. La primavera referendaria che ci aspetta ci obbligherà, fortunatamente, a prendere posizioni chiare e nette su questioni fondamentali. Partiamo da qui, da un campo referendario».

Ma per lei Renzi è affidabile?

«Tendo a non personalizzare mai e lo dico senza risparmiare le critiche ad alcuno. Nel 2018 e nel 2022 siamo stati alleati del Pd per una lettura strategica del contesto politico, se altri non avessero scelto di rompere l’accordo col Pd all’ultimo momento per inseguire la chimera del terzo polo il governo Meloni forse non sarebbe mai nato. Non sto nascondendo le responsabilità o l’atteggiamento ondivago di qualcuno, e questo vale anche per il M5S che ad esempio era contro il centrosinistra alle scorse Politiche. Dal fine vita alla cittadinanza alle politiche migratorie, Conte non ha ancora chiarito se è quello dei decreti sicurezza firmati con Salvini o un altro. Tutto ciò non aiuta a ricostruire un rapporto di fiducia con l’elettorato, che non vuole questi scontri ma un’alternativa di governo».

Chi ha la responsabilità secondo lei di organizzare questo luogo di confronto? Il Pd?

«Il principale partito ha questo peso, a tutti gli altri la responsabilità di parteciparvi sapendo che è un momento che non si può far fallire».

Cosa pensa su quanto avvenuto in Rai?

«È prevalsa la necessità e la voglia di mostrarsi più scaltri incassando qualcosa invece di fare un’iniziativa unitaria. Specie di fronte alle critiche fatte sul servizio pubblico, per mesi, dalle opposizioni. Mi chiedo come potranno parlare di TeleMeloni dopo questa mossa».

Ma lei è ottimista sulla costruzione di questo fronte progressista?

«C’è l’ottimismo della volontà, non vedo perché il tentativo non possa essere affrontato con serietà e responsabilità. Se poi c’è chi ha già preferito far prevalere i tatticismi allora ok, ma significa votarsi alla sconfitta. Il tempo c’è per affrontare questo percorso. La torsione autoritaria e orbaniana dell’Italia va contrastata dando vita ad un’alternativa che alla paura che divide gli italiani risponda con le opportunità che li uniscono, a partire dalla cittadinanza».

Da parte del Pd c’è la tendenza a tornare ad una sorta di vocazione maggioritaria, come da lamentela di Giuseppe Conte?

«Semmai ho visto l’opposto, un eccesso di prudenza e accettazione a prevaricazioni del M5S. Direi quasi un Pd remissivo. E questo penso sia stato un errore politico, la spregiudicatezza la vedo più nel M5S, che ha più volte bombardato e danneggiato i tentativi di costruire una politica unitaria».

A questo proposito, in Liguria alla fine né Renzi né voi parteciperete. Commento?

«Quello che è avvenuto è frutto della mancanza di lealtà e metodo, non è accettabile che ad una lista venga imposto di sfilarsi, scelta non discussa in una sede di coalizione».

E come Renzi ora dice “vinca il peggiore”?

«Non sono per il tanto peggio tanto meglio, penso si venga da una stagione disastrosa al di là dei fatti giudiziari e occorre una svolta, troveremo il modo di sostenere Orlando».

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