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Schlein si tira fuori dallo scontro Renzi-Conte. L’ombra di un nuovo partito centrista

29/09/2024 Bologna Marzabotto commemorazione dell’Ottantesimo anniversario dell’eccidio di Monte Sole con il Presidente Sergio Mattarella e il Presidente Tedesco Frank Walter Steinmeier nella foto Elly Schlein e Igor Taruffi Foto Gianluca Perticoni / Eikon 

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A poche settimane dal voto in Liguria monta nella coalizione la preoccupazione per le Regionali. La leader dem prepara la battaglia sulla manovra. E a Milano vede gli imprenditori
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Non facciamoci del male, è il refrain morettiano dietro cui si trincera l’intera classe dirigente del Pd, mentre va in scena l’ennesima prova di sfascio del traballante campo largo. È il tentativo di tradurre in parole l’ostinazione con cui Elly Schlein prova a tenersi alla larga dalla rissa tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi, che complica la vita ad Andrea Orlando in Liguria. Sarà pur vero che da quando il leader M5S, spalleggiato da Avs, ha tagliato fuori dalle liste Italia viva, il candidato governatore ha ricevuto messaggi di elettori che non l’avrebbero votato «e ora che non c’è Renzi, invece, sì». Ma è altrettanto vero che la sfida contro Marco Bucci è sul filo: se il centrodestra a fine ottobre riconquistasse la Regione di ponente, affronterebbe con più slancio, tre settimane dopo, le elezioni in Umbria ed Emilia Romagna. E non è detto che non si riapra intanto anche lì, dove il campo largo già ingloba i centristi, una discussione sulle liste: in casa M5S non lo escludono più. P…

Non facciamoci del male, è il refrain morettiano dietro cui si trincera l’intera classe dirigente del Pd, mentre va in scena l’ennesima prova di sfascio del traballante campo largo. È il tentativo di tradurre in parole l’ostinazione con cui Elly Schlein prova a tenersi alla larga dalla rissa tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi, che complica la vita ad Andrea Orlando in Liguria. Sarà pur vero che da quando il leader M5S, spalleggiato da Avs, ha tagliato fuori dalle liste Italia viva, il candidato governatore ha ricevuto messaggi di elettori che non l’avrebbero votato «e ora che non c’è Renzi, invece, sì». Ma è altrettanto vero che la sfida contro Marco Bucci è sul filo: se il centrodestra a fine ottobre riconquistasse la Regione di ponente, affronterebbe con più slancio, tre settimane dopo, le elezioni in Umbria ed Emilia Romagna. E non è detto che non si riapra intanto anche lì, dove il campo largo già ingloba i centristi, una discussione sulle liste: in casa M5S non lo escludono più. Per fortuna, dalla prospettiva dei dem, Bologna non è Genova, lì i renziani già sono in maggioranza e la coalizione è forte. Meno salda l’Umbria, dove il centrodestra per vincere ha imbarcato il discutibile Bandecchi. Così uno slittamento umorale già si avverte: gli stessi che nel Pd un mese fa scommettevano sul 3 a 0, ora fanno notare che si parte da 2 giunte a 1 per la destra, se si ribalterà il risultato sarà un successo.

E così, Schlein con «concretezza svizzera» ha gli occhi fissi sulle regionali. Vuole affermare un trend positivo nelle Regioni, spegnere con le vittorie nelle urne gli alleati riottosi. Ma Conte contro Renzi (e contro Schlein per colpa di Renzi) non è un bello spettacolo per gli elettori, non c’è da star tranquilli. Francesco Boccia, capogruppo Pd vicino alla segretaria ma non sospettabile di antipatie per Conte, ha detto ieri a Repubblica: «Non è sparandoci addosso che riusciremo a governare». Parlava delle elezioni politiche, previste tra tre anni, un’era. Ma è adesso che si rischia di farsi del male.

E dunque, Schlein? Il Nazareno è trincerato nel silenzio, ma non ci si attendono repentini cambi di linea o che la leader sbatta la porta in faccia a Renzi: continua a dirsi «testardamente unitaria», intenzionata a non porre veti né subirne. Un richiamo che Renzi, con esuberanza ingombrante, vive come un abbraccio. Al contrario, Conte lo legge come la fastidiosa pretesa di Schlein di esercitare la leadership della coalizione, riducendo tutti gli alleati a «cespugli». Ci si era illusi, dopo le Europee, che l’ex premier M5S avesse sposato un nuovo spirito unitario. Ma ora, nel mezzo dell’asprissima contesa con Grillo, ha rialzato i toni, forse ispirato da sondaggi in risalita: se anche la segretaria dem gli facesse il piacere di spegnere gli ardori di Renzi, è la convinzione, la sfida si sposterebbe su un altro fronte. «Viene il sospetto - teorizza Pina Picierno - che Conte auspichi, come Meloni, la vittoria di Trump, per spostare l’asse delle sue alleanze».

I dirigenti del partito più vicini a Schlein, a dire il vero, non pronosticano un futuro senza Conte. La via a loro giudizio è tracciata e dunque fa bene la segretaria a mostrarsi concentrata su battaglie come la manovra, per costruire una piattaforma programmatica. Paolo Gentiloni, in un’intervista alla Stampa, sottolinea come sia quella la condizione necessaria per avere la «credibilità di una proposta di governo». Dunque: congedo paritario, costo delle bollette dell’energia, lotta al lavoro precario e fondi alla sanità. Su questi temi la segretaria intende chiamare gli alleati a una battaglia unitaria. «Mentre gli altri - chiosa uno Schlein-entusiasta - cercano visibilità con interviste».

A dar concretezza all’impegno, oggi a Milano vedrà rappresentanti del mondo imprenditoriale, in un incontro a porte chiuse su cui il Nazareno tiene gran riserbo. Ma, ecco il sottotesto, non è Renzi il punto, non sono i voti che aggiunge (o che, come testimoniano i fischi alle feste dell’unità, rischia di sottrarre al Pd). Il punto per Schlein è la coerenza del progetto: ostinarsi a indicare come obiettivo la sconfitta della destra, per cui chi fa vincere la destra, che sia il veto di Conte in Liguria o uno strappo renziano altrove, se ne assumerà la responsabilità.

Tanto più che nel corpaccione del partito, nell’ormai larghissima maggioranza che sostiene la segretaria immaginandola candidata premier nel 2027, una convinzione si fa sempre più largo. Che nel medio termine la gamba di centro del campo largo non sarà rappresentata da Renzi (o da Carlo Calenda). Ma da un nuovo soggetto moderato che andrà prendendo forma nello spazio tenuto aperto da Schlein. Con chi? Si rincorre il nome di Beppe Sala. E poi «volti nuovi», dice chi vuole allontanare lo spettro di una scissione del Pd. I dem resterebbero perno della coalizione, 5Stelle e Avs sull’ala movimentista e di sinistra. più la nuova gamba centrista.

Per ora è poco più di una traccia di lavoro. Molto dipenderà dalla legge elettorale. Con il sistema attuale o con uno che favorisca il bipolarismo, potrebbe essere il nuovo fronte della lunga partita.

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