Giuseppe Conte ribalta il tavolo. Quello che lui si rifiuta di chiamare campo largo e chiama campo giusto, già da tempo, era un campo minato, ma adesso è un campo esploso. Il presidente M5s sceglie Rai Uno e Bruno Vespa per dare l’annuncio: «Il campo largo non esiste più. Lo certifichiamo stasera».
Per la prima volta l’ex premier è netto e poi attacca frontalmente la segretaria Pd Elly Schlein per averlo ignorato quando ha deciso di includere Renzi nell’alleanza affidando al leader di Italia viva la creazione del centro. «Ci siamo ritrovati con Matteo Renzi in mezzo al campo — dice Conte — senza venire informati. È chiaro che nel momento in cui M5s dice che si è aperta una ferita e la risposta di Schlein è “Io non faccio polemiche” c’è qualcosa che non va. Il problema è politico ed è serio».
La strategia è chiara. M5s è in piena fase costituente, il cui obiettivo è la cacciata di Beppe Grillo. Quindi l’ex premier non può minimamente dare l’impressione al popolo pentastellato di essere…
Giuseppe Conte ribalta il tavolo. Quello che lui si rifiuta di chiamare campo largo e chiama campo giusto, già da tempo, era un campo minato, ma adesso è un campo esploso. Il presidente M5s sceglie Rai Uno e Bruno Vespa per dare l’annuncio: «Il campo largo non esiste più. Lo certifichiamo stasera».
Per la prima volta l’ex premier è netto e poi attacca frontalmente la segretaria Pd Elly Schlein per averlo ignorato quando ha deciso di includere Renzi nell’alleanza affidando al leader di Italia viva la creazione del centro. «Ci siamo ritrovati con Matteo Renzi in mezzo al campo — dice Conte — senza venire informati. È chiaro che nel momento in cui M5s dice che si è aperta una ferita e la risposta di Schlein è “Io non faccio polemiche” c’è qualcosa che non va. Il problema è politico ed è serio».
La strategia è chiara. M5s è in piena fase costituente, il cui obiettivo è la cacciata di Beppe Grillo. Quindi l’ex premier non può minimamente dare l’impressione al popolo pentastellato di essere accondiscendente o addirittura, come va ripetendo, un «cespuglio» del Pd. Deve invece marcare un’alterità, che significa — secondo il quartier generale di via di Campo Marzio — non sprofondare a livelli minimi di consenso alleandosi con colui da sempre considerato un nemico, ovvero Renzi.
Così il presidente M5s distrugge, davanti alle telecamere, anche l’intesa che si era raggiunta in Emila-Romagna, regione che andrà al voto a novembre: «Non sono disponibile ad affiancare il mio simbolo a quello di Renzi, che si è sempre distinto per distruggere, rottamare, prendere soldi dai governi stranieri. Fa lobbismo». Parole durissime che annientano l’accordo a favore di Michele De Pascale, sostenuto da Italia viva, che è già in maggioranza nella giunta regionale mentre gli stellati all’opposizione. Il leader Iv, che ancora non si era esposto sulla presentazione o meno del simbolo, anzi si pensava che i suoi candidati facessero parte di una civica, replica immediatamente: «Noi ci saremo, con il nostro simbolo e i nostri candidati. Se Conte vuole fare una battaglia contro Schlein, la faccia pure. Ma non sulla pelle dell’Emilia-Romagna, terra che già ha formalizzato la coalizione». E poi ancora: «Non mettiamo veti nei confronti dei grillini anche se hanno fatto l’opposizione a Bonaccini. Ma non siamo disponibili a subirne». Ecco la parola fine, questa volta con M5s che resta fuori e De Pascale che prova a gettare acqua sul fuoco: «Qui c’è un progetto condiviso con oltre 60 liste civiche». Sta di fatto che anche l’Emilia-Romagna è nella bufera, che da Roma è arrivata a Bologna.In Liguria, sabato scorso, è stato invece Renzi a togliere dalla lista civica i candidati di Italia viva dopo il veto posto da Conte, mentre in Umbria i 5Stelle locali sono convinti che il caso non esista perché Iv «non fa parte del Patto Avanti e ha solo manifestato il proprio sostegno alla candidata presidente Stefania Proietti».
Ma sabotare l’alleanza in Emilia-Romagna significa mandare in frantumi, almeno per il momento, l’intero campo largo ovunque sia in costruzione. E la mossa improvvisa del presidente M5s non ha convinto Avs, malgrado sia l’altro partito della coalizione da sempre ostile alla convivenza con i renziani. I verderossi invitano al buonsenso e a valutare quanto sia diverso il quadro: in Emilia-Romagna il percorso che ha portato all’alleanza è stato lungo e meditato e qui Iv non deve scontare «la colpa», che invece ha in Liguria, di essere stata alleata con l’attuale candidato di centrodestra alla guida della Regione, Marco Bucci. Quindi il partito di Fratoianni e Bonelli si atterrà agli accordi programmatici sottoscritti e condivisi. Avs, semmai, solleva dubbi in Toscana, dove non dà per scontata la conferma del governatore uscente Eugenio Giani del Pd. A riprova di un campo largo così in ordine sparso che non può definirsi alleanza.