✕

Sondaggi politici, l'esplosione del campo largo riapre la partita in Liguria e Umbria. In Emilia-Romagna De Pascale avanti

Michele de Pascale e Giuseppe Conte 

 

Ascolta l'audio

Prime rilevazioni sulle regionali d’autunno dopo lo stop di Conte. Dal sogno del triplete al rischio di tenere solo la roccaforte emiliano romagnola
4 minuti di lettura

Dal sogno del triplete, al rischio di tenere solo la roccaforte emiliano romagnola. Dopo che Giuseppe Conte ha sancito la fine del campo largo, le elezioni autunnali in Liguria, Emilia-Romagna e Umbria potrebbero diventare un problema per la coalizione di centrosinistra o di quel che ne rimane. Perché prima del veto di Conte a Matteo Renzi la riconquista della Liguria e dell’Umbria sembravano a portata di mano, mentre ora è tutto tornato in discussione. Per il dopo Toti ormai è un testa a testa tra l’ex ministro dem Andrea Orlando e il sindaco di Genova Marco Bucci. Non va meglio in Umbria, dove la coalizione di centrodestra guidata dalla presidente uscente Donatella Tesei sarebbe in vantaggio sul centrosinistra che candida la sindaca di Assisi Stefania Proietti. Sull’Emilia-Romagna c’è più ottimismo, anche perché nel 2020 Stefano Bonaccini vinse senza i 5 stelle. E una sconfitta da queste parti sarebbe clamorosa e con effetti difficili da prevedere.

Secondo Antonio Noto, di Noto Sond…

Dal sogno del triplete, al rischio di tenere solo la roccaforte emiliano romagnola. Dopo che Giuseppe Conte ha sancito la fine del campo largo, le elezioni autunnali in Liguria, Emilia-Romagna e Umbria potrebbero diventare un problema per la coalizione di centrosinistra o di quel che ne rimane. Perché prima del veto di Conte a Matteo Renzi la riconquista della Liguria e dell’Umbria sembravano a portata di mano, mentre ora è tutto tornato in discussione. Per il dopo Toti ormai è un testa a testa tra l’ex ministro dem Andrea Orlando e il sindaco di Genova Marco Bucci. Non va meglio in Umbria, dove la coalizione di centrodestra guidata dalla presidente uscente Donatella Tesei sarebbe in vantaggio sul centrosinistra che candida la sindaca di Assisi Stefania Proietti. Sull’Emilia-Romagna c’è più ottimismo, anche perché nel 2020 Stefano Bonaccini vinse senza i 5 stelle. E una sconfitta da queste parti sarebbe clamorosa e con effetti difficili da prevedere.

Secondo Antonio Noto, di Noto Sondaggi, la mossa di Conte ha due obiettivi. Il primo è di parlare a Beppe Grillo, con cui nelle ultime settimane è stato scontro totale. “Conte - spiega - ha voluto spingere sull’acceleratore per dare un riposizionamento dei 5 stelle e far vedere a Grillo che è lui che decide le alleanze senza snaturare il movimento originario”. Il secondo “è un messaggio agli elettori del Pd che lo apprezzano a differenza di Renzi”. Al momento, aggiunge Noto, “se considerassimo ancora in piedi il campo largo, la somma dei suoi partiti avrebbe lo stesso identico consenso della coalizione di centrodestra. Anche se poi sappiamo che quando si va a misurare la forza di una coalizione in quanto tale, qualcosa si perde”.

Elezioni in Umbria

In Umbria si voterà il 17 e il 18 novembre come in Emilia-Romagna. Cinque anni fa a prevalere era stato il centrodestra con l’elezione a presidente di Tesei. Una vittoria storica, vista la tradizione rossa della regione. In questa tornata elettorale la partita sembrava aperta, con il campo largo che ha indicato come candidata la civica Proietti, sindaca di Assisi. Secondo Noto Sondaggi, una delle ultime rilevazioni dà il centrodestra in vantaggio, anche se non di molto. “Certo - spiega Noto - mancano ancora le liste e i candidati al consiglio regionale che sul territorio possono fare la differenza. E poi bisogna capire se i 5 stelle si sganciano davvero. Ma al momento la coalizione di Tesei è avanti”.

Elezioni in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna sembrava che niente potesse ostacolare il campo larghissimo, che andava dal partito di Carlo Calenda al Movimento 5 Stelle, passando per Italia Viva e Alleanza Verdi Sinistra, a sostegno del candidato Pd, Michele de Pascale, alle prossime elezioni regionali del 17 e 18 novembre. Tutti i leader nazionali si erano espressi a favore di de Pascale, sindaco di Ravenna che nella sua città già governa con i “grillini” da tempi non sospetti e ha ottimi rapporti con i riformisti. Ma adesso tutto è in discussione. La dichiarazione di Giuseppe Conte sulla fine del campo largo è piombata come un fulmine a ciel sereno sulla campagna elettorale per le regionali, in una competizione elettorale che stando ai sondaggi non avrebbe riservato nessun brivido: secondo le ultime rilevazioni de Pascale era sopra di 13 punti percentuali all’avversaria del centrodestra, la civica Elena Ugolini, mentre anche la rilevazione più benevola nei confronti del centrodestra vedeva 8 punti di vantaggio del candidato del centrosinistra. Italia Viva e Azione, insieme a socialisti e Più Europa, stavano lavorando a una lista comune dei riformisti, ma nessuno si sarebbe aspettato liti sul simbolo, visto che in Emilia-Romagna i renziani sono presenti nella maggioranza che guida la Regione con l’assessore alla cultura Mauro Felicori, già direttore della Reggia di Caserta e hanno sempre avuto un ottimo rapporto con l’ex presidente Stefano Bonaccini.

Nel Pd sono già partite le accuse a Conte di trasformismo, in particolare da parte dell’europarlamentare Elisabetta Gualmini che della Regione è stata vicepresidente, ma l’ultimo sondaggio disponibile realizzato da You Trend vede il partito di Renzi all’1,6% e quello di Conte al 6,5%, mentre il Pd in Emilia-Romagna viene dato al 35%. Ora si tratta di capire se si riuscirà a tenere, come spesso si è fatto in passato, la regione rossa per eccellenza al riparo dalle tempeste nazionali. Intanto domenica era stato previsto un grande evento di presentazione di programma della coalizione all’Opificio Golinelli, una occasione per sancire definitivamente la coalizione. Avrebbe dovuto essere una festa del campo largo, adesso ci sono molte incognite.

Elezioni in Liguria

In Liguria, la prima regione della tornata dove si apriranno le urne ma anche quella dove gli assetti si sono definiti (almeno per ora) con più fatica, gli unici sondaggi certificati e pubblicati hanno un difetto di fondo. Sono stati elaborati prima dell'ultima, movimentata settimana, i sette giorni che hanno sconquassato il campo largo sulla tratta Genova-(e soprattutto) Roma. Vale sia per la ricerca a firma Noto Sondaggi per Porta a Porta, pubblicata ieri, che vedrebbe un testa a testa tra il candidato presidente del centrosinistra Andrea Orlando e quello del centrodestra Marco Bucci, appaiati al 46 per cento. Sia per le due rilevazioni Tecné per Primocanale, entrambe con Orlando in vantaggio tra i tre e i cinque punti sul diretto concorrente.

Secondo l'ultima rilevazione Tecné, con Iv ancora data in corsa a sostegno del candidato presidente del centrosinistra, Andrea Orlando sarebbe in vantaggio a prescindere: tre punti su Bucci, 50 a 47, con un ipotetico 3 per cento che viene assegnato a Nicola Morra, ex senatore del M5s candidato della lista nata dagli ambienti anti governisti di era draghiana, Uniti per la Costituzione, formata in gran parte da reduci di antiche fuoriuscite grilline. Quella immediatamente precedente, invece, vedeva Orlando a più sei su Bucci: 53 a 47.

Uno scenario, in attesa arrivino alla pubblicazione altri due sondaggi in lavorazione, che dovrebbero essere certificati entro qualche giorno, all’inizio della prossima settimana, che dice potrebbe non esserci stato un “effetto inchiesta” a spingere a sinistra le intenzioni di voto dei liguri, ma neanche un “effetto Bucci” a rilanciare la destra. Alle ultime elezioni, Regionali 2020 o Comunali genovesi 2022, del resto, il distacco tra i candidati vincitori, di destra, su quelli sconfitti, a sinistra, oscillava tra i 12 e i 17 punti di distanza, Non basterà per vincere, insomma, ma la destra rispetto a due anni fa è calata di molto.

Sul tavolo delle rispettive coalizioni, però, ci sono anche e soprattutto altri dati. Dal peso dei rispettivi partiti, agli orientamenti divisi sui rispettivi territori. Se appare chiaro come una buona fetta di partita si giocherà su Genova, ad esempio, che oltre a essere il primo bacino elettorale della regione (ci voterà il 60 per cento degli aventi diritto) è insieme la città guidata da Bucci e quella dove potrebbe pesare di più l'eco dell'inchiesta che ha travolto l'ex governatore Giovanni Toti e la sua (fu) maggioranza di centrodestra, da sinistra si fa notare come Orlando sia dato in vantaggio sia a Genova e provincia, sia a levante (nello Spezzino e nel Tigullio), ma in sofferenza su Imperia e Savona.

Nelle rilevazioni sul consenso dei singoli partiti, nei dati forniti da Tecné vengono dati in leggero calo sia il Pd, passato dal 27 per cento di inizio settembre al 26 di fine mese, comunque in linea con il risultato delle Europee di giugno, sia FdI (meno uno: dal 25 al 24), sia il M5s (dal 7 all'8). Crescono invece Forza Italia (10 per cento) e Lega (al 7 dopo il 6 per cento rilevato a inizio settembre, ma comunque in calo sull'8 per cento delle Europee). Stabili Avs Verdi e Sinistra al 5 per cento (alle Europee fece il 7) e Italia Viva, con un 2 per cento registrato a inizio come a fine settembre che potrebbe diventare una delle chiavi del voto di fine ottobre. In attesa di capire, insomma, se quei voti renziani passeranno a sinistra, nonostante lo strappo che ha messo fuori Iv dalla coalizione, o a destra.

Leggi i commenti