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Manconi: “La mia vita da cieco, all’inizio ho pensato al suicidio. Mi manca leggere i giornali al bar. Per scrivere un articolo impiego sei ore”

Luigi Manconi (Foto di Concetto Vecchio) 

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L’intellettuale ed ex politico racconta in un libro la sua malattia scoperta un giorno per caso alla Camera: “Non ricordo più il volto di mia figlia”
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Luigi Manconi, 76 anni, lei è cieco?

“Cieco totale. Cieco legale, secondo l’amministrazione pubblica”.

Quando ha capito che stava perdendo la vista?

“Nel febbraio 2007. Ero in aula alla Camera. Da sottosegretario alla Giustizia illustravo gli emendamenti del governo e dopo un po’ mi sono accorto che le righe mi saltavano davanti agli occhi…”

Non riusciva ad afferrarle?

“Le parole, le sillabe, intere frasi ballavano e si dileguavano. Non controllavo la lettura”.

Cosa ha fatto?

“Mi sono fermato. Dai banchi di destra hanno iniziato a rumoreggiare di fronte alla mia esitazione: pensavano che fosse recitata per una qualche ragione politica”.

Si è spaventato?

“Sono andato nel panico. Mi sono girato verso Giorgia Meloni, che da vicepresidente della Camera presiedeva l’aula, e le ho detto: ‘Ho un malore”'.

Cosa le hanno diagnosticato?

“Un glaucoma”.

Quanti anni aveva?

“Cinquantanove”.

Il peggioramento è stato rapido?

“Inesorabile. Già dieci anni fa non ero più in grado di leggere la pagina di…

Luigi Manconi, 76 anni, lei è cieco?

“Cieco totale. Cieco legale, secondo l’amministrazione pubblica”.

Quando ha capito che stava perdendo la vista?

“Nel febbraio 2007. Ero in aula alla Camera. Da sottosegretario alla Giustizia illustravo gli emendamenti del governo e dopo un po’ mi sono accorto che le righe mi saltavano davanti agli occhi…”

Non riusciva ad afferrarle?

“Le parole, le sillabe, intere frasi ballavano e si dileguavano. Non controllavo la lettura”.

Cosa ha fatto?

“Mi sono fermato. Dai banchi di destra hanno iniziato a rumoreggiare di fronte alla mia esitazione: pensavano che fosse recitata per una qualche ragione politica”.

Si è spaventato?

“Sono andato nel panico. Mi sono girato verso Giorgia Meloni, che da vicepresidente della Camera presiedeva l’aula, e le ho detto: ‘Ho un malore”'.

Cosa le hanno diagnosticato?

“Un glaucoma”.

Quanti anni aveva?

“Cinquantanove”.

Il peggioramento è stato rapido?

“Inesorabile. Già dieci anni fa non ero più in grado di leggere la pagina di un libro. Leggere e scrivere era stata la mia principale occupazione da sempre”.

Cosa intende con inesorabile?

“L’occhio destro è piombato presto in una cecità totale. In quello sinistro mi è rimasto a lungo uno spiraglio assai esile che mi permetteva di vedere qualcosa e, per esempio, di prendere appunti”.

In che modo?

“Guardi questo bloc notes, ne ho usati decine e decine nella mia vita. Con un pennarello dalla punta molto spessa riuscivo ancora a segnare le cose da fare. Non posso più da tempo, mi manca moltissimo”.

Da quanto tempo è cieco totale?

“Da un anno”.

Ora lei ha scritto un libro sulla sua malattia, “La scomparsa dei colori”.

“L’ho scritto con le mie assistenti, Marica Fantauzzi, Chiara Tamburello, Lucrezia Fortuna. Mi accompagnano ovunque, alternandosi. Soprattutto mi assistono nella scrittura, che avviene sotto dettatura”.

Luigi Manconi con una delle sue assistenti, Marica Fantauzzi (foto di Concetto Vecchio) 

Lei detta e loro scrivono?

“Non esattamente. Il nostro è un lavoro collettivo. C’è una responsabilità coautoriale. Col tempo è diventato uno stile, non dico un genere letterario, costruito sulla comune creatività. E infatti spesso firmano con me”.

Si scrive in solitudine, di solito.

“Infatti non sarebbe possibile se queste donne trentenni non avessero sensibilità e cultura”.

Quanto ci mettete per scrivere un articolo per Repubblica?

“Sei ore”.

Sante donne!

“Può dirlo forte. Due ore se ne vanno per l’elaborazione del testo e altre quattro di rilettura”.

Quattro ore?

“Ho una morbosa cura per l’esattezza della parola e quindi mi capita anche di fare dieci, dodici riletture”.

Cosa le manca della sua vita di prima?

“Non potermi più sedere al tavolino di un bar e leggere per ore i giornali”.

Minuti piaceri.

“Mi manca infinitamente il cinema. Quando la vista si stava esaurendo ho voluto rivedere i film di Gian Maria Volonté, di cui ero stato amico”.

In sala?

“No, sullo schermo di un lettore di dvd che accostavo all’occhio sinistro: così riuscivo a distinguere dei frammenti”.

Quali gesti non fa più?

“Non uso più il bancomat, non spengo l’interruttore, non metto più lo zucchero nel caffè. Le partite le ascolto su Tutto il calcio minuto per minuto”.

Però mi ha risposto al telefono.

“Chiamo anche. Ho imparato a memoria la tastiera. Ho un Nokia del 2006, i cui pezzi di ricambio acquisto online”.

Il Nokia del 2006 di Luigi Manconi (foto 

Come legge i giornali?

“Ascoltando tutte le rassegne stampa possibili, dalle sette meno un quarto alle nove e mezza del mattino. Poi grazie ad Alexa, una cara amica infida, ottengo la cosa più preziosa: gli audiolibri, l’ora esatta, i notiziari”.

Di sua figlia Giulia ricorda soltanto il volto di bambina.

“Aveva dieci anni, oggi ne ha venticinque. Non poter vedere i visi dei miei figli è una delle privazioni più dolenti della mia vita di cieco”.

Quanti figli ha?

“Tre. Davide, 55, che vive a Milano. Giacomo, 32, e Giulia. Hanno una grande sollecitudine nei miei confronti. Mi accompagnano loro là dove le mie assistenti non possono”.

Li tocca?

“Sì, ma quando li accarezzo rischio di metter loro un dito nell’occhio”.

È vero che all’inizio ha pensato al suicidio?

“È vero, pensavo che non avrei potuto tollerare la cecità. Mi faceva paura il buio”.

E invece?

“Ho scoperto la grazia di Stato. Nella condizione di massima sofferenza si sono liberate dentro di me risorse ed energie di cui non sospettavo l’esistenza”.

L’uomo sa adattarsi alle avversità?

“Sì, ma la mia non ha nulla di eroico. Sono un cieco privilegiato”.

Rinuncia ancora al bastone.

“Affermo il mio residuo di autonomia. Mio figlio Giacomo dice che sbaglio, ma preferisco così”.

Si è aggrappato al lavoro.

“È stato il mio modo di resistere e mi piace un verso di Giovanni Lindo Ferretti: ‘Resisto perché esisto’”.

Com’è cambiato il rapporto con sua moglie, Bianca Berlinguer?

“Ho dovuto accettare i miei limiti, affidarmi. Sono più fragile. Bianca da quindici anni vive con una persona con disabilità, e non è semplice”.

Andate ancora a teatro.

“Sì, a seguire Alessandro Bergonzoni, Antonio Rezza, Ascanio Celestini, Marco Paolini. Nei luoghi pubblici, in mezzo alla folla, però avverto una grande sperdutezza, perché mi manca l’orientamento”.

Nel libro racconta della difficoltà di usare i bagni dei treni.

“Ci sono quattro o cinque modalità diverse di tirare l’acqua… Lo stesso vale per il rubinetto. Anni fa con Sergio Staino, cieco come me, scrivemmo all’ad di Trenitalia. Non ci rispose”.

Se si fosse operato all’inizio non sarebbe in queste condizioni?

“Un oculista tardò a diagnosticare il glaucoma. Potevo operarmi. Nella mia condizione c’è chi vede ancora. Me lo dissero altri medici, dopo. Ma ormai era troppo tardi”.

L’ha denunciato?

“Sono cose per me impensabili”.

Non gli porta rancore?

“Non avevo bisogno di un nemico. Sembra incredibile anche a me, ma è così”.

Cosa sente di avere perso?

“La cecità comporta la perdita della bellezza e la perdita della libertà”.

Pensa che la vita sia stata matrigna con lei?

“Con me è stata generosissima, e per altri versi pesantissima. Nel computo finale il bilancio è positivo”.

Luigi Manconi presenterà il suo libro, “La scomparsa dei colori” (Garzanti), l’8 ottobre a Milano alle ore 19 al Teatro Parenti con Daria Bignardi; il 9 a Pavia alle ore 21 al Collegio Ghisleri con Gianni Francioni e Serena Feloj; l’11 a Bologna alle ore 18 nella Biblioteca della Sala Borsa con Silvia Avallone e Alessandro Bergonzoni.

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