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Salvini sulla graticola, FdI lo incalza: “Spieghi in Parlamento il tilt dei treni”

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini

 

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Gelo di Tajani: “Non mi occupo di ferrovie”. Meloni studia come oscurare Pontida: potrebbe partecipare alla kermesse di FdI
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ROMA — La scena avviene alla buvette di Palazzo Madama. Due del pomeriggio. Antonio Tajani è in pausa caffè, a margine di un question time-dissing con Matteo Renzi sulla crisi in Medio Oriente. Domanda: ministro, che ne pensa del disastro dei treni e della gestione di Matteo Salvini? Tajani allarga le braccia: «Io mi sono già occupato di trasporti (da commissario europeo, ndr), ora non me ne occupo più». E all’epoca aveva fatto meglio di Salvini? Il vicepremier azzurro non risponde a difesa del collega leghista. Non cita nemmeno il famoso chiodo sparato da un operaio alle tre di notte su una cabina elettrica, immateriale capro espiatorio secondo il capo del Mit, che infatti ieri rilanciava: «Io mi occupo di approvare leggi e trovare soldi, non vado a piantare chiodi fino a prova contraria». Tajani poi inforca il cellulare, lo accosta all’orecchio e risponde a una provvidenziale chiamata, allontanandosi dai cronisti. Basta questo per intuire però quale sia il clima tra i post-berluscon…

ROMA — La scena avviene alla buvette di Palazzo Madama. Due del pomeriggio. Antonio Tajani è in pausa caffè, a margine di un question time-dissing con Matteo Renzi sulla crisi in Medio Oriente. Domanda: ministro, che ne pensa del disastro dei treni e della gestione di Matteo Salvini? Tajani allarga le braccia: «Io mi sono già occupato di trasporti (da commissario europeo, ndr), ora non me ne occupo più». E all’epoca aveva fatto meglio di Salvini? Il vicepremier azzurro non risponde a difesa del collega leghista. Non cita nemmeno il famoso chiodo sparato da un operaio alle tre di notte su una cabina elettrica, immateriale capro espiatorio secondo il capo del Mit, che infatti ieri rilanciava: «Io mi occupo di approvare leggi e trovare soldi, non vado a piantare chiodi fino a prova contraria». Tajani poi inforca il cellulare, lo accosta all’orecchio e risponde a una provvidenziale chiamata, allontanandosi dai cronisti. Basta questo per intuire però quale sia il clima tra i post-berlusconiani: nessuno, ma proprio nessuno, si spende per perorare la causa del titolare dei Trasporti. Anche perché da settimane FI e Lega si scornano su tutto, dall’autonomia all’Ursula bis, al ddl sullo Ius scholae che i forzisti depositeranno probabilmente oggi mentre il Carroccio s’inventa uno “Ius veneti”. Sul rullo delle agenzie, da 48 ore, non si trova mezzo lancio di sostegno degli azzurri, nemmeno di rito, per il capo del Carroccio finito nella bufera per il clamoroso blocco ferroviario dell’altro ieri, dopo i ritardi in batteria che già avevano funestato i viaggiatori tutta l’estate.

Pure FdI rimane in silenzio. Nessuno spende una parola per Salvini. E anzi a sera Salvatore Deidda, meloniano di ferro e presidente della Commissione Trasporti di Montecitorio, racconta a Repubblica che vorrebbe chiamare in Parlamento pure il ministro delle Infrastrutture. «Nelle prossime due settimane — spiega l’esponente di FdI — abbiamo convocato come Commissione i vertici di Rfi, ma subito dopo mi piacerebbe sentire anche la parte politica, Salvini o un altro rappresentante del Ministero». Non è una critica al ministro, pesa le parole Deidda, «con lui abbiamo un rapporto sempre costruttivo, purtroppo scontiamo ritardi che si sono accumulati in più legislature». Però l’iniziativa è singolare, perché in genere quando si solleva un polverone è l’opposizione a chiedere a spron battuto: «Il ministro venga a riferire in Aula». Stavolta l’iniziativa parte da FdI. «Decideremo a breve in ufficio di presidenza», conclude il meloniano.

I vertici di via della Scrofa non intervengono. Anche perché nessuno, vale anche per FI, può rischiare di mettere davvero in discussione il vicepremier e segretario di un partito che è tra i soci di maggioranza del governo Meloni. Però una certa freddezza traspare. E chissà se qualche punzecchiatura arriverà dalla festa dei parlamentari di FdI che da oggi fino a domenica si radunano a Brucoli, frazione di Augusta in provincia di Siracusa. Ieri Arianna Meloni e Giovanni Donzelli sono stati per due ore nello studio del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Si è discusso anche della kermesse siciliana. Tutti e tre ci saranno, insieme alla ministra del Turismo in bilico Daniela Santanché e al neo-titolare della Cultura, Alessandro Giuli. E la premier? Nel programma non è segnata. Ma ha l’agenda istituzionale sgombra di appuntamenti, nel weekend. E i parlamentari sono in pressing da giorni: «Magari ci fa una sorpresa». Guerre permettendo. La speranza è di averla domenica. Se andasse così, salirebbe sul palco di Brucoli in contemporanea col raduno di Pontida, dove Salvini ha convocato Viktor Orbán, l’olandese Geert Wilders e gli estremisti austriaci di Fpö. Ma anche se Meloni si presentasse in Sicilia proprio durante l’evento leghista, sostengono da FdI, sarebbe solo «una casualità».

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