Cittadinanza, il vaffa dei giovani della Lega contro Tajani: “Sei uno scafista”. Le scuse di Salvini
dal nostro inviato Matteo PucciarelliI giovani della Lega parlano, anzi straparlano, incarnando gli umori dei grandi, e quindi definiscono il leader degli alleati di Forza Italia Antonio Tajani “scafista” in uno striscione, lo mandano a quel paese con i cori e poi dal palco della pre-Pontida, per bocca del capogruppo della Lega in consiglio comunale a Milano, Alessandro Verri, ribadiscono: «A Tajani va il nostro più grosso vaffanc...». Parole accolte con applausi scroscianti. Ma com’era ovvio che fosse scoppia un caso diplomatico con i forzisti e allora un Matteo Salvini livido è costretto a correre ai ripari con un richiamo durissimo dallo stesso palco contro gli juniores, «qui non stiamo giocando, di parchi gioco ce ne sono tanti, se qualcuno non lo ha capito fuori dalle palle». Non solo, perché nonostante le aspirazioni nazionaliste del Carroccio salviniano, sono partiti cori anche contro i napoletani — Salvini se li ricorda perché fino a qualche anno fa li faceva pure lui — e anche su questo il segretario dei giovani…
I giovani della Lega parlano, anzi straparlano, incarnando gli umori dei grandi, e quindi definiscono il leader degli alleati di Forza Italia Antonio Tajani “scafista” in uno striscione, lo mandano a quel paese con i cori e poi dal palco della pre-Pontida, per bocca del capogruppo della Lega in consiglio comunale a Milano, Alessandro Verri, ribadiscono: «A Tajani va il nostro più grosso vaffanc...». Parole accolte con applausi scroscianti. Ma com’era ovvio che fosse scoppia un caso diplomatico con i forzisti e allora un Matteo Salvini livido è costretto a correre ai ripari con un richiamo durissimo dallo stesso palco contro gli juniores, «qui non stiamo giocando, di parchi gioco ce ne sono tanti, se qualcuno non lo ha capito fuori dalle palle». Non solo, perché nonostante le aspirazioni nazionaliste del Carroccio salviniano, sono partiti cori anche contro i napoletani — Salvini se li ricorda perché fino a qualche anno fa li faceva pure lui — e anche su questo il segretario dei giovani Luca Toccalini annuncia i classici “provvedimenti disciplinari”. Peccato che nessuno dei “grandi” presenti, e c’erano quasi tutti, dai vicesegretari al ministro Giuseppe Valditara, sul momento si fosse premurato di prendere le distanze da cori e dichiarazioni di insulti verso l’altro vicepremier.
Pontida, Salvini e Vannacci cantano insieme "Generale" di De Gregori
Arrivano i sovranisti internazionali
La Pontida dei giovani è la tradizionale manifestazione che anticipa quella del giorno dopo, cioè oggi. Sul pratone sono attesi pezzi da novanta del sovranismo internazionale, dal premier ungherese Viktor Orban agli austriaci dell’Fpö passando per i messaggi di Jair Bolsonaro e Marine Le Pen. La kermesse sarà centrata sulla difesa di Salvini a processo per sequestro di persona sul caso Open Arms, ed è un evento a cui il segretario federale tiene particolarmente per ragioni anche affettive, per così dire.
Valditara commosso
L’irruenza della giovanile («i giovani sono giovani e si esprimono da giovani», li aveva assolti il vicesegretario Andrea Crippa prima della reprimenda del capo) in realtà non era sembrata frutto della semplice intemperanza, magari favorita da qualche birra di troppo. C’era stata la preparazione dello striscione, un piccolo corteo e infine le parole di Verri, che non è certo un passante ma è anche coordinatore della giovanile in Lombardia, lo stesso ruolo che avevano ricoperto in passato Salvini e lo stesso Crippa. Dopo il suo intervento anti-Tajani («la cittadinanza non si regala») anche altri avevano espresso invettive simili: «Ci sono poltronari del centrodestra che vogliono svendere la cittadinanza» (l’eurodeputata Susanna Ceccardi), «serve anche la violenza delle parole a volte perché magari qualcuno a Roma si è accomodato» (Francesco De Santis, portavoce dell’Abruzzo). Mentre Valditara, nonostante i contenuti virulenti, si era quasi commosso: «Nei vostri occhi vedo quelli dei miei figli...».
“Generale” di De Gregori per Vannacci
Nel mentre sotto il tendone era tutto un fomentarsi contro gli islamici e i progetti dei “globalisti”, da FI invece arrivavano dichiarazioni di fuoco. «Inqualificabili parole», «concetti da ignoranti», dettavano alle agenzie Maurizio Gasparri, Paolo Barelli e Raffaele Nevi. Così quando è toccato parlare a Salvini ha rimesso tutti in riga e la festa è finita. «I miei nemici non sono nella maggioranza, “Antonio” è un amico e un alleato, non rischio il carcere perché qualcuno ha voglia di giocare...». Il vicepremier ha comunque rimarcato le distanze con i forzisti anche sulla manovra: «Se deve esserci un euro di tasse in più le paghino i banchieri che hanno fatto 40 miliardi di euro di extraprofitti, tanto in vacanza con lo yacht ci andranno lo stesso». Punto sul quale si prevedono scintille nei prossimi giorni dentro l’esecutivo. Poi sul resto è stato il Salvini di sempre: «Fanatismo islamico cancro del secolo», «chi ci vuole sterminare è in altre stanze» (?), «ma quali fascisti e nazisti, stiamo con le persone normali che si sono rotte le palle di immigrazione, globalizzazione e precarizzazione». All’ora di cena è arrivato anche Roberto Vannacci, altra birra e spazio musicale: Generale di Francesco De Gregori.