Consulta, l’assalto della destra. Centrosinistra verso l’Aventino
di Liana Milella , Giovanna VitaleLa sfida di Giorgia Meloni sulla Consulta si complica assai. E domani, in aula alla Camera, potrebbe essere un giorno di fuoco. Di certo le opposizioni già pensano all’Aventino. Disertare l’aula, ma soltanto dopo aver tentato di intervenire per spiegare perché è «del tutto inammissibile» non solo appropriarsi, grazie alla supremazia numerica, di un giudice costituzionale, ma soprattutto sceglierne uno “fatto in casa”. Visto che l’unico candidato in pectore, imposto da Meloni agli alleati di governo, è Francesco Saverio Marini: consigliere giuridico della presidente del Consiglio e autore materiale della riforma sul premierato. Autore e controllore al contempo. «Un vulnus alla democrazia», chiosa indignato più di un costituzionalista.
L’ipotesi di lasciare l’aula
Per tutto ieri, in frenetici scambi, Pd, M5S e Avs hanno ragionato sulla strategia anti-Meloni. Prevale quella di uscire dall’aula. Ne sono convinti Pd e Avs, lo ipotizza anche il M5S, che ne discuterà stasera alla riunione co…
La sfida di Giorgia Meloni sulla Consulta si complica assai. E domani, in aula alla Camera, potrebbe essere un giorno di fuoco. Di certo le opposizioni già pensano all’Aventino. Disertare l’aula, ma soltanto dopo aver tentato di intervenire per spiegare perché è «del tutto inammissibile» non solo appropriarsi, grazie alla supremazia numerica, di un giudice costituzionale, ma soprattutto sceglierne uno “fatto in casa”. Visto che l’unico candidato in pectore, imposto da Meloni agli alleati di governo, è Francesco Saverio Marini: consigliere giuridico della presidente del Consiglio e autore materiale della riforma sul premierato. Autore e controllore al contempo. «Un vulnus alla democrazia», chiosa indignato più di un costituzionalista.
L’ipotesi di lasciare l’aula
Per tutto ieri, in frenetici scambi, Pd, M5S e Avs hanno ragionato sulla strategia anti-Meloni. Prevale quella di uscire dall’aula. Ne sono convinti Pd e Avs, lo ipotizza anche il M5S, che ne discuterà stasera alla riunione convocata da Giuseppe Conte. Ma lo scontro con il presidente della Camera Lorenzo Fontana viene già dato per scontato, soprattutto sulla richiesta di poter prendere subito la parola perché, per una votazione congiunta come questa, le regole parlamentari non lo prevedono. Potrebbe essere lo spunto per la protesta e l’abbandono dell’aula.
Forzatura meloniana
Se la premier se l’immaginava come una passeggiata di salute, forse fidandosi dei suoi consiglieri più stretti, dovrà ridimensionare la convinzione di poter portare a casa, in quattro e quattr’otto, il primo giudice costituzionale della storia di FdI. Perché «il blitz», come l’ha battezzato subito Elly Schlein, sta galvanizzando le opposizioni. Tant’è che con Repubblica la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani boccia sia la scelta di Marini, sia la decisione di andare al voto convocando via sms senatori e deputati della maggioranza: «Sarebbe ben strano che fosse chiamato a giudicare la riforma del premierato proprio colui che l’ha scritta», spiega Serracchiani, che vede nella forzatura meloniana, «l’ennesima prova di una mentalità proprietaria della maggioranza del tutto intollerabile».
La rabbia di Crosetto
E dunque, ce la farà la premier a raggiungere quota 363, cioè i tre quinti dell’emiciclo necessari per eleggere Marini? È tutto da vedere, nonostante quell’sms autoritario di giovedì con l’obbligo di presenza dei parlamentari, la cui divulgazione su Repubblica ha fatto infuriare Guido Crosetto, pronto ora a rivolgersi in procura per violazione di corrispondenza privata. Ma ecco cosa ne pensa un noto pm, che chiede l’anonimato: «Francamente non riesco a capire quale potrebbe essere l’ipotesi di reato. Ce ne sarebbe uno solo qualora si sostenesse che un terzo, non facente parte della chat, avesse sottratto, e poi rivelato all’esterno, le conversazioni». Ma vallo a provare dopo che l’sms ha raggiunto 184 tra deputati e senatori…
Senza trattare
Dopodiché, FdI ci crede, Marini ce la farà. «C’è la possibilità e la volontà di arrivarci, finalmente dopo tanto tempo, il Parlamento si è riunito troppe volte a vuoto in mancanza di un’intesa», rassicura il ministro Luca Ciriani. Analisi opposta del dem Dario Parrini: «Si tratta di un colpo di mano inquietante sul supremo istituto di garanzia, che non si può eleggere a colpi di maggioranza». Una strategia sbagliata pure per Angelo Bonelli di Avs, che a Meloni chiede di «non procedere con questo blitz per gli evidenti conflitti di interesse di Marini». Anche perché, aggiunge Riccardo Magi di +Europa, «portare alla Consulta il proprio consigliere giuridico è davvero inaccettabile». Ma questo vuole Giorgia Meloni. Da sola, senza trattare con le opposizioni, poiché le serve un uomo “tutto suo”, che vigili sulle mosse della Consulta e, soprattutto, tuteli le riforme del governo.