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Salvini tuona contro le banche e avvisa Forza Italia: “Paghino di più”

(ansa)

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Dal palco di Pontida lo show del leader leghista davanti a un pratone che tanti spazi vuoti. L’attacco contro “il cancro dell’estremismo islamico”. E sul caso Open Arms: “Non possono processare un intero popolo”
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Pontida — Ogni anno sempre la stessa dichiarazione, la ripetono tutti dal palco, «questa è la Pontida delle Pontide!». Quella del 2024 forse resterà negli annali per essere stata la più disertata di sempre dalla base, o da quel che ne resta: mezzo pratone fangoso vuoto, triste effetto scenico nonostante l’accorgimento di avvicinare i gazebo regionali e rendere più piccolo e quindi più riempibile il “recinto”.

Al di sotto delle aspettative

Con una manifestazione tutta personalizzata su Matteo Salvini e allargata agli ospiti stranieri del gruppo dei Patrioti, la risposta del “popolo” leghista è stata quindi al di sotto delle aspettative. Una maratona di quasi quattro ore di interventi, dal segretario della giovanile Luca Toccalini agli eurodeputati, dai ministri ai presidenti di Regione, dai capigruppo di Camera e Senato fino ai videomessaggi di Jair Bolsonaro, Marine Le Pen e Jordan Bardella. La giornata dell’orgoglio leghista inaugurata da Umberto Bossi nel 1990 e ispirata dallo stori…

Pontida — Ogni anno sempre la stessa dichiarazione, la ripetono tutti dal palco, «questa è la Pontida delle Pontide!». Quella del 2024 forse resterà negli annali per essere stata la più disertata di sempre dalla base, o da quel che ne resta: mezzo pratone fangoso vuoto, triste effetto scenico nonostante l’accorgimento di avvicinare i gazebo regionali e rendere più piccolo e quindi più riempibile il “recinto”.

Al di sotto delle aspettative

Con una manifestazione tutta personalizzata su Matteo Salvini e allargata agli ospiti stranieri del gruppo dei Patrioti, la risposta del “popolo” leghista è stata quindi al di sotto delle aspettative. Una maratona di quasi quattro ore di interventi, dal segretario della giovanile Luca Toccalini agli eurodeputati, dai ministri ai presidenti di Regione, dai capigruppo di Camera e Senato fino ai videomessaggi di Jair Bolsonaro, Marine Le Pen e Jordan Bardella. La giornata dell’orgoglio leghista inaugurata da Umberto Bossi nel 1990 e ispirata dallo storico giuramento del 1167 contro il Sacro Romano Impero di Federico Barbarossa appare ormai e sempre più un rito stanco. Appostato su un tetto alla destra del palco c’era pure un agente accovacciato con il binocolo a osservare la platea, del resto la presenza fra gli altri di Viktor Orbán e dell’olandese Geert Wilders raccomandava un surplus di attenzione.

L’abito di lotta e la cautela con Tajani

Il segretario federale, alla guida del Carroccio da 11 anni, parla alla fine per una ventina di minuti, abbastanza poco. Registro consumato: dagli attacchi a George Soros (antico finanziatore del partito di Orbán nonché di una borsa di studio dello stesso presidente ungherese, guarda i casi della vita) alle “multinazionali”, alla Cina e alla Turchia, ora — con una manovra non facile da varare — è tornato a vestire l’abito del Salvini di lotta che tuona contro «i banchieri, i sacrifici non li chiederemo a operai, partite Iva, artigiani e agricoltori». Messaggio neanche troppo indiretto agli alleati di Forza Italia, che non vogliono saperne di tassare gli istituti bancari.

Il vicepremier annuncia una pomposa «nuova santa alleanza dei popoli» contro «il cancro del fondamentalismo islamico». Dice che non ha paura di finire in carcere per il processo Open Arms, in caso dopo il terzo grado di giudizio «ci andrò a testa alta, non possono processare un intero popolo». Più che altro Salvini avrebbe voluto mandare un messaggio più netto sempre a FI che sta studiando una riforma sulla cittadinanza, rendendola più agevole a chi è nato e studia in Italia, ma gli insulti di sabato degli juniores ad Antonio Tajani lo hanno costretto a chiedere scusa all’alleato e quindi a ricalibrare il tiro.

L’intervento di Orban

Sempre più radicalizzato a destra dopo essere passato dalla gioventù comunista al liberalismo con la lunga adesione al Ppe del suo partito, Orbán è sembrato sicuramente più ispirato, per così dire: nel suo discorso si è scagliato contro le famiglie arcobaleno, contro «l’egemonia della sinistra in Europa», che vuole punire una Ungheria colpevole di «difendere i confini dell’Ue dall’immigrazione irregolare». Il presidente di turno del Consiglio europeo minaccia: «Se continueranno a punirci, trasporteremo i migranti da Budapest a Bruxelles e li porteremo davanti agli uffici. Non dobbiamo uscire da Bruxelles ma entrare con forza, deve essere occupata, tolta ai burocrati e ridata alla gente europea».

Le contraddizioni del Carroccio

L’unico italiano ad avere un proprio spazio per un intervento a sé sul palco è stato Roberto Vannacci, il generale sospeso dall’esercito eletto lo scorso giugno in Europa come indipendente della Lega. Il quale ha giurato sul proprio “onore” di restare fedele al partito che lo ha eletto, seppur senza prenderne la tessera. Ma a parte le sue parole, la scelta di riservargli il trattamento particolare da parte di Salvini conferma la scelta del “Capitano” di volerlo legare al Carroccio ad ogni costo.

A distanza, un altro beniamino del sovranismo internazionale come Elon Musk, fresco reduce ospite sul palco di Donald Trump, ha espresso il suo sostegno ai Patrioti radunati in provincia di Bergamo su X. È uno degli uomini più ricchi del mondo, produce le tanto detestate (da Salvini e co.) auto elettriche, eppure è diventato un santo protettore delle destre di mezzo mondo. Tra tutte le contraddizioni in cui sguazza la Lega, autonomista ma nazionalista, sciovinista ma per la “pace”, fautrice della “libertà” ma promotrice di norme repressive, forse neanche la più lampante.

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