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Vannacci-star ipoteca il congresso: “Una mia mozione? Non lo escludo”

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Il generale sul palco di Pontida accolto dai fan. Il suo libro va a ruba, quello di Salvini no
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Pontida — È alla sua primissima volta nella culla leghista, Roberto Vannacci, ma tra le braccia del popolo del partito recita la parte di chi la conosce come casa. Sul pratone del giuramento, il generale viene accolto da star e risponde facendo suo il repertorio di altri: bacia, abbraccia, indica, suda, gesticola, pattina sulle domande dei cronisti come sul fango di giornata, firma autografi e fa il pieno di seguaci. Una tale unione di corpi, selfie e spirito, che fino a ieri da queste parti era rimasta rigorosa esclusiva di altro ruolo in gerarchia, il segretario Matteo Salvini e nessun altro.

Tutto da capire se sia «merito della formazione da militare, è addestrato per ogni situazione», come capita di sentire assicurare con sognante devozione tra i tanti fan del neo europarlamentare, ma il dato rimane, e rischia di essere (o poter diventare) tutto politico. Perché nel giorno in cui i colonnelli del partito si ritrovano a testare anche sul terreno di casa quanto possa essere ingombra…

Pontida — È alla sua primissima volta nella culla leghista, Roberto Vannacci, ma tra le braccia del popolo del partito recita la parte di chi la conosce come casa. Sul pratone del giuramento, il generale viene accolto da star e risponde facendo suo il repertorio di altri: bacia, abbraccia, indica, suda, gesticola, pattina sulle domande dei cronisti come sul fango di giornata, firma autografi e fa il pieno di seguaci. Una tale unione di corpi, selfie e spirito, che fino a ieri da queste parti era rimasta rigorosa esclusiva di altro ruolo in gerarchia, il segretario Matteo Salvini e nessun altro.

Tutto da capire se sia «merito della formazione da militare, è addestrato per ogni situazione», come capita di sentire assicurare con sognante devozione tra i tanti fan del neo europarlamentare, ma il dato rimane, e rischia di essere (o poter diventare) tutto politico. Perché nel giorno in cui i colonnelli del partito si ritrovano a testare anche sul terreno di casa quanto possa essere ingombrante la figura dell’ex militare, è lo stesso Vannacci a lanciare quella che pare più di una suggestione. «Una mia mozione al prossimo congresso della Lega? – dice – Ne parleremo al congresso, ma non lo escludo».

Spazi nel partito

Dopo i tanti dubbi pre Europee sul rischio di investire tutto o quasi su un indipendente con ambizioni evidenti, del resto, i timori che si respirano in casa Lega sembrano già essere altri. Da copione il Vannacci che urla dal palco di aver dimostrato «di non voler usare la Lega come un taxi o un pulmino per andare in Europa, io sono qua perché tengo all’onore della parola data», lo show tra gli applausi del generale non pare quello di chi in molti davano pronto a portare a far fruttare altrove i suoi 500mila voti e passa di giugno, magari a insistere nella costruzione di un proprio soggetto politico. Forse, piuttosto, di chi inizia a intravedere spazi più invitanti del previsto nel partito che l’ha candidato per primo, con tutti i rischi del caso per gli equilibri dentro la Lega. Per primo, quello di veder crescere il seguito dell’europarlamentare a tal punto da vederlo finire a nutrire un possibile, non improbabile dualismo con Salvini stesso.

La novità per rilanciare

Uno scenario che tra i dirigenti leghisti presenti sul sacro pratone delle origini si definisce «fantascienza», ma sul quale lo stesso Vannacci non rinuncia a giocare: a chi gli urla «segretario» risponde facendo segno di no, ma sorridendo, poi parla da leader. Prima difende con opportuna cautela Tajani, poi fa l’occhiolino ai tanti del pratone venuti lì solo per lui, e da ambienti anche lontani dal partito di sempre: «Siamo qua per il nuovo corso della Lega, che completa e riunisce tutti quanti nel nome della sovranità, delle tradizioni, dell’onore». Parole magiche per ex parà, trumpiani d’Italia e i tanti militanti di pura destra arrivati nel profondo Nord solo per il generale.

Sul dualismo possibile con il segretario, con cui i rapporti sono buoni, ottimi, si tiene a precisare in quota Lega, del resto, è la stessa base del partito che dimostra di non avere poi tutta questa paura di riflettere, né, soprattutto, di dividersi. A raccontarlo sono le tante e svariate voci del raduno, i militanti di vecchia scuola padana che ammettono che sì, «Vannacci con la nostra Lega non c’entra nulla, ma ha delle qualità» come quelli per cui «il generale ha la forza della novità che serve per rilanciare questo partito», chi indica come strada possibile quella di «una buona divisione dei ruoli: il generale segretario, e Salvini presidente» e chi mette in guardia sulla necessità che «a guidare la Lega può essere solo un leghista». Ma a dirlo, in qualche modo, sono pure freddi numeri da botteghino.

Sfida senza storia, tra libri

Tra i gazebo allestiti dall’organizzazione lungo le vie di accesso all’area del palco, quelli che vendono rispettivamente il libro di Vannacci (Il mondo al contrario) e quello del segretario (Controvento) sono distanti neanche due metri. Il primo a destra, il secondo a sinistra. All’ora di pranzo, i comizi già in corso da due ore, la sfida editoriale tra i due è già senza storia. Del libro del generale, 20 euro di prezzo di copertina, rimangono in vendita appena nove copie, sui tre scatoloni di fornitura «spazzolati via», viene spiegato. Di quello di Salvini, a pari fornitura e «offerta libera, dai cinque euro in su», come minimo dieci volte tanto. «Solo ragioni editoriali, non certo politiche», si tiene a precisare tra i gazebo, ma tant’è.

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