ROMA — Tra i parlamentari del Pd, la partita viene data per chiusa: Gaetano Manfredi, sindaco giallorosso di Napoli, sarà il prossimo presidente dell’Anci, l’associazione-fortino degli 8mila comuni italiani, che già in queste settimane di vacatio (Antonio Decaro ha lasciato il vertice a inizio luglio, quando ha traslocato da Bari a Bruxelles) battaglia col governo contro i tagli in manovra. Chi asseconda questa versione, aggiunge pure la notizia di un incontro riservato, pochi giorni fa, tra Dario Franceschini, grande sponsor dell’ex rettore della Federico II, e Giuseppe Conte, a suggello dell’intesa. Incontro non banale, visti i rapporti polari tra il capo dei 5 Stelle e la leader dei democratici Elly Schlein, dopo le bizze sul ritorno nel centrosinistra di Matteo Renzi.
L’ufficialità ancora non c’è. Ma dopo mesi di guerriglia sottotraccia tra correnti del Pd - perché una cosa è certa: le carte le dà il centrosinistra, e i dem in particolare, visti gli equilibri negli enti locali - i…
ROMA — Tra i parlamentari del Pd, la partita viene data per chiusa: Gaetano Manfredi, sindaco giallorosso di Napoli, sarà il prossimo presidente dell’Anci, l’associazione-fortino degli 8mila comuni italiani, che già in queste settimane di vacatio (Antonio Decaro ha lasciato il vertice a inizio luglio, quando ha traslocato da Bari a Bruxelles) battaglia col governo contro i tagli in manovra. Chi asseconda questa versione, aggiunge pure la notizia di un incontro riservato, pochi giorni fa, tra Dario Franceschini, grande sponsor dell’ex rettore della Federico II, e Giuseppe Conte, a suggello dell’intesa. Incontro non banale, visti i rapporti polari tra il capo dei 5 Stelle e la leader dei democratici Elly Schlein, dopo le bizze sul ritorno nel centrosinistra di Matteo Renzi.
L’ufficialità ancora non c’è. Ma dopo mesi di guerriglia sottotraccia tra correnti del Pd - perché una cosa è certa: le carte le dà il centrosinistra, e i dem in particolare, visti gli equilibri negli enti locali - il sindaco di Napoli si avvicina al congresso del 20 novembre in pole position. Primeggia nel gradimento fra gli amministratori dem. E il M5S da fuori benedice l’operazione: i rapporti tra il leader del Movimento e Manfredi sono ottimi, da quando l’ex presidente della Crui venne nominato ministro dell’Università nel Conte bis. Pure Forza Italia ha più o meno formalizzato il suo appoggio, col capodelegazione in Ue e big campano Fulvio Martusciello, che a margine della convention del Ppe a Napoli, due settimane fa, ha messo a verbale: «Manfredi è la scelta migliore». Certo, per gli azzurri il dossier lo segue il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri, che vorrà trattare fino all’ultimo. E Martusciello un po’ si schernisce, su quell’uscita settembrina: «Dovevo scegliere tra un napoletano e un torinese, pure juventino...», scherza con Repubblica.
Perché in questa partita il grande avversario interno di Manfredi è il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, visto che il milanese Beppe Sala, in lizza fino all’estate, ormai ha fatto un passo di lato. Lo Russo, raccontano nel Pd, era la prima scelta di Stefano Bonaccini, oltre che del governatore campano, arci-nemico di Manfredi, Vincenzo De Luca. Il presidente del Pd, tramite il fidato Davide Baruffi, responsabile Enti locali nella segreteria Schlein, ha sottoposto l’opzione torinese alla segretaria. Schlein però ha rimesso la decisione alla platea dei sindaci dem. Che a maggioranza tifano Manfredi, anche perché sia Decaro sia Matteo Ricci, ex presidente dell’Ali, avevano già tessuto da mesi una rete a suo sostegno. Il bolognese Matteo Lepore, caro a Schlein, non è mai stato veramente in corsa, anche perché una sua candidatura avrebbe rischiato di rinfocolare i veleni interni sui «troppi» emiliano-romagnoli nelle gerarchie Pd.
La destra, rinunciando alla presidenza per mancanza di forze, cioè di voti, tra gli 8mila sindaci, cerca e chiede compensazioni. FdI vorrebbe il timone dell’Anci in 4 regioni, tra cui il Lazio - e la cosa non fa sprizzare di gioia il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri - per il reatino Daniele Sinibaldi, vicino a Francesco Lollobrigida. Ma i Fratelli devono ancora trovare la quadra in maggioranza su chi farà il vicepresidente nazionale: a via della Scrofa gira il nome del sindaco de L’Aquila “nera” Pierluigi Biondi, già oggi responsabile Enti locali del partito. La Lega pensa al sindaco di Treviso, Mario Conte, mentre FI si arrovella tra due opzioni (e due cordate): l’uscente Roberto Pella, deputato ma da 10 anni filati sindaco di Valdengo, 2mila anime nel Biellese, e Daniele Silvetti, sindaco di Ancona, sempre più apprezzato nel giro di Antonio Tajani. Che avrà l’ultima parola.