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Musumeci: “Rallentiamo, l’autonomia non parta subito. Non cedo la Protezione civile”

(ansa)

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Intervista al ministro di FdI: “Non si possono delegare le emergenze solo alle regioni, a rischio la sicurezza. Il Cdm non ceda nessuna materia prima che siano definiti i Lep”
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«La premessa è che sono un autonomista convinto. Però, guardi, non posso esserlo su una materia come la Protezione civile. Non posso esserlo perché è un tema che riguarda la sicurezza nazionale». Il ministro Nello Musumeci, che ha deleghe proprio sulla Protezione civile e il mare, assesta lo schiaffo alla riforma leghista mentre attraversa il metal detector della Camera. Si ferma, si appoggia al macchinario. I sensori impazziscono e iniziano a fare “biiiip”. Lui non se ne cura. E picchia duro sul Carroccio.

Ministro Musumeci, da lei passa la prima richiesta avanzata dai governatori del centrodestra per ottenere maggiore autonomia: reclamano poteri di Protezione civile per le regioni. Glieli chiede Luza Zaia, lo stesso fa il berlusconiano Alberto Cirio. Accetterà di consegnare queste competenze alle regioni?

«Senta, la Protezione civile è già materia concorrente, quindi è già gestita da Stato e regioni. E quindi, le domando e mi domando: cos’altro dobbiamo delegare?».

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«La premessa è che sono un autonomista convinto. Però, guardi, non posso esserlo su una materia come la Protezione civile. Non posso esserlo perché è un tema che riguarda la sicurezza nazionale». Il ministro Nello Musumeci, che ha deleghe proprio sulla Protezione civile e il mare, assesta lo schiaffo alla riforma leghista mentre attraversa il metal detector della Camera. Si ferma, si appoggia al macchinario. I sensori impazziscono e iniziano a fare “biiiip”. Lui non se ne cura. E picchia duro sul Carroccio.

Ministro Musumeci, da lei passa la prima richiesta avanzata dai governatori del centrodestra per ottenere maggiore autonomia: reclamano poteri di Protezione civile per le regioni. Glieli chiede Luza Zaia, lo stesso fa il berlusconiano Alberto Cirio. Accetterà di consegnare queste competenze alle regioni?

«Senta, la Protezione civile è già materia concorrente, quindi è già gestita da Stato e regioni. E quindi, le domando e mi domando: cos’altro dobbiamo delegare?».

Quello che doveva essere ceduto è già stato ceduto, dice. I governatori chiedono invece di poter stabilire loro lo stato di emergenza, in modo da avere carta bianca anche su modi e tempi dei ristori.

«Io penso che sia già stato delegato quello che andrebbe delegato. Se poi loro chiedono che siano le regioni a scegliere chi nominare come commissario ad hoc per una singola emergenza, sono anche d’accordo, non ho problemi. Ma per il resto, francamente: no».

Lei quindi sta dicendo: è talmente importante e oneroso l’impegno dello Stato di fronte a disastri naturali che non possono gestire tutto le regioni?

«Facciamo anche il caso che decidessimo di delegare tutta la Protezione civile alle regioni: se poi c’è una calamità - ad esempio un terremoto - e servono tre o quattro miliardi per intervenire e dare ristoro a chi è stato colpito, chi paga? La regione o lo Stato?».

Lo Stato, ovviamente.

«Lo Stato. E quindi, ecco: ci vuole attenzione».

Perché è materia che tocca l’interesse nazionale? Però l’avete votata voi la riforma.

«Io penso che le materie di sicurezza nazionale - come la protezione civile - devono restare in capo allo Stato. E, ripeto, lo sostengo da autonomista».

Rapida parentesi: la storia di questa riforma dell’autonomia differenziata è parecchio pasticciata. Scritta e approvata in fretta e furia per gratificare la Lega, ma anche moneta di scambio per garantire il premierato a Giorgia Meloni e la riforma della giustizia ad Antonio Tajani. Una volta diventata legge, sono esplosi i dubbi e i problemi. Troppo tardi, forse. Tajani, comunque, ha risposto ai governatori leghisti che non si può concedere carta bianca sul commercio estero. L’ha scritto anche a Calderoli. E ora tocca a Musumeci, uomo del Sud e meloniano convinto - non si muove e non agisce senza consultare la presidente del Consiglio - mettersi di traverso.

Ministro, ma lei questi dubbi li ha comunicati a Calderoli? E ha scritto ai presidenti di Regione che attendono un suo parere?

«No, non ancora. Non l’ho fatto perché penso che serva prima un dibattito in Consiglio dei ministri».

Un dibattito sulla Protezione civile?

«Un dibattitto per stabilire se intendiamo davvero decidere ora sulle materie non Lep (Livelli essenziali di prestazione, ndr) – tra cui anche la Protezione civile – o se invece attendere la definizione delle materie Lep. Per questo aspetto il Consiglio dei ministri, che è l’organo collegiale preposto a una scelta del genere».

Fosse per lei sarebbe meglio attendere, insomma?

«Senta, io l’ho detto anche a Zaia come la penso: per me sarebbe meglio attendere, prima di procedere».

Hanno fretta.

«Bisogna riflettere. E soprattutto: non correre».

Pochi minuti dopo questa conversazione con Repubblica sotto a un metal detector, Musumeci si apparta in cortile con Roberto Calderoli. Parlano a lungo. Il leghista consuma un numero imprecisato di filtri della sigaretta elettronica.

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