Roma — Ha sbattuto qualche porta, prima di affacciarsi sui social per annunciare che non introdurrà nuove tasse. Irritata, sconsolata, delusa: ecco come descrivono Giorgia Meloni in queste ore. La premier ne fa soprattutto un problema di comunicazione. «Se facciamo passare messaggi del genere - si è sfogata con il cerchio magico, che poi fa trapelare all’esterno il ragionamento - perdiamo consenso e diventiamo più deboli». La premier ritiene che Giancarlo Giorgetti abbia sbagliato una serie di uscite pubbliche, plasmando l’immagine di un “governo delle tasse” che è poi difficile cancellare. Che abbia comunicato male, prestando il fianco alle polemiche. E che abbia tradotto l’input di Palazzo Chigi – concentrare le risorse su pochi dossier, per il resto tanto rigore – in un messaggio allarmistico e impopolare che fa perdere voti.
Il consenso: è la stella polare che guida Meloni da due anni. Con cadenza bisettimanale, esperti di sondaggi le consegnano proiezioni sui temi più scotta…
Roma — Ha sbattuto qualche porta, prima di affacciarsi sui social per annunciare che non introdurrà nuove tasse. Irritata, sconsolata, delusa: ecco come descrivono Giorgia Meloni in queste ore. La premier ne fa soprattutto un problema di comunicazione. «Se facciamo passare messaggi del genere - si è sfogata con il cerchio magico, che poi fa trapelare all’esterno il ragionamento - perdiamo consenso e diventiamo più deboli». La premier ritiene che Giancarlo Giorgetti abbia sbagliato una serie di uscite pubbliche, plasmando l’immagine di un “governo delle tasse” che è poi difficile cancellare. Che abbia comunicato male, prestando il fianco alle polemiche. E che abbia tradotto l’input di Palazzo Chigi – concentrare le risorse su pochi dossier, per il resto tanto rigore – in un messaggio allarmistico e impopolare che fa perdere voti.
Il consenso: è la stella polare che guida Meloni da due anni. Con cadenza bisettimanale, esperti di sondaggi le consegnano proiezioni sui temi più scottanti. A volte devono addirittura pesare il gradimento di provvedimenti ancora da scrivere, in modo da valutarne l’impatto: da mesi la premier orienta così, ad esempio, le scelte sulla giustizia (e sceglie in alcuni casi sentieri berlusconiani, un tempo inimmaginabili per la destra, solo perché popolari). Quello che la leader non può invece controllare è come il suo ministro imposti la narrazione per la prossima manovra. A lui, prima di registrare il video su Instagram, preannuncia la decisione di esporsi per provare a contenere i danni, anche a costo di indebolirlo: «Se non parlo, questa storia non la fermiamo più».
Meloni: "Falso che il governo vuole aumentare le tasse"
Sia chiaro: tra Meloni e Giorgetti non c’è un problema politico. O comunque: i due lavorano a stretto contatto e la pensano spesso allo stesso modo. Lasciando fuori dal loro rapporto Matteo Salvini, rispetto al quale condividono un giudizio più agro che dolce. A volte, la premier e il ministro si dividono anche i compiti, con il titolare del Tesoro a vestire i panni del “poliziotto cattivo”. Avevano deciso di farlo pure per questa legge di bilancio, ma gli incidenti dell’ultima settimana hanno rovinato lo schema. Il primo errore, quello che a Palazzo Chigi adesso giudicano capitale, è stata l’intervista rilasciata sette giorni fa a Bloomberg, promettendo «sacrifici» per le banche e le imprese più grandi. L’effetto è stato il tonfo della Borsa di Milano. E Meloni ha imputato riservatamente al suo ministro l’errore: hai parlato pensando di farlo solo agli addetti ai lavori, ma il messaggio è rimbalzato a tutti gli investitori.
Fin qui, la comunicazione e la politica. Ma c’è dell’altro. Il pasticcio sulle tasse - arrivato nelle ore già durissime della sconfitta parlamentare sulla Consulta - alimenta un sentimento di stanchezza nella leader. Parlando con il cerchio magico si ricava proprio questa indicazione, accompagnata da un ragionamento che ciclicamente ritorna: «Sono stufa di fare questa vita se poi c’è chi rovina tutto». E Meloni aggiunge con i fedelissimi – perché vuole che si sappia anche all’esterno – che potrebbe decidere di ribaltare il tavolo: «Porto a casa la manovra – è il senso – e poi posso anche decidere tra due strade: un bis con più peso per Fratelli d’Italia, oppure le elezioni». Perché, sostiene, non ci sono i numeri per soluzioni alternative.
Strategia e pressioni contro gli avversari interni, appunto. Ma anche la sensazione che qualcosa stia sfuggendo di mano. Basta osservare cosa sta accadendo nel cuore di Palazzo Chigi, dopo la forzatura su Francesco Saverio Marini. Ad imporre il blitz è stato il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Il quale, si apprende, non avrebbe ascoltato i dubbi espressi dal suo omologo, Alfredo Mantovano, che avrebbe invece sconsigliato di insistere senza un accordo con le opposizioni e suggerito di costruire semmai un pacchetto di nomi condiviso prima di approdare in Aula. Il sottosegretario con delega ai Servizi, va ricordato, non è uno qualsiasi: garantisce il dialogo con il Quirinale (ha sostituito proprio Fazzolari in questo ruolo). Ed è l’unico titolato a riportare i dubbi del Colle. Il giorno dopo la sconfitta parlamentare esplode dunque un aspro conflitto sotterraneo tra i due big, con Lega e Forza Italia schierati con Mantovano e contro lo strapotere di Fazzolari. Il quale tiene il punto. Rivendica la strategia con i cronisti. E sembra ignorare il senso delle perplessità che circolano nelle istituzioni sulla possibilità che per la prima volta il consulente di un governo in carica diventi giudice costituzionale. Seguito magari da un viceministro, il forzista Francesco Paolo Sisto.