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Sanità: pochi soldi, riforme che non arrivano, spese extra. Cosa ha fatto muovere le Regioni contro il governo

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Le ragioni della lettera a Giorgetti e Schillaci, con il timore di non farcela a garantire la stessa assistenza ai cittadini
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Gli anni difficili del Covid, i tetti alle assunzioni del personale, gli aumenti delle spese per comprare farmaci e dispositivi sanitari ma anche per pagare le bollette. E pure certe riforme che non arrivano o che l’esecutivo porta avanti a costo zero, come quella sulle liste di attesa. Sono tanti i motivi che hanno spinto le Regioni a scrivere la lettera al governo per chiedere più fondi. Negli assessorati e nelle presidenze c’è preoccupazione per la sanità, molto più di quella che viene espressa pubblicamente, soprattutto dalle realtà di centrodestra. Ora una lettera porta un po’ alla luce il malumore.

Rapporto spesa sanitaria-pil troppo basso

L’Italia è uno dei Paesi europei dove il rapporto tra la spesa sanitaria pubblica e il Pil è più basso. Quest’anno, c…

Gli anni difficili del Covid, i tetti alle assunzioni del personale, gli aumenti delle spese per comprare farmaci e dispositivi sanitari ma anche per pagare le bollette. E pure certe riforme che non arrivano o che l’esecutivo porta avanti a costo zero, come quella sulle liste di attesa. Sono tanti i motivi che hanno spinto le Regioni a scrivere la lettera al governo per chiedere più fondi. Negli assessorati e nelle presidenze c’è preoccupazione per la sanità, molto più di quella che viene espressa pubblicamente, soprattutto dalle realtà di centrodestra. Ora una lettera porta un po’ alla luce il malumore.

Rapporto spesa sanitaria-pil troppo basso

L’Italia è uno dei Paesi europei dove il rapporto tra la spesa sanitaria pubblica e il Pil è più basso. Quest’anno, con 138 milioni di spesa, è intorno al 6,3%. Nel 2026 e 2027, per stima dello stesso governo, dovrebbe arrivare a 6,2. Non è sostenibile il confronto con altre realtà del nostro continente. Nel 2022, quando da noi il dato era al 6,7%, in Germania era al 10,9%, la Francia al 10,3%, il Regno Unito al 9,3%, i Paesi Bassi all’8.6%, la Spagna al 7,3%. Per questo il primo punto della lettera al ministro alla Salute Orazio Schillaci e a quello dell’Economia Giancarlo Giorgetti parla proprio di intervenire per aumentare i soldi a disposizione della sanità, che nel nostro Paese non ha mai goduto di finanziamenti elevati. Le Regioni lo fanno notare. “Da tempo è stata richiamata l’attenzione dei governi sul preoccupante sottofinanziamento del servizio sanitario nazionale che rischia di compromettere la sostenibilità economico-finanziaria dei bilanci sanitari”, scrivono nella lettera, dove si ricorda che le difficoltà riguardano anche le Regioni con le migliori performance sanitarie “a dimostrazione che le criticità sono prevalentemente determinate da un insufficiente livello di finanziamento”.

Finanziamenti vincolati e riforme senza soldi

Uno dei motivi di polemica delle Regioni riguarda il modo in cui vengono corrisposti i finanziamenti. In epoca di riforma sull’autonomia differenziata, voluta dal governo, il ministero alla Salute e il Mef si muovono in senso contrario. Ogni volta che stanziano soldi indicano alle amministrazioni locali i settori nei quali devono spenderli. Non li mettono semplicemente nel fondo sanitario nazionale, lasciando autonomia di decisione sulla spesa alle Regioni. Per la manovra, ad esempio, si parla di fondi per le assunzioni e per togliere una voce delle tasse per il personale sanitario. Prima si è chiesto di alzare il tetto di spesa del privato convenzionato e di pagare di più gli straordinari dei medici. Nella riforma sulle liste di attesa, approvata subito prima delle elezioni europee, si prevede sempre l’utilizzo di fondi vincolati. Il problema è che in questo caso, i soldi non ci sono nemmeno perché si chiede di prenderli da quelli non spesi nel 2022. E infatti gli assessorati lamentano che mancano le risorse per farla funzionare.

I soldi spesi dalle Regioni

Un altro tema che ha mosso gli assessorati sono le spese sostenute durante la pandemia. In quegli anni, è la denuncia, ci sono stati aumenti, ad esempio dei costi energetici oltre che di molte altre voci legate all’assistenza, e la maggior parte delle Regioni ha assicurato l’equilibrio dei bilanci sanitari attraverso l’uso di risorse proprie oppure straordinarie. Quei soldi non ci sono più e adesso il sostegno statale è fondamentale. E invece i soldi non arrivano.

La questione farmaceutica

La spesa per l’acquisto dei farmaci sta crescendo, la stima è che addirittura salga del 15-17% quest’anno, cioè di 3,6 miliardi. Si tratta di una cifra superiore all’incremento del fondo sanitario (potrebbe essere di 2 miliardi) e quindi potrebbe costringere le Regioni a ridurre altre voci di finanziamento dell’attività di assistenza. Nella lettera si critica un nuovo sistema di distribuzione di certi farmaci che potrebbe portare a un aumento di spesa. Il governo ha deciso infatti che alcuni medicinali che venivano acquistati dalle Asl, con prezzi vantaggiosi visti gli alti volumi, e distribuiti attraverso le farmacie vengano invece comprati direttamente dai negozi.

Il payback dei dispositivi

Uno dei temi caldi per le Regioni è quello del payback dei dispositivi. Si tratta di un sistema (simile a quello applicato da anni nella farmaceutica) in base al quale se il sistema sfonda un tetto di spesa i produttori rendono parte dei soldi guadagnati. Sui pagamenti per gli anni dal 2015 al 2018, circa 2 miliardi dei quali uno ce lo ha messo il governo, c’è stata un ricorso delle aziende alla Corte Costituzionale, che ha dichiarato la legittimità della norma. Anche alla luce di quella presa di posizione, il governo deve decidere cosa fare del payback 2019-2022. Spetta al ministro alla Salute Orazio Schillaci, infatti, fare un decreto in cui lo quantifica e impone alle aziende di pagare. Le Regioni aspettano, perché potrebbero ricavare fondi molto importanti per la sanità, ma niente si muove.

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