Anci, Sala gela Manfredi: “La guida spetta al Nord”. E lui: “Così vuole unire?”
di Giovanna VitaleROMA — Non si arrende Beppe Sala: «Io mi batterò perché un sindaco del Nord diventi presidente dell’Anci». E il candidato in pectore, Gaetano Manfredi, non la prende bene: «Intervento un po’ sgradevole», si sfoga il collega partenopeo, «se vuol fare così il federatore…». La frase lasciata in sospeso, il senso preclaro.
È tutta interna al centrosinistra la battaglia per la guida dell’associazione che raggruppa oltre 7mila comuni italiani capitanata per quasi otto anni da Antonio Decaro, mister mezzo milione di preferenze, quante il barese ne ha incassate alle ultime Europee. Vacante dai primi di luglio, il fortino che storicamente dà più filo da torcere ai governi d’ogni colore, è al centro di una contesa fra primi cittadini progressisti nella quale — è il timore di tanti — la destra potrebbe infilarsi per tentare il colpaccio: espugnare l’avamposto da tempo immemore appannaggio degli avversari politici. Che nelle città sono sì maggioranza, ma ora rischiano di spaccarsi.
ROMA — Non si arrende Beppe Sala: «Io mi batterò perché un sindaco del Nord diventi presidente dell’Anci». E il candidato in pectore, Gaetano Manfredi, non la prende bene: «Intervento un po’ sgradevole», si sfoga il collega partenopeo, «se vuol fare così il federatore…». La frase lasciata in sospeso, il senso preclaro.
È tutta interna al centrosinistra la battaglia per la guida dell’associazione che raggruppa oltre 7mila comuni italiani capitanata per quasi otto anni da Antonio Decaro, mister mezzo milione di preferenze, quante il barese ne ha incassate alle ultime Europee. Vacante dai primi di luglio, il fortino che storicamente dà più filo da torcere ai governi d’ogni colore, è al centro di una contesa fra primi cittadini progressisti nella quale — è il timore di tanti — la destra potrebbe infilarsi per tentare il colpaccio: espugnare l’avamposto da tempo immemore appannaggio degli avversari politici. Che nelle città sono sì maggioranza, ma ora rischiano di spaccarsi.
In vista del congresso del 20 novembre, l’intesa su Manfredi sembrava cosa fatta. L’ex rettore della Federico II, già ministro giallorosso dell’Università, è sempre stato in pole: considerato, molto più del torinese Stefano Lorusso, il più adatto per tenere insieme una coalizione ampia — dai grillini al Pd, passando per Avs, Azione e Iv — mettendola al riparo dalle tensioni che attraversano il campo largo nazionale. Il suggello a questa investitura era arrivato sabato scorso, alla festa di compleanno di Goffredo Bettini, dove oltre al sindaco di Napoli si sono ritrovati Roberto Gualtieri, Dario Franceschini e Giuseppe Conte, fra i principali sponsor dell’inquilino di Palazzo San Giacomo. Tutti d’accordo sulla necessità di chiudere il cerchio, anche per scongiurare manovre ostili.
Non appena lo ha saputo, Sala si è fatto saltare la mosca al naso. Pur precisando di non voler giocare una partita personale «per due motivi: il primo è che l’impegno su Milano è molto gravoso, il secondo è che su di me c’è un veto del centrodestra e lo capisco perché posso dare più fastidio di tanti altri», il sindaco del capoluogo lombardo è netto: il leader dell’Anci dev’essere espressione del Nord. «Il rilancio del Paese parte da qui», taglia corto, «per chi come me vede un problema nell’autonomia è importante che il Nord prenda posizione e si schieri». È Lorusso il suo candidato, non c’è manco bisogno di dichiararlo: «Anche per un principio di alternanza, visto che l’ultimo presidente è stato al Sud».
Parole che fanno ribollire le chat dei sindaci: in quota Settentrione ci sono già i presidenti della Conferenza delle Regioni (Fedriga) e dell’Unione Province (De Pascale), se pure i comuni andassero a un piemontese il Meridione resterebbe completamente tagliato fuori. L’origine della stoccata che Manfredi si lascia sfuggire a sera: «Se Sala vuol fare così il federatore…». Come dire: giocare a dividere il fronte sull’Anci è l’esatto contrario della missione — riunire i centristi allo sbando, in vista della sfida nazionale alla destra — che proprio Elly Schlein gli ha chiesto di incarnare. Una prospettiva che guarda al Paese, ben oltre le città.