Autorizzazioni ambientali sulle grandi opere, il governo avrà l'ultima parola. Bonelli: “Golpe per salvare Ponte e nucleare”
di Alessia Candito , Antonio FraschillaPoche righe, anzi due per la precisione: quanto basta per cambiare la norma sulle autorizzazioni ambientali delle opere di competenza dello Stato. Come? Prevedendo che in caso di scontri tra enti e impossibilità di ottenere un via libera dalla commissione Valutazione impatto ambientale (Via) incardinata al ministero dell’Ambiente tutto venga avocato dal governo. In soldoni con un provvedimento in Consiglio dei ministri si potranno autorizzare opere bypassando la commissione di Valutazione impatto ambientale: dal Ponte sullo Stretto, l’unica grande opera con un percorso avviato ( e 270 richieste di chiarimenti arrivati al pronti via proprio in commissione Via), a possibili nuove infrastrutture anche in campo energetico, da centrali nucleari a termovalorizzatori.
Poche righe, anzi due per la precisione: quanto basta per cambiare la norma sulle autorizzazioni ambientali delle opere di competenza dello Stato. Come? Prevedendo che in caso di scontri tra enti e impossibilità di ottenere un via libera dalla commissione Valutazione impatto ambientale (Via) incardinata al ministero dell’Ambiente tutto venga avocato dal governo. In soldoni con un provvedimento in Consiglio dei ministri si potranno autorizzare opere bypassando la commissione di Valutazione impatto ambientale: dal Ponte sullo Stretto, l’unica grande opera con un percorso avviato ( e 270 richieste di chiarimenti arrivati al pronti via proprio in commissione Via), a possibili nuove infrastrutture anche in campo energetico, da centrali nucleari a termovalorizzatori.
Il blitz del governo arriva grazie al decreto legge Ambiente appena approvato in Consiglio dei ministri. Nel bozza sul tavolo del Cdm al punto 4 del primo articolo si legge: “Nel caso di progetti sottoposti a valutazione ambientale di competenza statale gli eventuali atti adottati ai sensi della legge 400 del 1988 sostituiscono a ogni effetto il provvedimento della Via”. Il riferimento alla legge del 1988 è il seguente: “Il presidente del Consiglio dei ministri può deferire al Consiglio dei ministri, ai fini di una complessiva valutazione ed armonizzazione degli interessi pubblici coinvolti, la decisione di questioni sulle quali siano emerse valutazioni contrastanti tra amministrazioni a diverso titolo competenti in ordine alla definizione di atti e provvedimenti”. Grazie insomma a questa modifica il governo può avocare a sé tutti i provvedimenti controversi che in commissione Via al ministero dell’Ambiente non riescono ad avere un via libera. La norma potrebbe riguardare innanzitutto il Ponte sullo Stretto: “È il terzo atto delle forzature istituzionali, cioè le ‘leggi ad operam’ – dice Angelo Bonelli di Alleanza verdi e sinistra – questa volta attribuiscono al Consiglio dei ministri, ossia organo politico senza competenze tecniche, la “complessiva valutazione” sulle questioni di interesse ambientale e sociale, nonché della sicurezza strutturale”.
Proprio sul fronte Ponte, la società committente, la Stretto di Messina spa, ha appena presentato una nuova documentazione sul progetto definitivo per rispondere alle 270 richieste di chiarimenti arrivate della commissione Via. La norma inserita nel dl Ambiente comunque potrebbe riguardare qualsiasi opera di interesse statale. Anche in ambito energetico dove nello stesso testo si cancella un passaggio della legge sugli impianti energetici che obbligava il ministero dell’Ambiente a dare priorità a strutture legate alle fonti rinnovabili. Non è un mistero, come detto dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che il governo Meloni voglia ripuntare sul nucleare. “A cosa serve fare leggi e studiare a fondo i problemi quando con una riunione tra esponenti politici si decide su ambiente, sicurezza, espropri e deportazioni, piloni che scivolano sulle faglie, costi astronomici e incontrollati ?”, chiede Bonelli. “Questa norma è un golpe”, dice.