Uno scudo sulla privacy delle “alte cariche”, non solo politici, a partire dai dati del conto corrente. I parlamentari di Giorgia Meloni ne discutono da 24 ore, da quando è venuto a galla l’ultimo caso di dossieraggio ai danni (anche) della premier.
La vicenda scoperchiata dalla Procura di Bari, gli oltre 6mila accessi abusivi di un funzionario infedele di Banca Intesa, spinge FdI a una riflessione: com’è possibile che un impiegato sia riuscito a spiare per mesi i conti di migliaia di politici, sportivi, imprenditori, artisti? È vero che è stato licenziato da Intesa l’8 agosto, ma dopo mesi di attività illegali. I controlli attuali bastano?
Domande che vorticano sull’asse via della Scrofa-Palazzo Chigi. E la risposta è sempre la stessa: qualcosa non ha funzionato.
Da qui l’idea di una stret…
Uno scudo sulla privacy delle “alte cariche”, non solo politici, a partire dai dati del conto corrente. I parlamentari di Giorgia Meloni ne discutono da 24 ore, da quando è venuto a galla l’ultimo caso di dossieraggio ai danni (anche) della premier.
La vicenda scoperchiata dalla Procura di Bari, gli oltre 6mila accessi abusivi di un funzionario infedele di Banca Intesa, spinge FdI a una riflessione: com’è possibile che un impiegato sia riuscito a spiare per mesi i conti di migliaia di politici, sportivi, imprenditori, artisti? È vero che è stato licenziato da Intesa l’8 agosto, ma dopo mesi di attività illegali. I controlli attuali bastano?
Domande che vorticano sull’asse via della Scrofa-Palazzo Chigi. E la risposta è sempre la stessa: qualcosa non ha funzionato.
Da qui l’idea di una stretta. Il dossier è a Palazzo Chigi, sulla scrivania del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, braccio destro della premier. Ma anche fra le truppe di Camera e Senato prende quota la tentazione di un intervento legislativo, anche se naturalmente si aspetta il via libera di Meloni, che ancora non ha deciso.
Un parlamentare spiega che lo scudo sulla privacy potrebbe riguardare tutte le alte cariche istituzionali: parlamentari, ministri, ma anche authority e magistrati. Sarebbe a tempo, “legato al mandato. E non riguarderebbe ovviamente le inchieste giudiziarie, ma solo l’accesso di funzionari privati alle banche dati, come quelle degli istituti di credito”. Questa è la traccia, a cui ora dovrebbero lavorare gli uffici legislativi di Chigi, se si accenderà il semaforo verde della premier, che però potrebbe congelare l’operazione per qualche settimana, chiudendo prima la trattativa con le banche sul contributo volontario in manovra.
Di certo non è solo FdI a premere per un intervento. Anche Maurizio Lupi di Noi Moderati ieri sosteneva che “non si può assistere ai dossieraggi senza fare nulla”, mentre Giorgio Mulè di FI lamentava lo stallo del Parlamento, aggiungendo: “È chiaro che il sistema sia saltato”. Per il senatore di FdI Andrea De Priamo “l’inchiesta riaccende l’attenzione sul fenomeno inquietante di un continuo dossieraggio ai danni di esponenti del Governo e altre personalità”.