Mattarella a Cracovia: troppe spese militari ma l'Europa non ha altra scelta, serve un esercito dell'Unione dopo l'aggressione di Putin
dal nostro inviato Concetto VecchioCRACOVIA – Spendiamo troppo in spese militari, sottraendo queste risorse al sociale, si rammarica Sergio Mattarella, ma dopo l’invasione della Russia in Ucraina l’Europa non ha altra scelta. S’impone la necessità “indifferibile” di una difesa comune. Un esercito europeo che affianchi la Nato: non abbiamo altra scelta.
Il Capo dello Stato è a Cracovia, pioggia, clima autunnale, al tradizionale vertice Arraiolos, la riunione di sedici capi di stato europei, che quest’anno si tiene al castello di Castello di Wawel. Qui la guerra è davvero vicina, e la scelta del luogo non è stata certo casuale.
Tra tre settimane si vota in America. Mattarella in quei giorni sarà in visita di Stato in Cina. A prescindere dal vincitore – Trump o Harris – il Quirinale ricorda che “l’alleanza con gli Stati Uniti è storicamente un caposaldo irrinunziabile, non soltanto per esigenze militari ma, ancor di più, perché si inquadra in un rapporto che si basa su valori comuni di libertà, democrazia, diritti della p…
CRACOVIA – Spendiamo troppo in spese militari, sottraendo queste risorse al sociale, si rammarica Sergio Mattarella, ma dopo l’invasione della Russia in Ucraina l’Europa non ha altra scelta. S’impone la necessità “indifferibile” di una difesa comune. Un esercito europeo che affianchi la Nato: non abbiamo altra scelta.
Il Capo dello Stato è a Cracovia, pioggia, clima autunnale, al tradizionale vertice Arraiolos, la riunione di sedici capi di stato europei, che quest’anno si tiene al castello di Castello di Wawel. Qui la guerra è davvero vicina, e la scelta del luogo non è stata certo casuale.
Tra tre settimane si vota in America. Mattarella in quei giorni sarà in visita di Stato in Cina. A prescindere dal vincitore – Trump o Harris – il Quirinale ricorda che “l’alleanza con gli Stati Uniti è storicamente un caposaldo irrinunziabile, non soltanto per esigenze militari ma, ancor di più, perché si inquadra in un rapporto che si basa su valori comuni di libertà, democrazia, diritti della persona”. Questo pilastro “va rafforzato”.
Le spese Nato vanno quindi aumentate?
“Non solo”, risponde, intervenendo ai lavori del vertice. “Serve ben altro. Vorrei dire, soprattutto ben altro”.
E tuttavia questa necessità cozza contro le convinzioni morali di Mattarella. “Avverto tristezza nel vedere immense quantità di risorse finanziarie per l’acquisto di armi, sottraendole a impieghi di carattere sociale: dalla salute al cambiamento climatico, dalla cultura alle infrastrutture”.
Ma non abbiamo altra scelta, a causa dell’aggressione della Federazione russa all’Ucraina. “Ci troviamo di fronte al tentativo di introdurre il principio che gli Stati confinanti o anche soltanto prossimi a uno Stato più grande e forte hanno due sole strade: l’allineamento politico, economico, culturale o l’invasione”.
Perciò l’Europa deve essere in grado di difendersi da simili minacce.
Gli Stati Uniti sono in grado di condurre operazioni complesse.
I 27 Stati dell’Unione no.
“Abbiamo 27 industrie militari sovente in competizione fra loro”.
Di una difesa comune se ne parla dal dicembre 1989. Dal consiglio europeo di Helsinki. All’epoca si trovò un accordo per un esercito di 60mila unità. Non se ne fece nulla. “Saremmo in ben altra condizione di sicurezza se avessimo proseguito su quella strada”, se ne rammarica. All’epoca il processo si arrestò per le riserve degli Usa e in alcuni Paesi europei, nel timore che si costruisse un’alternativa alla Nato. “Queste resistenze si sono per fortuna attenuate”.
Poi Mattarella parla della Russia.
Spiega che ha aggredito l’Ucraina in base “a una serie di errori di valutazione, almeno due”.
Il primo: la convinzione che, ormai, lo sguardo degli Stati Uniti si fosse definitivamente distolto dall’Europa e rivolto al Pacifico, “così come, in effetti appariva”.
Il secondo: l’idea che l’Unione europea fosse disunita e che, anche a causa dei legami energetici con diversi paesi, non le avrebbe creato difficoltà.
Invece Biden ha rivolto nuovamente una piena attenzione all’Europa.
“E l’Unione è stata compatta – pressoché unanime – nel sostegno all’Ucraina”.
Adesso al Cremlino – ragiona il Capo dello Stato – si attende che gli Stati Uniti – quando avremo, come si spera, superata l’emergenza con la garanzia di sovranità dell’Ucraina – tornino a incentrare la loro attenzione sul Pacifico oppure tornino a un disimpegno, come avvenne negli anni Venti del secolo scorso”.
E’ un rischio che si corre se tra un mese Trump s’insediasse di nuovo alla Casa Bianca.
A quel punto, per la Russia, l’Unione europea non sarebbe verosimilmente “un ostacolo insuperabile”.
L’unico deterrente è “una Ue con adeguate capacità militari che soltanto una difesa comune può assicurare. Garantendo nel contempo un forte mantenimento dell’Alleanza atlantica perché ne verrebbe rafforzata la Nato”.
Non bastano più gli Stati Uniti da soli.
“Non dobbiamo lasciarli soli”.
“L’unica possibilità è di acquisire vere, efficaci, capacità militari. Nella speranza di non doverle mai usare”.