Silenzio del governo sui centri in Albania, ma Meloni polemizza sui social con SeaWatch
di Alessia CanditoPolizia italiana nel centro migranti in Albania (Photo by Adnan Beci / AFP)
Formali interrogazioni alla Camera e al Senato, interventi e interviste. Inutilmente l’opposizione ha chiesto lumi sull’operazione Albania, il governo ha tirato dritto in silenzio. Solo su X la premier si pronuncia – lei o chi per lei – andando a battibeccare a tarda sera con SeaWatch.
La sezione italiana dell’ong tedesca ieri sera aveva scritto sul proprio profilo: “Il Governo Meloni degli autopronunciati patrioti spende centinaia di milioni di euro dei contribuenti per deportare e incarcerare qualche migliaia di migranti in Albania. Forse le tasse degli italiani possono essere spese meglio, per accogliere e includere, anziché respingere”.
Passa qualche ora, sono le 23 o poco oltre, ed ecco che arriva la risposta dall’account ufficiale della premier: “Che scandalo! Un governo che - con un mandato chiaro ricevuto dai cittadini - lavora per difendere i confini italiani e fermare la tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete e accordi internazionali”.
Tra gli attivisti quasi non ci si credeva. “Ma come? Ignora deputati e senatori e risponde a noi?”. Con un tweet hanno ribattuto subito: “E quali sarebbero le azioni concrete presidente Meloni? Finanziare cosiddette guardie costiere composte dai veri trafficanti di uomini? Incarcerare migliaia di innocenti perché guidavano l’imbarcazione su cui sono arrivati? Spendere milioni di euro italiani per carceri oltremare?”.
Domande a cui la premier non ha risposto. Dopo quell’intervento è tornata a trincerarsi nel consueto silenzio su un’operazione che giorno dopo giorno si mostra sempre più controversa. E potenzialmente fallimentare. Alle falle già insite nel protocollo Albania – a partire dalla detenzione come unica soluzione, mentre la norma la prevede solo come ultima ratio – si è aggiunta la sentenza della Corte di giustizia europea che, rivedendo i criteri necessari per definire un Paese sicuro, ha fatto venire meno il presupposto legale per trattenimenti e procedure accelerate di frontiera.
"Troviamo tutto questo quanto meno bizzarro. La nostra era una considerazione generale, che potrebbe fare chiunque, su come il governo amministri i contributi dei cittadini, proprio nel momento in cui si preannunciano tagli. Sarebbe importante che la premier desse risposta in sede istituzionale o alla stampa quando le domande le vengono poste”, dice Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italia. “Come Sea Watch ci aspetteremmo delle reazioni ogni qualvolta documentiamo le conseguenze delle politiche italiane nel Mediterraneo in termini di costi umani, che alimentano la tratta di esseri umani facendo catturare le persone in mare per rimetterle in mano ai trafficanti che il governo sostiene di combattere. In quei casi però l’unica risposta è tapparci la bocca e chiuderci gli occhi, ostacolando il soccorso in mare e tentando di bloccare i nostri aerei come fatto con l’ultimo decreto flussi”.