La manina, rieccola. Totem di ogni complotto, suggello di ogni governo. Oggi è Tommaso Foti, il capogruppo FdI alla Camera a evocarla nella variante “manina internazionale”. Quello sui conti bancari violati “è il più grosso scandalo della storia della Repubblica”, aggiunge. D’altronde nell’esecutivo Meloni, piuttosto sensibile a dossieraggi e complotti presunti, la caccia alla “manina” era già partita quando i tecnici dell’Ufficio Bilancio del Senato bocciarono su Linkedin niente meno che l’Autonomia regionale leghista. Con il ministro Calderoli durissimo: “Intromissione dei Palazzi”, che vogliono boicottare la sua riforma. E il presidente del Senato La Russa a dover smentire ogni manovra oscura.
Fa comun…
La manina, rieccola. Totem di ogni complotto, suggello di ogni governo. Oggi è Tommaso Foti, il capogruppo FdI alla Camera a evocarla nella variante “manina internazionale”. Quello sui conti bancari violati “è il più grosso scandalo della storia della Repubblica”, aggiunge. D’altronde nell’esecutivo Meloni, piuttosto sensibile a dossieraggi e complotti presunti, la caccia alla “manina” era già partita quando i tecnici dell’Ufficio Bilancio del Senato bocciarono su Linkedin niente meno che l’Autonomia regionale leghista. Con il ministro Calderoli durissimo: “Intromissione dei Palazzi”, che vogliono boicottare la sua riforma. E il presidente del Senato La Russa a dover smentire ogni manovra oscura.
Fa comunque un certo effetto vedere il nuovo corso meloniano seguire le orme di Luigi Di Maio che nel 2018 adombrò correzioni non concordate in un pasticciato decreto fiscale o di Beppe Grillo, che arrivò a sventolarne una bianca, di plastica, al Circo Massimo. Forse non ricordando che tra i primi a citarla come simbolo di ogni trama nera, fu Bettino Craxi nel lontano 1990 riferendosi a una “manina”, probabilmente di Giulio Andreotti, che avrebbe rimesso nel covo milanese di via Monte Nevoso dei documenti dei carcerieri di Aldo Moro. “Manina o manona?, la replica allusiva del Divo Giulio.
Complotti, trame, manine… non sono mancate nel ventennio Berlusconiano. Come quando esplose il caso della escort D’Addario, giugno 2009, e l’allora ministro Brunetta parlò di “certi poteri straccioni cavalcati dalla sinistra dietro quella manina che voleva il ribaltone”. Mentre l’allora capogruppo dei parlamentari del Pdl Italo Bocchino non lesinò responsabilità più alte: “Qui c’è la manina dei servizi deviati, troppe falle nel controspionaggio”, attaccò l’attuale direttore del Secolo d’Italia, quotidiano d’area del FdI.
Anche il Cavaliere, che amava esagerare, parlò senza mezzi termini di “manona” a una settimana dal voto del febbraio 2013, riferendosi a una serie di inchieste giudiziarie delle “toghe giacobine”. Mentre commentando l’ascesa di Gianfranco Fini a fine 2010, Stefania Craxi escluse il complotto anti Cav, ma osservò che “varie manine sono all’opera, anche americane, per destabilizzare il quadro”. E poiché non c’è crocevia della Repubblica senza la sua “manina”, vale la pena ricordare quanto confessò un po’ di anni fa un esausto Armando Spataro, pm che conobbe bene le Br, e anche i fatti di via Monte Nevoso: “Finiamola con i misteri italiani, le cose spesso sono chiarissime”.