ROMA – Sarà una primavera referendaria, anche se un bel po’ di quesiti - a cominciare dall’abrogazione del Rosatellum - , sono finiti nel nulla. Il referendum sul Rosatellum era trainato dall’ex ministra della Difesa, ex grillina, Elisabetta Trenta e dal Comitato per la rappresentanza. In quattro mosse (quattro quesiti), avrebbe decapitato l’attuale legge elettorale. “Sono amareggiatissima”, dice Trenta, denunciando la cattiva abitudine di dare addosso alla legge elettorale per convenienza di partito e metterci mano solo alla vigilia delle elezioni. Comunque di firme i quesiti anti Rosatellum ne hanno racimolate circa centomila, mentre il quorum è di 500 mila.
E intanto la prossima primavera tra il 15 aprile e il 15 giugno ogni domenica sarà buona per fissare il referendum day. Una domenica dove andare a votare su autonomia differenziata, cittadinanza, Jobs Act. E non è un caso che si inasprisca la battaglia in Parlamento della destra per eleggere i nuovi giudici costituzionali, sia p…
ROMA – Sarà una primavera referendaria, anche se un bel po’ di quesiti - a cominciare dall’abrogazione del Rosatellum - , sono finiti nel nulla. Il referendum sul Rosatellum era trainato dall’ex ministra della Difesa, ex grillina, Elisabetta Trenta e dal Comitato per la rappresentanza. In quattro mosse (quattro quesiti), avrebbe decapitato l’attuale legge elettorale. “Sono amareggiatissima”, dice Trenta, denunciando la cattiva abitudine di dare addosso alla legge elettorale per convenienza di partito e metterci mano solo alla vigilia delle elezioni. Comunque di firme i quesiti anti Rosatellum ne hanno racimolate circa centomila, mentre il quorum è di 500 mila.
E intanto la prossima primavera tra il 15 aprile e il 15 giugno ogni domenica sarà buona per fissare il referendum day. Una domenica dove andare a votare su autonomia differenziata, cittadinanza, Jobs Act. E non è un caso che si inasprisca la battaglia in Parlamento della destra per eleggere i nuovi giudici costituzionali, sia per chi succederà a Silvana Sciarra che per la successione ad altri tre prevista entro dicembre. È la Consulta a decidere in ultima istanza quale referendum si terrà e quale no.
Sull’autonomia la partita è anticipata a novembre: udienza fissata dalla Corte costituzionale il 12 novembre sui ricorsi presentati da 4 Regioni a guida centrosinistra, cioè Toscana, Campania, Sardegna, Puglia. È’ un antipasto di confronto ai massimi livelli. Si chiama “ricorso diretto” quello che hanno sollevato le quattro Regioni davanti alla Corte, mentre i promotori dei referendum raccoglievano le firme sia in cartaceo che online raggiungendo la cifra record di un milione e trecentomila. Per le Regioni la legge Calderoli lede alcune loro prerogative.
La Lega è sotto un fuoco di fila. Ma il ministro “padre” della riforma, il leghista Roberto Calderoli si dice addirittura certo che il referendum non ci sarà. Si riferisce alla decisione della Consulta quando - tra il 20 gennaio e il 10 febbraio - dovrà esprimere il suo giudizio sulle firme raccolte sui quesiti per l’abrogazione dell’Autonomia differenziata. Il responsabile degli Affari regionali ritiene che non possano essere accettati, trattandosi di riforme che poggiano sul Titolo V della Carta, cioè su un pilastro costituzionale. Di tutt’altro parere le opposizioni e illustri costituzionalisti. Contro il federalismo à la carte, che consentirebbe alle Regioni di gestire alcune o tutte le 27 competenze “devolvibili” si gioca la principale partita politica.
Al vaglio della Cassazione intanto ci sono le firme per un altro referendum che si può definire storico, dal momento che chiede di cambiare i requisiti per la cittadinanza: non più 10 ma solo 5 anni per dirsi italiani. Promosso da un comitato di associazioni del Terzo settore e capitanato da Riccardo Magi, il segretario di +Europa, il referendum è riuscito a raccogliere le 600 mila firme in poche settimane. A trainarlo gli idoli dei più giovani, la cosiddetta generazione Zeta, che si sono mobilitati sui social: da Ghali a Zerocalcare. I referendum volano sulle ali delle firme digitali, suscitando spesso polemiche. Ma le oltre 500 mila firme per abolire il Jobs Act che la Cgil ha raccolto sono cartacee, non sulla piattaforma digitale. Un successo per Maurizio Landini, il segretario.
Magi ci tiene a mettere l’accento sul successo della battaglia per la cittadinanza, convinto che il risultato sarà pieno: ci sarà cioè il quorum al momento del voto, che è poi la scommessa per passare dalle parole ai fatti.
Non hanno raggiunto le firme necessarie, neppure sulla piattaforma digitale, oltre ai 4 quesiti sul Rosatellum, quello contro le manifestazioni e i circhi con utilizzo di animali; quello contro gli allevamenti intensivi; il referendum sulla caccia; contro le sperimentazioni animali.