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Spano nominato da Giuli, Sgarbi: “Scelta stravagante ma concordata con la premier”

(ansa)

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Il critico d’arte commenta l’incarico a capo di gabinetto del Mic affidato all’ex segretario generale della Fondazione Maxxi
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Vittorio Sgarbi, è rimasto colpito da questa nuova stagione dei veleni che si è aperta al ministero dei Beni culturali?

«Ho la sensazione che da quelle parti tutto sia esagerato, lo è stato nel caso Sangiuliano-Boccia e anche nella mia cacciata tra segnalazioni anonime, dossier, veline».

La tensione adesso è per la nomina di capo di gabinetto del neo ministro Alessandro Giuli. Che ne pensa delle scelte fatte?

«Ammetto che la nomina di Francesco Spano è una scelta stravagante. Ma sono convinto che il neo ministro Alessandro Giuli abbia avuto la benedizione di Giorgia Meloni nella scelta di far andare via prima Francesco Gilioli e indicare Spano al suo posto».

Spano è una scelta che sulla carta, anche ingiustamente, potrebbe comunque irritare la premier Meloni che ne chiese le dimissioni dall’Ufficio nazion…

Vittorio Sgarbi, è rimasto colpito da questa nuova stagione dei veleni che si è aperta al ministero dei Beni culturali?

«Ho la sensazione che da quelle parti tutto sia esagerato, lo è stato nel caso Sangiuliano-Boccia e anche nella mia cacciata tra segnalazioni anonime, dossier, veline».

La tensione adesso è per la nomina di capo di gabinetto del neo ministro Alessandro Giuli. Che ne pensa delle scelte fatte?

«Ammetto che la nomina di Francesco Spano è una scelta stravagante. Ma sono convinto che il neo ministro Alessandro Giuli abbia avuto la benedizione di Giorgia Meloni nella scelta di far andare via prima Francesco Gilioli e indicare Spano al suo posto».

Spano è una scelta che sulla carta, anche ingiustamente, potrebbe comunque irritare la premier Meloni che ne chiese le dimissioni dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali nel 2017 per un finanziamento a una associazione che avrebbe gestito servizi sessuali a pagamento. Non è così?

«Sì, certo, per questo uso la parola “stravagante”. Ma si vede che la cosa è stata superata altrimenti. Non immagino che Giuli agisca senza il via libera della Meloni e per un ruolo così importate, poi, come quello di capo di gabinetto. Vedo che c’è sicuramente un dibattito e una inquietudine soprattutto da parte del gruppo Pro Vita che capisco ed è comprensibile. Ma questo non fa diventare una persona colpevole in eterno».

Conosceva Gilioli, cacciato con l’accusa di aver dato informazioni a giornalisti? Non pensa ci sia una sindrome da complotto ormai patologica in questo ministero?

«Guardi su Gilioli non ho una idea chiara. Il capo di gabinetto deve essere comunque un uomo di piena fiducia del ministro e si sa che al cambio di vertice girano anche gli alti dirigenti. Sui complotti dico che sono tutti esagerati, gonfiati, esasperati. Una cosa senza senso, diciamolo».

A Giuli che consiglio dà per non cadere nel complottismo, anche se sembra già con un piede dentro questa paranoia?

«Mi pare che Giuli abbia un profilo molto aristocratico, quello che deve fare è cercare di difendersi dall’idea che esiste una cultura di destra: la cultura non è di destra né di sinistra. Deve avere una posizione più alta. E farsi una buona squadra».

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