Edo Ronchi, storico ministro dell’ambiente nei governi Prodi e D’Alema. Oggi presidente della fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Perché un ambientalista dovrebbe essere a favore di un termovalorizzatore?
«Non è questione di sì e no. Bisogna discutere sul come lo si fa, che dimensioni ha, e come viene gestito. Bisogna ragionare in termini di gerarchia, di gestione circolare dei rifiuti che prevede al primo posto la prevenzione per produrne il meno possibile, poi la massima riciclabilità. Per la parte residuale rimane l’alternativa: termovalorizzatori o discarica».
Cosa dice a chi protesta, ai residenti che dicono che saranno costretti a vendere casa?
«Che la termovalorizzazione, se fatta con le migliori tecnologie disponibili, rimane meno impattante della discarica e consente anche di recuperare un po’ di energia. È la stessa risposta che davo a quelli che volevano gli inceneritori di massa. Dati alla mano, abbiamo visto che a Parma, per dire, inquina di più il traffico strada…
Edo Ronchi, storico ministro dell’ambiente nei governi Prodi e D’Alema. Oggi presidente della fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Perché un ambientalista dovrebbe essere a favore di un termovalorizzatore?
«Non è questione di sì e no. Bisogna discutere sul come lo si fa, che dimensioni ha, e come viene gestito. Bisogna ragionare in termini di gerarchia, di gestione circolare dei rifiuti che prevede al primo posto la prevenzione per produrne il meno possibile, poi la massima riciclabilità. Per la parte residuale rimane l’alternativa: termovalorizzatori o discarica».
Cosa dice a chi protesta, ai residenti che dicono che saranno costretti a vendere casa?
«Che la termovalorizzazione, se fatta con le migliori tecnologie disponibili, rimane meno impattante della discarica e consente anche di recuperare un po’ di energia. È la stessa risposta che davo a quelli che volevano gli inceneritori di massa. Dati alla mano, abbiamo visto che a Parma, per dire, inquina di più il traffico stradale».
Lei nel 1997 con la riforma che porta il suo nome ha aperto alla possibilità di prevedere i termovalorizzatori in Italia. Si è esagerato?
«Intanto come si bruciava 30 anni fa è molto diverso da oggi. Oggi gli impianti sono distribuiti in maniera non omogenea sul territorio nazionale, in Lombardia anche in eccesso. In prospettiva, tenderemo a bruciare di meno, l’obiettivo ora è limitare le discariche. Dove mandiamo oltre il 25 per cento dei rifiuti urbani, mentre l’obiettivo Ue è scendere sotto il 10».
Lei ha rotto il fronte del no all’ inceneritore a Roma.
«Stiamo parlando di un’area metropolitana che produce circa 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti. Con la gestione attuale, quindi intorno al 45% di differenziata e successivo residuo negli impianti Tmb, c’è una consistente parte che va sia in discarica che agli inceneritori fuori dalla provincia. E le discariche del Lazio si stanno esaurendo».
E qui arriviamo al termovalorizzatore che “sarà più efficace e meno inquinante dì Copenhagen”, come sostiene il sindaco Gualtieri. Esagera?
«Di certo le tecnologie vanno a migliorare. E non è un caso che tutte le aree metropolitane europee, Milano compresa, abbiano uno o più inceneritori».
Ambientalisti come Legambiente restano comunque contrari . Una forma di ideologia green o hanno qualche ragione?
«La dimensione dell’impianto romano forse è un po’ eccessiva, qualche preoccupazione ce l’ho anch’io. Tratterà circa 600 mila tonnellate l’anno, e se si migliora il rapporto di riciclo, potrebbe essere in parte inutile. Però alcuni critici hanno un difetto di prospettiva, mentre bisogna occuparsi anche del presente. Io ho vissuto emergenza dei rifiuti a Milano nei ‘90 e poi in Campania. E ho imparato che bisogna chiudere il cerchio. Ma oggi, al massimo l’anno venturo. Non si può sfuggire alle responsabilità pensando a un futuro ideale e intanto mandare i rifiuti fuori provincia o fuori regione. È un problema prima che ambientale, soprattutto etico».