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Il richiamo di Mattarella sull’accoglienza: “Solidarietà alla base della Costituzione”

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al centro orientamento immigrati della Fondazione Culturale Ambrosianeum (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica) 

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Il capo dello Stato a Milano fa il controcanto al governo: “La nostra storia è fatta di emigrazione e immigrazione. Giusto integrare”
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«Insegnare la lingua e la cultura italiana, accompagnare i giovani e gli adulti che arrivano sul nostro territorio a divenire cittadini significa costruire insieme la città». Così ieri Sergio Mattarella a Milano. Proprio mentre parte l’operazione Albania di Giorgia Meloni. Un controcanto. Le navi governative stanno per raggiungere i centri di Schengjin e Gijader, che dovranno detenere i migranti trasferiti e il Capo dello Stato ricorda che «l’accoglienza e la solidarietà sono alla base della nostra convivenza». Perché «la storia italiana è fatta di emigrazione ed immigrazione. Trenta milioni gli italiani partiti per l’estero tra l’unità d’Italia e il secolo scorso. Sei milioni vivono stabilmente fuori dal loro Paese». Chi accoglie onora la Costituzione. «Voi fate un lavoro per la Repubblica», dice ai vertici del Centro orientamento immigrati Franco Verga.

«Insegnare la lingua e la cultura italiana, accompagnare i giovani e gli adulti che arrivano sul nostro territorio a divenire cittadini significa costruire insieme la città». Così ieri Sergio Mattarella a Milano. Proprio mentre parte l’operazione Albania di Giorgia Meloni. Un controcanto. Le navi governative stanno per raggiungere i centri di Schengjin e Gijader, che dovranno detenere i migranti trasferiti e il Capo dello Stato ricorda che «l’accoglienza e la solidarietà sono alla base della nostra convivenza». Perché «la storia italiana è fatta di emigrazione ed immigrazione. Trenta milioni gli italiani partiti per l’estero tra l’unità d’Italia e il secolo scorso. Sei milioni vivono stabilmente fuori dal loro Paese». Chi accoglie onora la Costituzione. «Voi fate un lavoro per la Repubblica», dice ai vertici del Centro orientamento immigrati Franco Verga.

Nella Milano di Rocco e i suoi fratelli alla Franco Verga accoglievano i contadini che spaesati scendevano dalla Freccia del Sud alla Stazione centrale. Il capitalismo cercava braccia, erano arrivati uomini. E anche oggi è così. Solo che le donne e gli uomini che bussano alla porta della Verga, per imparare l’italiano, per integrarsi nella società, giungono da mondi lontani, quelli che noi chiamiamo stranieri. «Nuovi sguardi e altre voci», li elogia il presidente. «Non vengono più dal Mezzogiorno, ma dall’Ucraina, dai Balcani, da altri continenti, gravati anch’essi da condizioni insostenibili».

Sergio Mattarella ricorda quali sono i doveri imposti dalla Costituzione nell’accoglienza: «Offrire strumenti per l’alfabetizzazione degli immigrati, per sostenerli nella ricerca di una casa e di un lavoro». Integrare, non respingere. Perché se si sente accolto l’immigrato rispetta il luogo del suo approdo.

Franco Verga, cattolico, era nato in una famiglia immigrata. È la Milano della Società umanitaria, della Tazzinetta benefica, del Pane quotidiano, dell’Opera cardinal Ferrari, e ora dei City Angels. «Milan la ga el cor an man», dice Mattarella in milanese. Milano ha il cuore in mano. E ne tesse l’elogio della sua anima più profonda. È diventata quel che è diventata grazie ai tanti meridionali che si sono fatti strada, e sono diventati più lombardi dei lombardi. Ed è una lezione per l’oggi. «Perché non sono i manufatti, non sono gli edifici a fare una città. Sono le persone».

Non bisogna avere paura dell’immigrazione regolare. Bisogna accogliere con intelligente umanità. Farne cittadini che rispettano le nostre norme. «Nuovi arrivi significano nuova dinamica sociale e partecipazione». Don Massimo Mapelli, responsabile della Caritas, gli ha chiesto aiuto: «Bisogna riconoscere la cittadinanza a chi è nato e cresciuto in Italia, non c’è più tempo da aspettare. Dobbiamo guardare in faccia questi ragazzi e rendere più veloce il percorso di cittadinanza per chi arriva nel nostro Paese».

Facendo l’elogio della Milano cattolica, solidale, generosa, ricca di diritti, fa il ritratto di come sognerebbe l’Italia di oggi. Le tensioni tra i terroni che venivano dalle campagne del Sud e i milanesi ci furono negli anni Sessanta, «una contrapposizione che oggi ci appare incomprensibile e ormai consegnata alla cronaca di quegli anni».

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