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Schlein contro Meloni sulle armi a Israele: “Fai la bulla con Sea Watch ma non con Netanyahu”

Le comunicazioni della premier in Aula in vista del Consiglio europeo del 17 e del 18 ottobre: “Noi votammo Paolo Gentiloni, il Pd convinca i socialisti su Fitto”. Ma Renzi ribatte: “Non è vero”. La battuta della premier sui Cinque stelle
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ROMA — Affiancata da Matteo Salvini e Antonio Tajani, entrambi citati e ringraziati dopo settimane di bizze sulla manovra, Giorgia Meloni interviene per la prima volta sul blocco all’export di armi a Israele chiesto da Emmanuel Macron. Lo fa in Parlamento, durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo di domani e venerdì. Quasi obbligata, perché l’opposizione batte sul chiodo per tutta la discussione in Aula. L’Italia, dice allora Meloni, ha già fermato le nuove commesse dal 7 ottobre 2023, mentre quelle precedenti sono valutate «caso per caso». Una posizione, a suo dire, «più restrittiva» di altri paesi «che chiedono la moratoria. E bisogna prima dare il buon esempio». Sembra una stoccata al presidente francese, ma è la leader del Pd, Elly Schlein, a riportare la presidente del Consiglio al nocciolo vero della questione: se Francia e Spagna chiederanno all’Ue nel suo complesso di fermare le esportazioni di armi, Meloni che dirà? «Presidente, non parli da funzionario ministeriale, il punto è se si unisce agli altri Paesi Ue che chiedono l’embargo», punge la dem.

Meloni, da regolamento, a quel punto non può più replicare. La domanda resta sospesa. Poco prima aveva annunciato una missione venerdì in Libano, che forse proseguirà in Giordania, e un’altra missione di Tajani in Israele e Palestina la settimana prossima. Guido Crosetto, assente, parlerà alle Camere domani, ma oggi terrà una call con i ministri della Difesa di Francia, Spagna e altri paesi che contribuiscono all’Unifil. In un’ora e mezzo di discorsi, tra comunicazioni e repliche, Meloni in Aula ribadisce che l’atteggiamento dell’esercito israeliano contro le basi Onu è stato «ingiustificato», una «palese violazione» della risoluzione delle Nazioni Unite, violata però anche «da Hezbollah» (la Lega ha brigato per inserire questo secondo passaggio nel testo di maggioranza) ma bisogna stare attenti «a non isolare Israele». La premier sembra dissociarsi da Netanyahu, quando aggiunge che va «distinto il tema del governo dal tema del diritto a esistere di Israele». Schlein non è convinta: «Meloni fa la bulla con la Sea Watch, ma non alza la voce con Netanyahu». Quanto alle accuse di antisemitismo rilanciate a destra, ribatte la segretaria del Pd, «noi l’abbiamo sempre contrastato, a differenza della giovanile di FdI».

Meloni sbuffa, ride, si sfoga con Tajani. Prima, tra una citazione di Draghi e un attacco a Vincenzo De Luca, aveva risposto alle critiche dei 5S: «Il giorno che mi faccio spiegare cosa ho detto dal Movimento, mi dimetto». Contro-replica di Giuseppe Conte: «Glielo spiego io cosa ha detto: che avrebbe abolito le accise, invece le aumenta».

Von der Leyen annuncia la nomina di Fitto: "La sua esperienza per la coesione e la crescita"

Oltre alla crisi in Medio Oriente, la seduta di ieri nelle intenzioni della premier sarebbe dovuta servire a incalzare il Pd sul sostegno a Raffaele Fitto come commissario Ue, visto che mezzo Pse vorrebbe strappargli i galloni di vicepresidente esecutivo nell’Ursula bis. Ma Schlein dice solo: «Il portafoglio sulla Coesione nessuno lo mette in discussione». Non menziona la vicepresidenza. La stessa Meloni, in Aula, aveva chiesto ai dem di «farsi sentire con i socialisti: anche noi nel 2019 abbiamo sostenuto Paolo Gentiloni, come fece Silvio Berlusconi». Il che è una mezza verità (o una mezza bugia): FdI votò a favore di Gentiloni ma solo in audizione, bocciando poi la commissione. «E Meloni - ricorda Matteo Renzi - invocò la piazza contro Gentiloni».

Schlein non ha voglia di anticipare cosa farà il Pd: «Valuteremo le audizioni». Anche perché il Pse sta trattando con “VdL” per togliere a Fitto la vicepresidenza, vista non come un riconoscimento all’Italia, ma a Ecr. Tra i dem c’è chi ipotizza una scappatoia, in vista dell’audizione del 12 novembre: votare sì sulle deleghe, ma chiedendo di depennare il ruolo di vice. Anche perché Conte ha già annunciato il no dei 5S: «Fitto è pessimo».

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