A Shengjin attesa e proteste: “No ai centri migranti o rischiamo la fine di Lampedusa”
dal nostro inviato Davide CarlucciI container del centro migranti italiano in Albania (Photo by Adnan Beci / AFP)
SHENGJIN (ALBANIA) — Nel training center dell’hotel Rafaelo un gruppo di afgani in tunica partecipa alle lezioni di inglese tenuta da un’insegnante albanese. Più oltre c’è una sala dove giocano i bambini più piccoli. I più grandi, invece, vanno a scalciare col pallone in spiaggia. Quando tramonta, mentre i poliziotti e i carabinieri italiani arrivano per la fine dei loro turni, si leva alta una preghiera ad Allah.
Terminata la stagione turistica, rivive così, in questi giorni, la prima e forse più importante struttura ricettiva di Shengjin, località di mare cresciuta troppo velocemente in questi anni. Grandi palazzoni ovunque, insegne che promettono felicità, benessere e pesce a volontà. Ma le luci accese dalle finestre sono rarissime: la …
SHENGJIN (ALBANIA) — Nel training center dell’hotel Rafaelo un gruppo di afgani in tunica partecipa alle lezioni di inglese tenuta da un’insegnante albanese. Più oltre c’è una sala dove giocano i bambini più piccoli. I più grandi, invece, vanno a scalciare col pallone in spiaggia. Quando tramonta, mentre i poliziotti e i carabinieri italiani arrivano per la fine dei loro turni, si leva alta una preghiera ad Allah.
Terminata la stagione turistica, rivive così, in questi giorni, la prima e forse più importante struttura ricettiva di Shengjin, località di mare cresciuta troppo velocemente in questi anni. Grandi palazzoni ovunque, insegne che promettono felicità, benessere e pesce a volontà. Ma le luci accese dalle finestre sono rarissime: la maggior parte delle attività alberghiere sono vuote.
L’arrivo, stamattina, dei sedici migranti che saranno accolti nei due centri albanesi costruiti in Italia grazie all’accordo di collaborazione fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il premier albanese Edi Rama, è l’unico evento che porta un po’ di vita in questa cittadina balneare che altrimenti languirebbe nella malinconia tipica degli autunni nelle località di villeggiatura. Pochi stranieri si godono la tavoletta d’acqua sulla quale hanno viaggiato fino al porto i dieci bengalesi e i sei egiziani intercettati al largo di Lampedusa tra domenica e lunedì.
Metropolis - Albania, aspettando i migranti. Carlucci: "Ecco dove vivranno"
C’è sole ma dalle tv dei bar arrivano i lampi d’ira del vecchio presidente, oggi all’opposizione con il partito democratico, Sali Berisha. Che è perentorio: «Nessun altro centro sarà accettato in Albania». Vivian Golemi, invece, ha ventotto anni e viene dalla vicina Lezhe. È il vicepresidente del partito della libertà, il cui leader è un altro ex capo di Stato, Ilir Meta. «Noi abbiamo protestato e lo faremo ancora, anche se finora non è servito a molto. Siamo per l’integrazione ma così finisce proprio come a Lampedusa, una bella località dove gli sbarchi hanno fatto crollare il turismo». Ma da titolare di un’agenzia assicura che questo sta succedendo già anche in Albania. Dopo il picco del 2023, quando le famiglie spaventate dal caro spiaggia italiano si riversavano sulle coste di Valona e Saranda, è iniziata la discesa. Cosa fare allora, di tutte queste stanze vuote? Riempiamole con i migranti e il relativo indotto. Ecco, insomma, quale sarebbe, secondo i suoi oppositori, l’ideona che sta dietro la delocalizzazione dei flussi dei migranti in Albania, che magari potrebbe diventare un modello per altri in Europa, riempendo così il Paese di lavoratori a basso costo da inserire nel mercato nazionale.
Anche perché il Paese balcanico ha un paradosso: il costo della vita, grazie al turismo, è cresciuto tantissimo, ma gli stipendi rimangono molto bassi. Solo nella pubblica amministrazione sono aumentati – il governo li ha portati a 900 euro – ma normalmente viaggiano sui 600. E così il Paese che da oggi accogliere i richiedenti asilo per conto dell’Italia ha ancora i centri di permanenza italiani pieni di albanesi che vanno via senza prospettive. Dall’ultimo censimento, è emerso che la popolazione è scesa a 2,4 milioni, perdendone 400mila, quasi il 20 per cento, solo nell’ultimo decennio.
Rama nega di essere pronto a stringere accordi simili a quello con l’Italia sui migranti, quel che gli interessa, dice, è l’ingresso in Unione europea. E ieri, poche ore prima degli sbarchi dei sedici migranti, il primo risultato l’ha già incassato: si sono aperti i negoziati con Bruxelles. «È un momento storico – ha commentato – coronamento degli sforzi compiuti nel campo del buon governo, dello stato di diritto e della lotta alla corruzione». Ma non ha fatto i conti con l’opposizione italiana, che da domani sarà in Albania con l’Arci per protestare contro i nuovi centri: si stanno mobilitando l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, del Pd, l’europarlamentare Cecilia Strada e Riccardo Magi, leader di +Europa. Nicola Fratoianni, il segretario di Sinistra italiana, vuol esserci un po’ più in là, «quando i centri saranno a regime e si vedrà cosa sono in realtà».