Lo spritz di Meloni, la birretta di Salvini e il mistero dell’acqua naturale di Tajani. La notte dei tre leader al bar Magritte
dal nostro inviato Tommaso CiriacoBruxelles - Una notte, un’altra notte all’Amigo. Mettiamo da parte la foto dei tre leader, quella diffusa dalla Lega che finirà sui giornali, troppo impostata. Prendiamo un’immagine imprecisa, mossa. Sporchiamo un po’ il quadro. Ne scattiamo una dietro la tendina del bar Magritte. Di spalle, Matteo Salvini: sembra enorme, un po’ curvo, con un maglioncino smanicato blu. Al suo fianco, di profilo, Giorgia Meloni e il suo maglione comodo, per un dopo cena senza fotografi e riflettori. C’è Antonio Tajani, anche se non si vede: via la cravatta, camicia aperta, due bottoni verso il basso.
I tre leader della destra parlano. Di manovra: problemi enormi, in Italia. Di guerra e pace. Passa la mezzanotte. Bevono. Ridono. È una serata affidata ai cinque sensi, prevale il gusto. Sul tavolo le noccioline e le arachidi finiscono presto. Resta qualche mandorla. Bevono, ancora. Matteo Salvini una birra piccola. Giorgia Meloni uno spritz, anche se nel fotogramma si intravede solo il cerchio disegnato d…
Bruxelles - Una notte, un’altra notte all’Amigo. Mettiamo da parte la foto dei tre leader, quella diffusa dalla Lega che finirà sui giornali, troppo impostata. Prendiamo un’immagine imprecisa, mossa. Sporchiamo un po’ il quadro. Ne scattiamo una dietro la tendina del bar Magritte. Di spalle, Matteo Salvini: sembra enorme, un po’ curvo, con un maglioncino smanicato blu. Al suo fianco, di profilo, Giorgia Meloni e il suo maglione comodo, per un dopo cena senza fotografi e riflettori. C’è Antonio Tajani, anche se non si vede: via la cravatta, camicia aperta, due bottoni verso il basso.
I tre leader della destra parlano. Di manovra: problemi enormi, in Italia. Di guerra e pace. Passa la mezzanotte. Bevono. Ridono. È una serata affidata ai cinque sensi, prevale il gusto. Sul tavolo le noccioline e le arachidi finiscono presto. Resta qualche mandorla. Bevono, ancora. Matteo Salvini una birra piccola. Giorgia Meloni uno spritz, anche se nel fotogramma si intravede solo il cerchio disegnato dal ghiaccio sciolto che è colato giù dal bicchiere. E Tajani? Sembra whisky, color del malto.
Fuori dall’hotel glielo chiediamo. “Acqua minerale”. Ministro, non menta, non ne vale la pena. “Scommettiamo cinque euro?”. Prende il cellulare, mostra ai presenti la foto: “Vedete!”. Sembra whisky… “Nooo!” Si autoproclama vincitore e reclama il taglio da cinque. Se così stanno davvero le cose, l’aperitivo lo vince Meloni con lo spritz, per distacco. Con Emmanuel Macron, sempre in questo bar, aveva bevuto una bottiglia di rosso, a discutere di patto di stabilità.
Atmosfera rilassata, comunque. Anche se i problemi sono enormi. Non possiamo avvicinarci troppo, la musica suona per i tre leader. E per Macron, a un altro tavolo. Musica di pianoforte, per lo più. Ogni tanto jazz. Volume basso. Sui muri, stampe di Magritte. Era il “disturbatore silenzioso”, disegnava la realtà per disturbarne – appunto – le certezze e coglierne il mistero.
Meloni va a dormire. Salvini approfitta di Tajani per scappare via veloce. Solo il ministro degli Esteri resta a conversare con i giornalisti (è noto per non sottrarsi mai, e per rispondere a tutte le domande). Dice che il governo va avanti tranquillo, che soldi per allargare la manovra al momento non se ne vedono, e neanche per i medici o per abbassare ancora l’Irpef, almeno fino al concordato fiscale. Poi saluta cortese e volta le spalle all’Amigo (ricordiamolo, è l’hotel dei potenti e dei Presidenti, a due passi dalla Gran Place, prima del Covid era ritrovo di leader e cronisti, continuò ad esserlo durante i tempi tristi della pandemia - con Bruxelles spenta, deserta, desolata - adesso che il turismo vola i giornalisti vengono spesso lasciati fuori, a volte anche allontanati dalla hall, non resta che provare con qualche fotogramma dell’aperitivo dei leader dietro ad una tendina).