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Maternità surrogata reato universale, Lucio e Rita genitori tra un mese: “Quel bambino è già nostro figlio, meglio il carcere che abbandonarlo”

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La storia di una coppia che dal Piemonte è volata in Ucraina dopo 13 anni di tentativi: “L’ammenda da 600 mila euro? Io sono un operaio, ho il mutuo. Non ho commesso crimini”
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Una notte insonne. A rigirarsi nel letto per capire come affrontare lo scenario che da ieri fa di lui e di sua moglie potenziali criminali. Lucio ha 45 anni e insieme a Rita, 41 (sono nomi di fantasia), nel 2022 vola dal Piemonte in Ucraina per cercare una gravidanza grazie all’aiuto di una madre surrogata. Alle spalle tredici anni di tentativi: fecondazione omologa, eterologa, diversi aborti spontanei. Sanno dell’Ucraina. Tanti italiani ci vanno. Un anno di attesa, diversi tentativi e poi, a febbraio scorso, la bella notizia: c’è un bambino in arrivo. Un maschietto. Non stanno nella pelle. Possono coronare il loro sogno. Poi, come un terremoto che spazza via tutto, la notizia dell’approvazione della legge. Lucio parla con la voce rotta dalla commozione: «Ci è caduto il mondo addosso: non capisco più nulla, non so cosa fare. Mia moglie è distrutta e non fa che piangere».

Una notte insonne. A rigirarsi nel letto per capire come affrontare lo scenario che da ieri fa di lui e di sua moglie potenziali criminali. Lucio ha 45 anni e insieme a Rita, 41 (sono nomi di fantasia), nel 2022 vola dal Piemonte in Ucraina per cercare una gravidanza grazie all’aiuto di una madre surrogata. Alle spalle tredici anni di tentativi: fecondazione omologa, eterologa, diversi aborti spontanei. Sanno dell’Ucraina. Tanti italiani ci vanno. Un anno di attesa, diversi tentativi e poi, a febbraio scorso, la bella notizia: c’è un bambino in arrivo. Un maschietto. Non stanno nella pelle. Possono coronare il loro sogno. Poi, come un terremoto che spazza via tutto, la notizia dell’approvazione della legge. Lucio parla con la voce rotta dalla commozione: «Ci è caduto il mondo addosso: non capisco più nulla, non so cosa fare. Mia moglie è distrutta e non fa che piangere».

E ora che succede?

«Il primo pensiero è stato proprio questo: ora che cosa facciamo? Avevamo appena visto la luce in fondo al tunnel e ci è arrivata questa mazzata. Pensavamo che la legge sarebbe stata approvata più tardi, magari a gennaio. Manca solo un mese alla nascita, è questo che mi fa più rabbia».

Qual è la sua paura?

«Tornare in Italia con mio figlio e dover affrontare un processo penale. Io sono una persona corretta, sempre puntuale, ritrovarsi coinvolti in un procedimento penale solo perché uno vuole farsi una famiglia...».

Quindi che scelta vi resta?

«Se dovessi scegliere preferirei andare in carcere che pagare l’ammenda. Non parliamo di una cifra accessibile, tipo 4mila euro, ma di seicentomila euro. Dove li trovo seicentomila euro? Io faccio l’operaio, ho anche il mutuo. Mi vengano a pignorare la casa».

Avete pensato di rinunciare?

«Mai pensato di lasciar stare tutto. Una persona all’ottavo mese non può interrompere la gravidanza. Non abbandonerei mai mio figlio. Che genitore sarei se facessi una cosa del genere? Capisco però che coppie la cui maternità surrogata è meno avanzata della nostra pensino di rinunciare».

Siete assistiti da un avvocato?

«Sì, la paura è tanta. Lui sostiene che abbiamo sottoscritto il contratto con la clinica ucraina prima che la legge fosse approvata. Per questo non dovremmo essere incriminati, ma non lo so...».

Sa che per la Gpa si parla di sfruttamento del corpo della donna e del suo stato di indigenza?

«Sì, lo so ma le faccio un esempio: nel caso di due sorelle di cui una non può avere figli, perché l’altra non dovrebbe prestarsi alla gestazione?».

Sotto accusa però è il passaggio di denaro...

«La gestante non può non essere retribuita. Anzi, in questo modo si aiutano donne in difficoltà economica che scelgono di prestarsi al trattamento. Noi non abbiamo obbligato nessuno».

Mi dica: questo bambino lo sentite già vostro?

«Sì, certo, lui è nostro figlio. Immagini la felicità di una coppia che dopo tanto tempo ha il suo bambino! Abbiamo anche scelto il nome. Gli abbiamo preparato la cameretta, abbiamo comprato tutto. Siamo pronti per andare a prenderlo».

Lei si sente un criminale?

«Assolutamente no. Non ho mica ucciso nessuno. Dovrei essere un criminale perché voglio farmi una famiglia?».

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