Politica

Botte in patria, lavori forzati in Libia. L’inferno dei 12 migranti trasferiti a Gjader: “Se ci rispedite indietro moriremo”

Polizia italiana nel centro migranti in Albania

Polizia italiana nel centro migranti in Albania

 

I racconti ai parlamentari italiani entrati nel centro albanese. Magi: “È un lager”. Dubbi sui soccorsi: “Non erano in acque internazionali”

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

2 minuti di lettura

Gjader (Albania) — Se fuggi dall’orrore, va bene anche questo carcere nel nulla, circondato da melograni selvatici, capre e galline. Va bene anche l’Albania, dove non immaginavi di finire quando sei partito. Va bene questo strano esperimento internazionale, il centro di permanenza e rimpatrio di Gjader, a due passi dal confine col Montenegro, dove l’Italia si è recintata in un altro Stato per schivare i flussi migratori. Va bene tutto, ai dodici migranti che sono stati trasferiti qui dalla nave Libra al largo della Sicilia — «forse non in acque internazionali ma italiane», è il sospetto dei quattro parlamentari del centrosinistra che ieri hanno visitato il centro.

Quel che conta, per gli ospiti del centro per i rimpatri dislocato all’estero, è non tornare più nella loro terra. «Mi ammazzerebbero», racconta uno di loro che arriva dal Bangladesh, «rapito, portato all’interno di un palazzo al cui interno, in ogni stanza c’era una persona sequestrata». Un egiziano, invece, ha paura di essere arrestato, perché è un disertore. La sua storia la racconta identica: prima al mediatore culturale marocchino, poi a Riccardo Magi di +Europa, Paolo Ciani di Demos e Rachele Scarpa del Pd, infine a Francesca Ghirra di Alleanza Verdi Sinistra. «Dopo aver lasciato l’esercito, sono arrivato in Libia — spiega — Lì sono stato per nove mesi in un campo di raccolta. Mi costringevano a lavorare come muratore in un impresa edile», nonostante avesse pagato l’equivalente di 8500 euro per il viaggio. A tutti mostra la cicatrice sul naso, «è un colpo con la canna del kalashnikov di uno dei miei carcerieri», assicura.

Per la legge italiana, però lui come gli altri sono “provenienti da paesi d’origine sicuri”: così l’Italia definisce Egitto e Bangladesh. Una classificazione contestata dalla corte di giustizia europea con una sentenza di cui potrebbero tener conto i giudici del tribunale di Roma. Saranno loro, stamattina, a decidere se convalidare i provvedimenti di fermo. «Ma prima ancora che ciò avvenga — spiega il leader di +Europa Magi — le commissioni si sono già riunite per esaminare le loro domande. È un’anomalia, garantita però dalla procedura accelerata. Spero, però, che siano prese in considerazione le loro condizioni».

Se saranno confermate le versioni dei dodici stranieri confinati in Albania — gli altri quattro, due dei quali minorenni e gli altri due affetti da scabbia, sono arrivati ieri mattina a Brindisi, in un’area riservata solo agli addetti ai lavori, neanche la Croce rossa e le associazioni erano presenti — s’inceppera la gigantesca macchina azionata da Giorgia Meloni. Partita, secondo i parlamentari, con una messa in scena: «Uno di loro — riferisce Magi — quando è stato soccorso vedeva le luci della costa di Lampedusa e se avesse saputo che sarebbe finito qui, ha detto, si sarebbe tuffato per arrivare a nuoto a riva».

Ghirra, arrivata dopo gli altri, ha trovato «un cantiere aperto in fretta e furia, con le ruspe e gli operai al lavoro, per la propaganda di Meloni». Ma per la prima volta i parlamentari si sono imbattuti anche in «una sezione separata di Regina Coeli nel cuore dell’Albania», come la chiama Ciani. «Uno di loro ha pianto per tutto il tempo del colloquio», riferisce Scarpa.

Più tardi i deputati cercano di entrare nell’hotspot giù a Schengjin: «Avete appuntamento?», fa storie l’uomo davanti alla sbarra in un italiano stentato. Ciani prova a spiegare: «Noi siamo parlamentari, non dobbiamo chiedere appuntamenti...». Benvenuti in questa nuova Italia d’oltremare. Accessibile solo per gentile concessione del guardiano del porto.

(ha collaborato Pierfrancesco Albanese)

I commenti dei lettori