Hanno tutti ragione | Sognando Trump a Palermo, la piazza vuota di Salvini è comunque un brutto segno
di Stefano CappelliniQuesto è il numero di venerdì 18 ottobre 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Potrebbe essere la prima manifestazione di piazza nella quale sono stati intervistati tutti i manifestanti: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (“Meglio essere qui che al tavolo della finanziaria”), il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara (“Sono un cittadino libero, vado dove voglio”), il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo incaricato di fare il leghista buono (“La magistratura farà il suo dovere, ne abbiamo rispetto”), il vicesegretario Andrea Crippa incaricato di fare il leghista cattivo (“Contro Salvini processo politico, condanna sarebbe folle”), più un altro pugno di parlamentari sempre della Lega. C’erano, a occhio, anche cinque o sei cittadini semplici, si immagina palermitani, intervistati comunque pure loro dalle molte troupe tv che hanno contribuito a rendere meno desolato il piazzale del capoluogo sicil…
Questo è il numero di venerdì 18 ottobre 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Potrebbe essere la prima manifestazione di piazza nella quale sono stati intervistati tutti i manifestanti: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (“Meglio essere qui che al tavolo della finanziaria”), il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara (“Sono un cittadino libero, vado dove voglio”), il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo incaricato di fare il leghista buono (“La magistratura farà il suo dovere, ne abbiamo rispetto”), il vicesegretario Andrea Crippa incaricato di fare il leghista cattivo (“Contro Salvini processo politico, condanna sarebbe folle”), più un altro pugno di parlamentari sempre della Lega. C’erano, a occhio, anche cinque o sei cittadini semplici, si immagina palermitani, intervistati comunque pure loro dalle molte troupe tv che hanno contribuito a rendere meno desolato il piazzale del capoluogo siciliano nel quale il Carroccio ha organizzato la mobilitazione a sostegno dell’imputato Salvini, e dunque contro i pm del caso Open Arms.
L’Italia resta l’unico Paese dove politici organizzano manifestazioni per attaccare magistrati, e talvolta anche viceversa: i più informati o annosi ricorderanno alcuni notissimi pm comparire in tv a reti unificate per inibire il legislatore dal varare una legge a loro sgradita. Il fatto che in piazza a Palermo non ci fosse nessuno, a parte i congiunti politici del leader della Lega, non toglie gravità alla scena. Non aspettatevi però che sia Giorgia Meloni a sottolinearlo.
La presidente del Consiglio, sempre terrorizzata di essere scavalcata a destra da Salvini, gli ha già offerto la più totale solidarietà e difficilmente cambierà linea. Non vuole correre il rischio di regalare all’altro un pezzo del suo elettorato xenofobo. I due leader del sovranismo italiano, da sempre impegnati anche nella competizione a chi inventa più fattispecie di reato (rave, occupazioni, manifestazioni, sit-in), decisi a trasformare tutto in emergenza giudiziaria e a risolverlo con più manette per tutti, che accusano i giudici di confondere politica e penale. Curiosa nemesi, un po' come aver assegnato il ministero della Giustizia a un ex magistrato, Carlo Nordio, che per anni ha riempito pagine di giornali invocando la fine della proliferazione dei reati. Salvini e Meloni sono sconcertati dal fatto che qualcuno abbia individuato un reato del caro e vecchio codice penale, il sequestro di persona, nella situazione di poche decine di migranti sballottati per giorni per il Mediterraneo per pura crudeltà ideologica.
Chissà se Meloni si è resa conto che Salvini ha deciso di andare allo scontro frontale con la magistratura anche perché questo è il metodo Trump, e in giro si sente forte odore di trumpismo. Il Capitano è convinto sia questo il piede di porco non solo per sfangare il processo Open Arms, ma anche per scardinare la primazia di Meloni nella destra italiana. Meloni si è fatta trascinare dalle bizze populiste di Salvini quando non c’era Trump, figurarsi dove potrebbe arrivare la rincorsa populista tra i due se alla Casa Bianca tornasse l’inquilino del 2016.