ROMA – Mai così in basso, ed era difficile fare peggio. L’altra Italia condotto da Antonino Monteleone precipita allo 0,99% di share, con 169 mila spettatori. Rai2 diventa il fanalino di coda dietro a Nove, Tv8 e RaiMovie. Un disastro annunciato, si era capito subito che il pubblico non c’era: partito il 3 ottobre con 276 mila telespettatori (1,8% di share), la scorsa settimana aveva raccolto lo stesso numero, ma con l’1,6%. Giovedì, profondo rosso.
C’è chi scherza: «Numero da prefisso telefonico» (della provincia di Taranto). Dati da tv locale, un tracollo che crea non poco imbarazzo a Viale Mazzini, dove il tema è caldo, ma la decisione — logica — di chiudere il programma, non viene presa. «Monteleone ha le spalle coperte» è il commento a mezza bocca di molti (era alla corte della premier Giorgia Meloni, alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia a Pescara e qualcuno si è illuminato: «È l’uomo giusto»). Se la prossima settimana scenderà sotto lo 0,99% si potrà dire: siamo st…
ROMA – Mai così in basso, ed era difficile fare peggio. L’altra Italia condotto da Antonino Monteleone precipita allo 0,99% di share, con 169 mila spettatori. Rai2 diventa il fanalino di coda dietro a Nove, Tv8 e RaiMovie. Un disastro annunciato, si era capito subito che il pubblico non c’era: partito il 3 ottobre con 276 mila telespettatori (1,8% di share), la scorsa settimana aveva raccolto lo stesso numero, ma con l’1,6%. Giovedì, profondo rosso.
C’è chi scherza: «Numero da prefisso telefonico» (della provincia di Taranto). Dati da tv locale, un tracollo che crea non poco imbarazzo a Viale Mazzini, dove il tema è caldo, ma la decisione — logica — di chiudere il programma, non viene presa. «Monteleone ha le spalle coperte» è il commento a mezza bocca di molti (era alla corte della premier Giorgia Meloni, alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia a Pescara e qualcuno si è illuminato: «È l’uomo giusto»). Se la prossima settimana scenderà sotto lo 0,99% si potrà dire: siamo stati costretti.
La nota della Direzione Approfondimento Rai, detto col massimo rispetto, è un po’ una supercazzola. Spiega come «uno degli obiettivi sia coniugare un’informazione plurale alla sperimentazione di volti giovani, nuovi e dinamiche innovative. È questa la funzione del servizio pubblico, nella consapevolezza che la tv lineare è caratterizzata dal fattore abitudine e fidelizza lo spettatore con un’offerta poco soggetta a cambiamenti. Proprio per questo, nell’ultimo anno, abbiamo lanciato molti nuovi titoli e scelto nuovi conduttori». Ne avessero azzeccato uno (solo Stefano De Martino), verrebbe da dire. Gran finale: «La Rai crede nel progetto e nel gruppo di lavoro della trasmissione L’altra Italia e pertanto stiamo facendo le opportune valutazioni, di concerto con la Direzione distribuzione e la Direzione marketing, per definire gli interventi necessari di aggiustamento del formato e di posizionamento». Tradotto: spostare il talk (più ci si avvicina al cuore della notte, più — forse — lo share cresce), l’extrema ratio.
Quello di Monteleone è solo ultimo flop eclatante. Martedì A casa di Maria Latella su Rai 3 non si è schiodato dal 3%. Massimo Giletti con Lo stato delle cose lunedì si è fermato al 4,4%. Pino Insegno si gioca la sua partita su Rai 1, ma nella fascia preserale Reazione a catena con 3 milioni e mezzo di spettatori (al 20,7% di share, strategico per il traino del Tg1), è tallonato da Gerry Scotti con La ruota della fortuna, su Canale 5, che giovedì ha raggiunto oltre 3 milioni e 200mila spettatori con il 20%. Le scelte di TeleMeloni non pagano, il Pd va all’attacco.
«TeleMeloni è un disastro culturale, sociale e economico per il Paese» sottolineano i dem della Commissione di vigilanza Rai «L’altra Italia ha segnato il punto più basso mai toccato dalla rete, nonostante il conduttore sia legato a un contratto da oltre 300.000 euro». Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Vigilanza Dario Carotenuto chiede chiarimenti: «Vogliamo sapere adesso come impatta l’imbarazzante 0,99% del programma di Monteleone sui conti della Rai: vogliamo in Vigilanza un report dettagliato per questo e per gli altri programmi di prima serata. Esiste un tema di sostenibilità delle scelte editoriali perché sono legate ai soldi del canone pagato da tutti gli italiani. Il più grosso fallimento degli ultimi decenni non può passare inosservato».
L’arrivo dell’ex ambiziosa Iena Monteleone, 39 anni, in una serata affollata — da Piazzapulita su La7 a Dritto e rovescio su Rete4 — ha lasciato indifferente il pubblico. Aveva spiegato a Tv Blog il suo pensiero sugli ascolti: «Non me ne frega niente. Mi interessa che il programma pian pianino possa incuriosire e far parlare di sé. I giornalisti fanno l’errore di sentirsi quelli che fanno avverare le profezie. C’è una classe di critici che è ossessionata dagli ascolti, ritenendoli l’unico indice di qualità. Quest’isteria nel resto d’Europa non c’è».
Ecco, colpa dell’isteria e della sindrome di Nostradamus. Peccato non pensare mai a chi ha un briciolo di potere, gli italiani armati di telecomando seduti sul divano. Intercettarli è la vera sfida (basta pensare ai flop delle altre trasmissioni di Rai2). E la “nuova narrazione”, tanto sbandierata, tocca farsene una ragione, è stata respinta con perdite.