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“Migranti, no al trattenimento”. Dai giudici stop al modello Albania

Il centro migranti di Shengjin, veduta da un drone. 11 Ottobre 2024. REUTERS/Florion Goga REFILE 

 (reuters)

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Per il tribunale di Roma i dodici nel centro di Gjader devono tornare in Italia sulla base della sentenza della Corte europea. Piantedosi: “Ricorreremo fino in Cassazione”. La Russa: “Molto sorpreso”. Schlein: “Nessuno al di sopra della legge”
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ROMA — Sono bastati cinque giorni per smontare “il modello Albania”. Ieri mattina i giudici della sezione immigrazione del tribunale civile di Roma hanno negato la convalida dei fermi dei primi 12 migranti partiti lunedì da Lampedusa sulla nave Libra della Marina militare e sbarcati dopo due giorni di navigazione a Shengjiin. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato immediato ricorso «fino in Cassazione».

Ma intanto quel gruppetto di egiziani e bengalesi provenienti da Paesi non interamente sicuri, hanno scritto i giudici, in Albania non possono essere reclusi oltre. E dopo 48 ore passate oltre mare, vanno riportati in Italia. Tutti, subito. E questo nonostante poche ore prima le loro richieste di protezione internazionale fossero state respinte dalle Commissioni territoriali sul diritto d’asilo, convocate in fretta e furia, come consentono le procedure accelerate di frontiera, per tentare di ostacolare l’azione dei giudici. Invano. E la ragione è semplice ed era preve…

ROMA — Sono bastati cinque giorni per smontare “il modello Albania”. Ieri mattina i giudici della sezione immigrazione del tribunale civile di Roma hanno negato la convalida dei fermi dei primi 12 migranti partiti lunedì da Lampedusa sulla nave Libra della Marina militare e sbarcati dopo due giorni di navigazione a Shengjiin. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato immediato ricorso «fino in Cassazione».

Ma intanto quel gruppetto di egiziani e bengalesi provenienti da Paesi non interamente sicuri, hanno scritto i giudici, in Albania non possono essere reclusi oltre. E dopo 48 ore passate oltre mare, vanno riportati in Italia. Tutti, subito. E questo nonostante poche ore prima le loro richieste di protezione internazionale fossero state respinte dalle Commissioni territoriali sul diritto d’asilo, convocate in fretta e furia, come consentono le procedure accelerate di frontiera, per tentare di ostacolare l’azione dei giudici. Invano. E la ragione è semplice ed era prevedibile perché contenuta nella sentenza della Corte di giustizia europea del 4 ottobre, prima che i centri in Albania aprissero.

Dice quella sentenza che un Paese per essere considerato sicuro deve esserlo in ogni sua parte e per ogni persona: non possono esserci persecuzioni, discriminazioni o torture verso nessuno e in nessun luogo. L’Egitto e il Bangladesh, giudicati sicuri dal ministero degli Esteri in una lista che comprende 22 Paesi, sicuri non lo sono se si applica il verdetto europeo. È la stessa Farnesina a scrivere che esistono eccezioni: le persecuzioni a oppositori politici, dissidenti e difensori dei diritti umani in Egitto, le discriminazioni e le violenze contro donne, omosessuali e minoranze in Bangladesh.

A spiegarlo in maniera chiara è la presidente della sezione del tribunale di Roma Luciana Sangiovanni: «I trattenimenti non sono stati convalidati in applicazione dei principi, vincolanti per i giudici nazionali e per la stessa amministrazione, enunciati dalla pronuncia della Corte europea. Il diniego è dovuto all’impossibilità di riconoscere come “paesi sicuri” gli Stati di provenienza delle persone trattenute». E non potendo i migranti circolare in Albania «hanno diritto a essere condotti in Italia» e fare qui ricorso per l’asilo.

È un terremoto che ha reso il primo viaggio della nave hub, costato almeno 250mila euro, un fallimento. E che mina l’intero accordo italo-albanese da quasi 134 milioni l’anno, basato proprio sul trattenimento e il successivo rimpartio rapido di chi proviene da Paesi sicuri. Ora in Albania potrebbero finire solo le persone in arrivo da 7 Stati: Capo Verde, Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord, Kosovo, Bosnia e, paradosso, la stessa Albania.

Tanto basta per scatenare l’indignazione delle opposizioni e l’ira dell’esecutivo. Dopo che gli eurodeputati di Pd, M5s e Avs chiedono alla Ue di aprire una procedura di infrazione sui migranti in Albania, la premier Giorgia Meloni, furiosa, scrive su X: «Il Pd vuole che l’Italia sia punita per colpire questo governo, sono scandalosi e irresponsabili». Nei commenti risponde la presidente dem Elly Schlein: «È colpa del Pd se i giudici hannon deciso che non rispettate le leggi? Chiedete scusa al Paese. Noi non ci faremo intimidire». E sui centri in Albania aggiunge: «Si profila un danno erariale», per lo spreco di denaro di un’iniziativa partita in salita per l’esecutivo. Che apre l’ennesimo scontro frontale con la magistratura.

Fratelli d’Italia parla di «toghe politicizzate». La Lega definisce «inaccettabile e grave» la mancata convalida dei trattenimenti e invita «i giudici pro-immigrati a candidarsi». Il presidente del Senato Ignazio La Russa storce il naso e si dice «molto sorpreso». E il vice premier Antonio Tajani attacca: «Il potere giudiziario deve applicare le leggi, non modificarle o impedire all’esecutivo di fare il proprio lavoro». A chiarire però la questione giuridica ci pensa il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia: «I giudici applicano le norme e l’ordinamento sovranazionale prevale».

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