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Nordio: “Io non lascio. Il giudice deve limitarsi ad applicare la legge, è la politica che decide”

Napoli - Il ministro della Giustizia del governo Meloni, Carlo Nordio, a Napoli per il convegno Scenari giuridici e sociali della violenza di genere: dalla repressione alla percezione e prevenzione del fenomeno convegno organizzato dalla Corte d'Appello di Napoli e dalla Procura Generale (Napoli - 2024-10-17, Antonio Balasco / LiveMedia) 

 

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Intervista al Guardasigilli: “I magistrati male interpretano la Corte Ue. Le opposizioni? Facciano pure del loro peggio. Non tutte le toghe sono brave come Falcone. Lecita la piazza di Palermo”
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Lei, ministro Nordio, fa parte di un governo che tra giustizia, sicurezza e migranti scatena ogni giorno guerre contro le toghe. Andiamo all’ultimo caso. I giudici di Roma sottoscrivono la linea della Corte di giustizia Ue sull’obbligo di non rimandarli in paesi “non sicuri”. Come si fa a ignorarla?

“Nel mio mondo ideale i magistrati non dovrebbero criticare le leggi e i politici non dovrebbero criticare i processi. Ma la diatriba l’hanno iniziata loro, basta ricordare le apparizioni dei pm di Milano ai tempi di Biondi e di Conso. Talvolta hanno persino minacciato scioperi contro le decisioni del Parlamento. E la politica dovrebbe tacere?”.

Che c’entra Mani pulite di 32 anni fa? Lei ha definito “abnorme” l’ultima sentenza sui migranti e ha aggiunto che “se la magistratura esonda bisogna intervenire”. Vuole mettere sotto inchiesta i giudici?

“Questa mia affermazione non significa affatto azioni disciplinari. Ma un buon magistrato dovrebbe comprendere il perimetro delle sue competenze”.…

Lei, ministro Nordio, fa parte di un governo che tra giustizia, sicurezza e migranti scatena ogni giorno guerre contro le toghe. Andiamo all’ultimo caso. I giudici di Roma sottoscrivono la linea della Corte di giustizia Ue sull’obbligo di non rimandarli in paesi “non sicuri”. Come si fa a ignorarla?

“Nel mio mondo ideale i magistrati non dovrebbero criticare le leggi e i politici non dovrebbero criticare i processi. Ma la diatriba l’hanno iniziata loro, basta ricordare le apparizioni dei pm di Milano ai tempi di Biondi e di Conso. Talvolta hanno persino minacciato scioperi contro le decisioni del Parlamento. E la politica dovrebbe tacere?”.

Che c’entra Mani pulite di 32 anni fa? Lei ha definito “abnorme” l’ultima sentenza sui migranti e ha aggiunto che “se la magistratura esonda bisogna intervenire”. Vuole mettere sotto inchiesta i giudici?

“Questa mia affermazione non significa affatto azioni disciplinari. Ma un buon magistrato dovrebbe comprendere il perimetro delle sue competenze”.

E quali sarebbero? Applicare in maniera “cieca e sorda” la linea di palazzo Chigi?

“La sentenza della Corte Ue non è stata disapplicata da noi, ma male interpretata dai nostri giudici. La definizione di “paese sicuro” non può spettare alla magistratura, ma è una valutazione esclusivamente politica pur nei parametri del diritto internazionale”.

Per questo Meloni fa il decreto? Un diktat?

“Non ci saranno diktat sui paesi sicuri. La materia è oggetto di approfondimento. Ma è certo che non spetta alla magistratura conferire questa patente, e la sentenza della Corte dice proprio che è compito dello Stato”.

Vuole imporre ai suoi ex colleghi di essere solo “la bocca della legge”?

“Il governo non vuole imporre un bel niente, se non la regola della separazione dei poteri. Comunque sì, il giudice dev’esser solo la bocca della legge, altrimenti interferisce con il potere legislativo, espressione della volontà popolare, alla quale deve rispondere”.

Ha appena ricevuto a Palermo il premio internazionale per la gentilezza e tratta da succubi del governo i giudici?

“I giudici, e nemmeno i pm, saranno mai succubi del governo. Per me, ex magistrato, sarebbe un sacrilegio. Ma devono applicare la legge. Quello è il loro unico compito”.

Sa che l’opposizione chiede le sue dimissioni?

“Hanno tutto il diritto di chiedere quello che credono. Loro facciano del loro peggio, che noi faremo del nostro meglio”.

A Palermo, dove la mafia ha ucciso i magistrati, la politica non è obbligata al passo indietro dall’aizzare la piazza contro le toghe?

“Quando mai questo governo ha aizzato la piazza, come dice lei, contro i magistrati che combattono la mafia? Io stesso sono stato a quasi tutte le commemorazioni di Falcone e Borsellino. Ma purtroppo non tutti i magistrati sono bravi e accorti come loro”.

E Salvini allora? Gli ha sconsigliato la manifestazione?

“Assolutamente no. Il diritto di manifestare pacificamente spetta formalmente a chiunque. E non abbiamo mai parlato neanche del suo processo”.

Volete che i giudici si adeguino alla vostra ideologia. Da liberale, come dice di essere, come fa a essere a favore del reato universale contro la maternità surrogata?

“Io sono contrario alla mercificazione del corpo, di uomo o donna che sia. Se è vietato vendere un rene o un occhio, non vedo perché si possa affittare un utero”.

Siete sempre contro i giudici. Guardi la presidente meloniana dell’Antimafia Chiara Colosimo che cerca di “far fuori” dalla commissione Scarpinato e De Raho per un presunto conflitto d’interessi. Lei lo vede?

“Questa domanda dovrebbe porla direttamente a Scarpinato e De Raho, soprattutto al secondo, che era il superiore di Antonio Laudati. Se quest’ultimo sarà sentito dall’Antimafia la situazione potrebbe diventare, per così dire, imbarazzante”.

La sua unica legge è quella sull’abuso d’ufficio. Proliferano i ricorsi alla Consulta. Per questo volete prendervi tutti i futuri giudici della Corte?

“Questa è bella. Prenderci i giudici della Corte? La loro nomina segue regole per cui nessuno può prendere un bel niente. È e resterà sempre un prestigioso collegio autorevole e indipendente”.

Alla Camera ha votato pure lei per Marini? Il consigliere giuridico della premier può giudicare le leggi che ha scritto? Non vede il conflitto?

“Un costituzionalista molto più autorevole di me, Sabino Cassese, ha spiegato perché Marini avrebbe i titoli giusti. Sono d’accordo con lui”.

Beh, lei non è sensibile ai conflitti d’interesse, tant’è che ha scelto come Garante dei detenuti Riccardo Turrini Vita, toga di via Arenula prima e della Direzione delle carceri poi. Niente conflitto?

“No, perché ha rassegnato le dimissioni. La sua esperienza pregressa è piuttosto una garanzia”.

Mercoledì alla Camera scadono gli emendamenti sulla separazione delle carriere, ossessione di Berlusconi, e ora sua e di Meloni. Avremo un super poliziotto obbediente al governo?

“Sarà esattamente il contrario. Sarà come nel Paese dov’è nata la democrazia, la Gran Bretagna: indipendente dall’esecutivo, ma senza gli enormi poteri di cui dispone ora senza alcuna responsabilità”.

Indipendente dal governo lo dice lei. In compenso ci sarà un Csm debole, con il sorteggio dei togati, mentre la Costituzione parla di “eletti”.

“La Costituzione prevede di poter essere cambiata, ed è quello che stiamo facendo. Combattiamo la degenerazione correntizia che si è creata, appunto, tra eletti ed elettori che avrebbe fatto inorridire i padri costituenti, da Togliatti a Calamandrei”.

Intercettazioni di 45 giorni. Come avrebbe fatto proprio lei con l’inchiesta sul Mose?

“Avrei fatto quello che prevede il nostro progetto: avrei chiesto la proroga al giudice, perché via via emergevano sempre nuovi elementi. Noi vogliamo evitare sono le intercettazioni a strascico, nella speranza di trovar qualcosa”.

Il bavaglio alla stampa, accetterà la richiesta delle due commissioni Giustizia di Camera e Senato, su input dei meloniani, di prevedere multe per giornalisti ed editori?

“Non c’è nessun bavaglio. Vogliamo tutelare i cittadini dalla diffusione di notizie che li discreditano e che non hanno nulla a che vedere con le indagini. Il processo mediatico è talvolta più doloroso di quello vero”.

Da ex editorialista del Messaggero come fa a sottoscrivere il bavaglio su tutti gli atti giudiziari?

“Da quel ruolo non ho mai commentato i pettegolezzi che spesso provenivano, tra l’altro, proprio da pubblicazioni illecite”.

A dicembre ha escluso il presidente dell’Anac Busia dal confronto Onu sulla corruzione negli Usa, ora i colleghi europei lo scelgono per il vertice dell’European Network for Public Ethics. Uno smacco?

“Quella era una delegazione solo governativa. Per il resto mi congratulo con lui”.

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