Nel decreto di Meloni ricorsi più rapidi contro le sentenze. L’attenzione del Colle
di Gabriella Cerami , Lorenzo De CiccoGiorgia Meloni ha fretta di uscire dal pantano albanese in cui si è cacciata. Ma per ora non ha un coniglio da cavare dal cilindro. La soluzione a cui stanno lavorando in queste ore sull’asse Viminale-Palazzo Chigi non scongiura davvero che sentenze come quella emessa venerdì dal tribunale di Roma vengano sfornate di nuovo: i migranti rinchiusi nei centri in Albania potrebbero continuare ad essere dirottati in Italia. La premier però deve difendere a tutti i costi il suo progetto, dopo avere passato settimane a raccontare che mezza Ue lo condivide e lo apprezza e dopo avere investito nell’operazione 800 milioni di euro. Così si spiega anche la decisione di portare un’altra nave al porto di Shengjin. Un segnale.
Il Consiglio dei ministri è stato convocato per lunedì, ore 18. Lì sarà approvato un decreto legge, scartata l’idea di un disegno di legge che avrebbe avuto tempi di approvazione troppo lunghi. Il provvedimento fisserà l’elenco dei paesi considerati dal governo “sicuri”. Avrà …
Giorgia Meloni ha fretta di uscire dal pantano albanese in cui si è cacciata. Ma per ora non ha un coniglio da cavare dal cilindro. La soluzione a cui stanno lavorando in queste ore sull’asse Viminale-Palazzo Chigi non scongiura davvero che sentenze come quella emessa venerdì dal tribunale di Roma vengano sfornate di nuovo: i migranti rinchiusi nei centri in Albania potrebbero continuare ad essere dirottati in Italia. La premier però deve difendere a tutti i costi il suo progetto, dopo avere passato settimane a raccontare che mezza Ue lo condivide e lo apprezza e dopo avere investito nell’operazione 800 milioni di euro. Così si spiega anche la decisione di portare un’altra nave al porto di Shengjin. Un segnale.
Il Consiglio dei ministri è stato convocato per lunedì, ore 18. Lì sarà approvato un decreto legge, scartata l’idea di un disegno di legge che avrebbe avuto tempi di approvazione troppo lunghi. Il provvedimento fisserà l’elenco dei paesi considerati dal governo “sicuri”. Avrà dunque forza di legge, al contrario di quanto avviene oggi, visto che finora la lista è stilata dalla Farnesina, tramite un decreto interministeriale. È possibile che il decreto contenga già, nero su bianco, i 22 «paesi terzi di origine sicura», ma è allo studio anche un’opzione più flessibile: verrebbe dato mandato al ministero degli Esteri di aggiornare l’elenco periodicamente. Il decreto legge arriverebbe in Senato fra 10 giorni e nei piani di FdI verrebbe approvato molto prima di Natale. Mentre l’avvocatura dello Stato nei prossimi giorni farà ricorso in Cassazione contro la sentenza di due giorni fa.
Con i paesi sicuri fissati dalla legge, anziché da un atto amministrativo, per un tribunale sarebbe più complicato disapplicare la norma e non convalidare il trattenimento dei migranti, sostiene chi segue il dossier. I giudici, anziché cassare il fermo come è avvenuto l’altro ieri, potrebbero rivolgersi alla Consulta, dove la destra vorrebbe nominare entro fine anno 3 toghe sulle 4 scadute o in scadenza. Ma questa interpretazione è opinabile: un giudice potrebbe comunque decidere di non convalidare un trattenimento, sulla scorta della sentenza della Corte di giustizia Ue del 4 ottobre che non permette di dichiarare paese sicuro uno stato in cui i diritti non siano garantiti sull’intero territorio.
Il decreto poi dovrebbe ripristinare tre gradi di giudizio sulla convalida dei fermi. Oggi sono due: primo grado e Cassazione. Tornerebbe dunque l’appello, che secondo fonti di governo garantirebbe ai ricorsi dell’esecutivo tempi più rapidi di esame rispetto a quelli degli ermellini. Ma anche qui: il governo rischierebbe di essere battuto tre volte di fila, comunque. Gli esperti del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e quelli del sottosegretario di Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano, si arrovellano da 48 ore. Si vaglia l’idea di rendere vincolante per i giudici il parere della Commissione (nominata dal governo) che decide sulle richieste di asilo: limiterebbe i ricorsi, forse. O la possibilità per l’esecutivo di impugnare le sentenze sfavorevoli, per non renderle immediatamente esecutive, ma è difficile. Di sicuro ci saranno limature fino all’ultimo. E a molte di queste domande dovrà rispondere Meloni, nella conferenza stampa fissata per martedì.
Il decreto dovrà poi essere emanato dal presidente della Repubblica. Per questo è possibile che Palazzo Chigi, tramite Mantovano, abbia già iniziato le sue interlocuzioni. Il Quirinale mantiene comunque il massimo riserbo. Bocche cucite in attesa del testo. Solo dopo la sua approvazione si faranno le dovute valutazioni di costituzionalità. Chi conosce bene il Capo dello Stato è convinto che Sergio Mattarella stia osservando i fatti degli ultimi giorni con una certa preoccupazione. Il presidente della Repubblica ha sempre affermato la necessità di una cooperazione tra gli organi istituzionali, sempre nel rispetto della separazione dei poteri e delle loro prerogative. Per tutte queste ragioni l’attenzione è di sicuro molto alta.