Una mail privata pubblicata sul quotidiano Il Tempo e poi rilanciata sui social dalla premier Giorgia Meloni sposta ancora più in là l’asticella dei continui attacchi del governo ai giudici. Il sostituto procuratore Marco Patarnello, in pochissime ore, è diventato il nuovo bersaglio di Fratelli d’Italia. L’esponente di Magistratura democratica, la corrente progressista delle toghe, sabato pomeriggio ha inviato una lunga lettera in una mailing list composta da colleghi per condividere il suo pensiero, ovvero che la presidente del Consiglio «non ha inchieste giudiziarie a suo carico e quindi non si muove per interessi personali ma per visioni politiche e questo la rende molto più forte». Ma tutto ciò «rende anche molto più pericolosa la sua azione, avendo come obiettivo la riscrittura dell’intera giurisdizione e non semplicemente un salvacondotto», come invece avveniva per Silvio Berlusconi.
Una mail privata pubblicata sul quotidiano Il Tempo e poi rilanciata sui social dalla premier Giorgia Meloni sposta ancora più in là l’asticella dei continui attacchi del governo ai giudici. Il sostituto procuratore Marco Patarnello, in pochissime ore, è diventato il nuovo bersaglio di Fratelli d’Italia. L’esponente di Magistratura democratica, la corrente progressista delle toghe, sabato pomeriggio ha inviato una lunga lettera in una mailing list composta da colleghi per condividere il suo pensiero, ovvero che la presidente del Consiglio «non ha inchieste giudiziarie a suo carico e quindi non si muove per interessi personali ma per visioni politiche e questo la rende molto più forte». Ma tutto ciò «rende anche molto più pericolosa la sua azione, avendo come obiettivo la riscrittura dell’intera giurisdizione e non semplicemente un salvacondotto», come invece avveniva per Silvio Berlusconi.
Sono le ore in cui ancora la tensione tra governo e magistrati è altissima per la decisione del tribunale di Roma di annullare il trasferimento dei 12 migranti in Albania sulla base delle indicazioni della Corte di giustizia dell’Unione europea, così la premier cavalca l’onda e pubblica il titolo dell’articolo «Meloni più pericolosa del Cav. Compatti per porre rimedio». Parte dunque il fuoco di fila orchestrato da Palazzo Chigi. In realtà, come emerge dal testo integrale della mail, Patarnello non dice che la magistratura deve porre rimedio al potere della premier, come invece il partito di maggioranza vuol far credere, bensì il suo intento è lanciare un appello alle toghe perché oggi la magistratura è «molto più divisa e debole rispetto» all’epoca di Berlusconi, e praticamente «isolata nella società. A questo dobbiamo assolutamente porre rimedio. Possiamo e dobbiamo farlo».
Ormai però un nuovo scontro tra governo e magistrati è scoppiato. Il capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti sostiene che sia stata confermata la «propensione di una parte della magistratura a invadere il campo della politica», mentre il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, va oltre e annuncia «un’interrogazione urgente» nella quale chiederà «una immediata ispezione da parte del ministero della Giustizia relativa a Patarnello». Il leader Iv Matteo Renzi, scrive che la premier «è indifendibile sul centro migranti in Albania, ma i magistrati ideologizzati sbagliano quanto lei». Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, quello della premier non è altro che «vittimismo a oltranza per coprire i disastri quotidiani. Basta!».
Per tutto il giorno le chat interne dei magistrati ribollono. Tanti, che hanno ricevuto la mail, difendono il collega. Poi, dallo stupore si passa alle dichiarazioni ufficiali con l’intervento del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia: «Indulgere in altre maliziose interpretazioni non contribuisce al rasserenamento del clima istituzionale». E poi ancora una precisazione sulla decisione riguardo i migranti mandati in Albania: «Viviamo una grande preoccupazione per gli attacchi rivolti ad alcuni uffici giudiziari per il semplice fatto di aver deciso secondo legge e diritto». E anche le Camere penali sono dello stesso avviso: «I giudici si sono limitati ad applicare la normativa europea». Occhi puntati, dunque, sul decreto che arriva oggi in Consiglio dei ministri.