Cento agenti italiani rimasti a guardia dei due centri vuoti
dalla nostra inviata Alessia CanditoShengjin – Cento euro al giorno, più vitto e alloggio, al momento individuato in un resort sul lungomare di Shengjin. Le due strutture volute dal governo di Giorgia Meloni in Albania rimangono vuote, ma il personale chiamato a vigilarle è arrivato da tempo. E il trattamento economico pensato per gli agenti in missione ha spinto persino il sindacato Siap a chiedere a gran voce la «rotazione tra tutti i reparti mobili e tutti gli altri uffici per le incombenze diverse dall’ordine pubblico». A pieno regime, al lavoro nei due centri ci dovrebbero essere 176 poliziotti, più quattro direttivi e due sostituti commissari, 77 carabinieri, 47 finanzieri e una quarantina di operatori della penitenziaria. I primi venti sono arrivati a giugno, adesso invece sono «un centinaio» dice il funzionario designato per accompagnare i cronisti a visitare il centro. E fatta eccezione per i tre giorni passati a identificare e sorvegliare i primi sedici naufraghi intercettati di fronte a Lampedusa — con quattr…
Shengjin – Cento euro al giorno, più vitto e alloggio, al momento individuato in un resort sul lungomare di Shengjin. Le due strutture volute dal governo di Giorgia Meloni in Albania rimangono vuote, ma il personale chiamato a vigilarle è arrivato da tempo. E il trattamento economico pensato per gli agenti in missione ha spinto persino il sindacato Siap a chiedere a gran voce la «rotazione tra tutti i reparti mobili e tutti gli altri uffici per le incombenze diverse dall’ordine pubblico». A pieno regime, al lavoro nei due centri ci dovrebbero essere 176 poliziotti, più quattro direttivi e due sostituti commissari, 77 carabinieri, 47 finanzieri e una quarantina di operatori della penitenziaria. I primi venti sono arrivati a giugno, adesso invece sono «un centinaio» dice il funzionario designato per accompagnare i cronisti a visitare il centro. E fatta eccezione per i tre giorni passati a identificare e sorvegliare i primi sedici naufraghi intercettati di fronte a Lampedusa — con quattro rapidamente mandati in Italia, perché in Albania mai avrebbero dovuto metterci piede — non hanno poi molto da fare.
In divisa, armati, li si vede attendere annoiati davanti al Rafaelo, struttura superlusso con giardino interno con piscina a sfioro su cui si affacciano bar, ristoranti e un poligono, tutti allineati ai piedi di un’improbabile riproduzione della Statua della Libertà.
Aspettano i mezzi — italiani anche quelli, spesso per giunta con i lampeggianti accesi — che li porteranno a Gjader, il centro di trattenimento costruito a una ventina di chilometri nell’entroterra, dove gli agenti non possono fare altro che passeggiare lungo le recinzioni, entrare e uscire dai moduli del primo blocco o osservare gli operai che ancora lavorano per terminare la struttura, i loro futuri alloggi inclusi. All’hotspot di Shengjin, l’unico davvero pronto non si vede mai quasi nessuno. Di tanto in tanto, un’auto con funzionari a bordo percorre a velocità inutile la strada che porta a Gjader, Lì c’è poco da fare se non guardare le ruspe lavorare.