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Toghe | La destra attacca le magistrate. I casi Albano, Apostolico, Attura e Sabella

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Con foto sui giornali, video, durissime note stampa, FdI, Fi, Lega si scagliano contro le magistrate di cui non condividono i provvedimenti. Questa è Toghe, la newsletter sulla giustizia di Liana Milella. Per iscrivervi cliccate qui
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“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” recita l’antico detto che risale addirittura al 1525 quando il dottissimo Mario Equicola lo inserì nel suo "Libro de natura de amore". Una copia andrebbe regalata a Giorgia Meloni e ai suoi scatenati parlamentari di Fratelli d’Italia che per difendere se stessi e la premier, ma soprattutto il governo, hanno sposato la linea dell’attacco mediatico contro le toghe, anche quelle rosa. E hanno ormai spinto, su questa linea iconoclasta, pure Forza Italia e Lega, andando ben oltre le reazioni di Silvio Berlusconi contro i magistrati. Di cui si ricorda soprattutto un caso, l’attacco al giudice Raimondo Mesiano reo di aver condannato la Fininvest a una multa milionaria per i danni alla Cir di Carlo De Benedetti. E che finì su Mattino Cinque mentre era seduto al bar con dei calzini blu. L’idea era di farlo apparire un po’ strano…

Adesso la tecnica è diventata ben più aggressiva, e invero poco raffinata, e soprattutto incurante dell…

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” recita l’antico detto che risale addirittura al 1525 quando il dottissimo Mario Equicola lo inserì nel suo "Libro de natura de amore". Una copia andrebbe regalata a Giorgia Meloni e ai suoi scatenati parlamentari di Fratelli d’Italia che per difendere se stessi e la premier, ma soprattutto il governo, hanno sposato la linea dell’attacco mediatico contro le toghe, anche quelle rosa. E hanno ormai spinto, su questa linea iconoclasta, pure Forza Italia e Lega, andando ben oltre le reazioni di Silvio Berlusconi contro i magistrati. Di cui si ricorda soprattutto un caso, l’attacco al giudice Raimondo Mesiano reo di aver condannato la Fininvest a una multa milionaria per i danni alla Cir di Carlo De Benedetti. E che finì su Mattino Cinque mentre era seduto al bar con dei calzini blu. L’idea era di farlo apparire un po’ strano…

Adesso la tecnica è diventata ben più aggressiva, e invero poco raffinata, e soprattutto incurante delle conseguenze e dei pericoli. Della serie sbatti il mostro in prima pagina. E se in un caso recentissimo, quello della procuratrice di Palermo Marzia Sabella, aggredita verbalmente dai leghisti per via delle sue richieste di condanna a sei anni nel processo contro Matteo Salvini, è stato necessario attivare una scorta, in altri è finita all’opposto. Per esempio la scorta è stata revocata a Emanuela Attura, la gip di Roma che aveva chiesto l’imputazione coatta per il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove nel caso Cospito, nonostante fosse stata la protagonista dell’indagine sul clan dei Casamonica. A luglio 2023 si pronuncia su Delmastro, a novembre via la protezione.

Ma c’è di peggio. Sotto mano, proprio in questi giorni, ecco l’attacco contro Silvia Albano, “colpevole” di essere al contempo giudice della sezione immigrazione del tribunale di Roma, ma anche presidente di Magistratura democratica. Ci pensa subito il Giornale a mettere in luce quella che considera un’inaccettabile dicotomia e a pubblicare ovviamente anche la sua foto. Della serie “wanted”. Tutti sappiano che è stata anche lei a decidere sul ritorno in Italia dei migranti portati in Albania. Se ha bocciato Meloni lo avrebbe fatto solo perché è una toga rossa. Un assunto che di per sé già nega, per qualsiasi magistrato, la possibilità di iscriversi a una corrente. E un dubbio viene. L’attuale sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano è stato per anni parlamentare di Alleanza nazionale, anche iscritto al partito, poi è tornato a fare il giudice in Cassazione. Sono state imparziali le sue decisioni? Sposando il criterio dei suoi colleghi meloniani di oggi il dubbio diventa lecito. Ma di attacchi a Mantovano non c’è traccia.

E non basta. Perché se oggi Silvia Albano può anche avvertire qualche timore camminando per strada, certo non se l’è passata meglio giusto un anno fa la giudice Iolanda Apostolico, protagonista a Catania di un attacco mediatico senza precedenti per aver disapplicato il decreto Cutro, anche in questo caso in ossequio alle Corti europee, al punto che il forzista Maurizio Gasparri, con una dozzina di comunicati in pochi giorni, è arrivato a chiedere la sua radiazione dalla magistratura, mentre la Lega pretendeva le sue dimissioni.

E allora si arriva a una preoccupante conclusione. Il Guardasigilli Carlo Nordio con Repubblica sostiene che “il giudice dev’esser solo la bocca della legge, altrimenti interferisce con il potere legislativo, espressione della volontà popolare, alla quale deve rispondere”. E se invece quel giudice si discosta dalla legge e la interpreta, soprattutto seguendo il dettato delle Corti europee, allora che succede? Quella toga finisce per essere additata come politicizzata e messa alla gogna. Come colpirla? Con la delegittimazione mediatica, con l’aggressione dei giornali amici, con le foto wanted. Una reazione inaccettabile se viviamo ancora in una democrazia e non in un regime autoritario.

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