Il duro richiamo di Mattarella: “Istituzioni di tutti, basta conflitti”
di Concetto VecchioSergio Mattarella
(ansa)Un invito alla mediazione e alla prudenza. Il richiamo a non imporre a tutti i costi «la propria visione delle cose». Perché la collaborazione tra le istituzioni «è parte essenziale della vita democratica». E «le istituzioni appartengono e rispondono all’intera collettività e tutti devono potersi riconoscere in esse». Tradotto: un premier rappresenta l’intera cittadinanza, e ciò impone di disinnescare gli scontri istituzionali più dirompenti, come quello ingaggiato con la magistratura. Assorbire le tensioni, non esacerbarle. Non bisogna metterci troppo di se stessi quando si guida un Paese, se ciò porta alla lacerazione profonda con gli altri poteri dello Stato. Sentimento di ruolo, quindi.
Ma la sollecitazione riguarda anche i giudici, verso i quali il presidente non è mai stato acritico, come dimostrano gli inviti passati a parlare con gli atti giudiziari, apparendo sobri, mai protagonisti. L’invito «a non approfondire solchi e contrapposizioni» è esteso anche a loro.
Un invito alla mediazione e alla prudenza. Il richiamo a non imporre a tutti i costi «la propria visione delle cose». Perché la collaborazione tra le istituzioni «è parte essenziale della vita democratica». E «le istituzioni appartengono e rispondono all’intera collettività e tutti devono potersi riconoscere in esse». Tradotto: un premier rappresenta l’intera cittadinanza, e ciò impone di disinnescare gli scontri istituzionali più dirompenti, come quello ingaggiato con la magistratura. Assorbire le tensioni, non esacerbarle. Non bisogna metterci troppo di se stessi quando si guida un Paese, se ciò porta alla lacerazione profonda con gli altri poteri dello Stato. Sentimento di ruolo, quindi.
Ma la sollecitazione riguarda anche i giudici, verso i quali il presidente non è mai stato acritico, come dimostrano gli inviti passati a parlare con gli atti giudiziari, apparendo sobri, mai protagonisti. L’invito «a non approfondire solchi e contrapposizioni» è esteso anche a loro.
Eccolo il Mattarella pensiero alla vigilia del consiglio dei ministri straordinario convocato oggi alle 18 per aggirare le decisioni del tribunale di Roma sui trasferimenti dei migranti in Albania.
Inutile girarci attorno: al Quirinale c’è preoccupazione per la piega radicale che la vicenda ha assunto. Col governo che contesta i provvedimenti dei magistrati, in nome di una supposta supremazia della maggioranza. Un istinto da Caimano che sembra condurre Giorgia Meloni a confezionare un decreto legge che riscriva la lista dei paesi sicuri, ponendosi così in contrasto con la Corte di giustizia dell’Unione europea. Siamo dentro a una potenziale collisione con l’Europa. Un’evenienza che al Colle preferirebbero evitare ad ogni costo.
Ma come, visto i propositi veementi di palazzo Chigi?
Tardo pomeriggio di ieri. Sergio Mattarella è a Bari. Al Festival delle Regioni. Vorrebbe poter parlare solo di transizione ecologica e di intelligenza artificiale. Ma l’incendio romano gli impone una digressione. Dice a un certo punto: «La condivisione delle scelte sono essenziali per il buon funzionamento e per il servizio da rendere alla comunità. Vi sono, in particolare, dei momenti nella vita di ogni istituzione in cui non è possibile limitarsi ad affermare la propria visione della cose - approfondendo solchi e contrapposizioni- ma occorre saper esercitare capacità di mediazione e di sintesi. Questo è parte essenziale della vita democratica poiché le istituzioni appartengono e rispondono all’intera collettività e tutti devono potersi riconoscere in esse». In un successivo passaggio ricorda che «la collaborazione istituzionale rafforza la nostra democrazia».
Sono due passaggi che appaiono fuori contesto rispetto al resto del discorso. La sensazione, magari sbagliata, è che siano stati inseriti in corso d’opera. Dal Quirinale fanno sapere che uno degli intenti era quello di sollecitare l’elezione dei giudici costituzionali vacanti.
In mattinata, in Vaticano, alla canonizzazione di quattordici nuovi santi, il Capo dello Stato aveva incrociato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. È l’ufficiale di collegamento tra palazzo Chigi e il Quirinale. La persona di fiducia della premier che ha tenuto sempre aperta una linea di dialogo. È un breve colloquio, coram populo, che non sfugge agli obiettivi dei fotografi. La conferma di un’interlocuzione. Quirinale e governo del resto si parlano costantemente nella definizione di una legge.
Solo che qui siamo al cospetto di una norma che dovrebbe andare contro il diritto europeo - a cui i giudici romani si sono attenuti - nel rispetto dell’articolo 10 della Costituzione. Oggi sarà formalizzata con i crismi del decreto, che è previsto «nei casi straordinari di necessità e urgenza». Questa storia albanese impone un decreto legge? Ecco l’altro dilemma di questa storia.
Nessuno può dire come finirà. Né cosa deciderà di fare il Quirinale. La sensazione è che siamo di fronte a uno dei tornanti più delicati della coabitazione Meloni-Mattarella.