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Migranti, Lazar: “Spinte illiberali nel governo Meloni. Sugli sbarchi la linea è nazionalpopulista”

Marc Lazar, storico e sociologo francese

 

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Lo storico e sociologo francese: “In Ue molti guardano al modello italiano, la premier lo usa per evitare l’isolamento”
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Parigi — Marc Lazar, professore a Sciences Po e titolare della cattedra di relazioni italo-francesi per l’Europa alla Luiss, cosa pensa di quest’idea del governo italiano di provare ad aggirare una decisione della Corte di Giustizia dell’Ue?

«È un motivo di preoccupazione. Giorgia Meloni tenta di occupare un vuoto europeo, approfittando dell’indebolimento delle leadership a Parigi e Berlino per riprendere la mano. Forse vuole anche superare l’isolamento dell’Italia a cavallo dell’estate, nel corso delle scelte fatte intorno alla rielezione di Ursula von der Leyen. In parte ha funzionato. La stessa von der Leyen ha detto di voler studiare quello che sta facendo Roma e molti Paesi guardano al cosiddetto modello italiano».

Ma di quale modello parliamo se i primi migranti sbarcati in Albania sono stati rimandati in Italia e il governo ora deve correre ai ripari forzando le regole dell’Ue?

«Per Meloni, come per altri leader di partiti che io chiamo nazionalpopulisti, l’immigrazione è al ce…

Parigi — Marc Lazar, professore a Sciences Po e titolare della cattedra di relazioni italo-francesi per l’Europa alla Luiss, cosa pensa di quest’idea del governo italiano di provare ad aggirare una decisione della Corte di Giustizia dell’Ue?

«È un motivo di preoccupazione. Giorgia Meloni tenta di occupare un vuoto europeo, approfittando dell’indebolimento delle leadership a Parigi e Berlino per riprendere la mano. Forse vuole anche superare l’isolamento dell’Italia a cavallo dell’estate, nel corso delle scelte fatte intorno alla rielezione di Ursula von der Leyen. In parte ha funzionato. La stessa von der Leyen ha detto di voler studiare quello che sta facendo Roma e molti Paesi guardano al cosiddetto modello italiano».

Ma di quale modello parliamo se i primi migranti sbarcati in Albania sono stati rimandati in Italia e il governo ora deve correre ai ripari forzando le regole dell’Ue?

«Per Meloni, come per altri leader di partiti che io chiamo nazionalpopulisti, l’immigrazione è al centro dell’offerta politica, anche se va sottolineato che nei sondaggi la principale preoccupazione dei cittadini europei resta il potere d’acquisto. Non significa che l’immigrazione non sia vissuta come un problema, ma non è in cima alle loro priorità. E i nazionalpopulisti rispondono cercando di legare immigrazione e potere d’acquisto. Lo vediamo anche nella campagna elettorale americana con quello che dice Donald Trump. Alla fine c’è un dato comune: semplificare eccessivamente problemi complessi che meriterebbero una policy razionale».

È solo demagogia?

«Aspettiamo di vedere cosa succederà in Albania. Il governo francese di Michel Barnier non ha condannato la sperimentazione italiana, anzi, ma ha spiegato che non poteva seguire questo esempio per motivi giuridici. Significa che ci sono delle difficoltà oggettive nell’applicarlo. Ma dobbiamo riconoscere che in questo preciso momento è un modello citato da tanti governi di destra e non solo. Vediamo l’interesse dimostrato dal premier laburista britannico. Penso che Giorgia Meloni farà di tutto per mandare avanti il suo piano in Albania».

Anche a costo di un duro conflitto con la magistratura. Meloni sta seguendo le orme di Salvini?

«Da Silvio Berlusconi in poi, la destra italiana ha spesso attaccato i magistrati. Ora lo scontro è di nuovo frontale. Ci sono dichiarazioni che dimostrano come dentro una parte del governo ci sia una possibile spinta illiberale. Uso questa parola non solo per la volontà nell’esecutivo di ripensare gli equilibri tra contropoteri, già motivo di allerta del Quirinale, ma anche perché in modo esplicito avanza l’idea di dire: abbiamo vinto le elezioni e quindi possiamo fare quello che vogliamo. Ovvero, la sovranità del popolo è senza limiti. È esattamente quello che con Ilvo Diamanti abbiamo definito “popolocrazia”. Ma solo una parte del popolo ha votato per chi è al governo e il fatto di avere una maggioranza al parlamento non permette di eliminare i contropoteri».

L’Europa è pronta a rinnegare i suoi principi in questa corsa a esternalizzare i flussi?

«Nel Parlamento europeo una parte del Ppe è pronta a riprendere le idee dei conservatori di Ecr sperando di recuperarne l’elettorato. L’abbiamo visto anche nell’ultimo Consiglio europeo in cui si è fatta strada l’idea di un’emergenza sull’immigrazione, perché ormai tutto viene trattato come emergenza. A colpirmi però è anche lo scivolamento di una parte della sinistra europea verso le idee della destra più radicale. L’abbiamo visto in Germania, non solo con la decisione del governo di controllare le frontiere ma anche con un partito di sinistra radicale anti-immigrazione».

È anche un modo di distrarre l’opinione pubblica e non affrontare altri problemi?

«Sui migranti c’è la questione dei flussi e dell’integrazione. E come dicevo si tratta di questioni complesse. Noto per esempio che Meloni non rivendica mai il decreto flussi che ha fatto per regolarizzare più di 450mila immigrati illegali. Una decisione presa anche sotto la pressione della Confindustria, in un Paese che soffre un declino demografico. In Francia, dove la natalità è più elevata, c’è una posizione simile degli imprenditori del Medef. Sull’integrazione dobbiamo riconoscere che i modelli europei, quello multiculturale e quello francese dell’assimilazione, hanno fallito. Non per questo bisogna smettere di rifletterci. In Italia non si discute più della proposta di Antonio Tajani sullo Ius scholae. Eppure l’Italia ha davanti due grandi sfide: come affrontare il declino demografico e come integrare cinque milioni di immigrati già presenti sul territorio».

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