Azzariti: “Sottomettere i giudici è la stessa aspirazione dei regimi”
di Liana MilellaIl costituzionalista Gaetano Azzariti
(fotogramma)Roma — Meloniani ancora contro la Costituzione. Ora La Russa vuole “perimetrare” i confini, per lui oggi “labili”, tra politica e giustizia.
Professor Gaetano Azzariti, dalla sua cattedra di costituzionalista alla Sapienza, vede la democrazia alle ultime battute?
«Le sue parole non mi hanno stupito perché rivelano quanto l’attuale maggioranza non consideri affatto il valore supremo della nostra Carta che già prevede con nettezza, per chi la sa leggere, la divisione dei poteri».
Meloni può abolire la separazione dei poteri e mettere i giudici sotto l’Esecutivo?
«Ma di che sta parlando? Del ritorno allo Statuto Albertino? Assoggettare i giudici al potere è un’eterna aspirazione dei regimi. Per fortuna noi abbiamo una Costituzione e dei garanti che lo impediscono».
Sarebbe possibile infilarla nella separazione delle carriere su cui il governo, guarda caso, accelera?
«È certo che questo governo fa di tutto per esasperare la contrapposizione col potere giudiziario, ma sarebbe un colpo alla…
Roma — Meloniani ancora contro la Costituzione. Ora La Russa vuole “perimetrare” i confini, per lui oggi “labili”, tra politica e giustizia.
Professor Gaetano Azzariti, dalla sua cattedra di costituzionalista alla Sapienza, vede la democrazia alle ultime battute?
«Le sue parole non mi hanno stupito perché rivelano quanto l’attuale maggioranza non consideri affatto il valore supremo della nostra Carta che già prevede con nettezza, per chi la sa leggere, la divisione dei poteri».
Meloni può abolire la separazione dei poteri e mettere i giudici sotto l’Esecutivo?
«Ma di che sta parlando? Del ritorno allo Statuto Albertino? Assoggettare i giudici al potere è un’eterna aspirazione dei regimi. Per fortuna noi abbiamo una Costituzione e dei garanti che lo impediscono».
Sarebbe possibile infilarla nella separazione delle carriere su cui il governo, guarda caso, accelera?
«È certo che questo governo fa di tutto per esasperare la contrapposizione col potere giudiziario, ma sarebbe un colpo alla democrazia».
Tant’è che Mattarella è preoccupato.
«A Bari ha mostrato un forte imbarazzo, invitando tutti a non limitarsi ad affermare la propria visione delle cose, se queste determinano contrapposizioni tra poteri. Mi paiono parole giuste da girare al governo».
La Russa dice di no.
«Forse dimentica da cosa nasce questa sua esigenza».
E cioè?
«Dalla decisione dei giudici di Roma che per i migranti hanno applicato, come dovevano, i principi della Corte del Lussemburgo, nel pieno rispetto degli obblighi per l’Italia di conformarsi alle norme del diritto Ue».
La Russa vede i giudici in rivolta che boicottano il governo.
«Chi non condivide le decisioni prese dai nostri tribunali si può rivolgere alla Cassazione, ma di certo non cambiare la Carta».
Lui e Meloni ce l’hanno coi giudici. Li vogliono supini.
«Il mio caldo invito è ad abbassare i toni perché ho l’impressione che si stanno infilando in una strada senza sbocco giuridico. Non ne verranno a capo. In una democrazia come la nostra, col bilanciamento dei poteri, al governo che fa le leggi si contrappongono gli organi di garanzia».
Lei insiste? La Russa e Meloni vogliono liberarsi dei contrappesi, via giudici e corti. Nostalgia del fascismo?
«Perfino La Russa ha riconosciuto che la Carta è antifascista ed è frutto di un lavoro politico comune. Ma lui va oltre, ne chiede una revisione, immaginando uno Stato con giudici né indipendenti né autonomi».
Nordio a Repubblica ha detto che vuole giudici “bocca della legge”.
«Appunto, bocca della legge, non del governo. A loro spetta l’interpretazione delle norme, non al Guardasigilli che può rivolgersi solo in Cassazione».
No no, Nordio e Meloni vogliono che i giudici applichino le leggi in modo pedissequo. E per questo li accusano di essere politicizzati.
«E sbagliano, perché le toghe vanno giudicati nel merito delle decisioni. Quelle sgradite possono essere impugnate».
Ma qui siamo oltre. Come nel fascismo la toga deve solo applicare, senza interpretare, la legge.
“Questo è un diktat. Se l’intenzione fosse davvero questa l’Italia tornerebbe al Medioevo e all’epoca degli zar».
Non vede la gogna contro Marco Patarnello per aver richiamato i suoi all’unità contro il governo?
«Di certo una reazione al di sopra delle righe. Dalla sua mail vedo che riconosce Meloni come priva di un suo interesse, criticandone invece le politiche sulla giustizia che rischiano di incrinare l’assetto costituzionale. Un’opinione del tutto legittima”.